Ci è piaciuta questa riflessione di Leonardo Borchi, sindaco di Vaglia. Per questo la proponiamo a tutti i lettori del “Filo”
Cosa c’entra un non credente con lo spirito?!
San Romolo, patrono di Bivigliano; ad una settimana dai festeggiamenti del patrono di Vaglia, mi ritrovo nella chiesa di Bivigliano a rappresentare l’istituzione comunale nella celebrazione religiosa.
Sono qui, perché dove si riunisce una parte del popolo, il sindaco ne fa parte e salda idealmente questa parte con la totalità della comunità. La figura simbolica che unisce, che rappresenta in sé la solidarietà di intenti, valori: il gusto di essere insieme.
C’è una festa laica e c’è una festa religiosa. Come può un ateo rappresentare un’istanza confessionale?
Nel mio programma di mandato, quello che per legge si deve presentare al primo consiglio comunale (e che la maggior parte dei sindaci prende come una formalità) e su cui l’amministrazione deve confrontarsi, a bilancio, nell’ultimo consiglio della legislatura, ho scritto un passaggio che ha fatto sorridere alcuni dei miei compagni di viaggio: ho detto che questa mia amministrazione non solo si vuol occupare del benessere materiale, economico, sociale dei cittadini……..ha anche ambizione a lavorare per il benessere psicologico e….spirituale delle persone.
Dove spirituale sta nel domandarsi del significato di stare al mondo, nella consapevolezza che il destino di un uomo è il destino di tutti gli uomini. Per cui la ricerca del significato, oltre che essere un’istanza individuale, è un’esigenza collettiva.
E allora il mio compito di sindaco è quello di aprire gli orizzonti, far incontrare le persone, suscitare il rispetto reciproco (che è qualcosa di più di mera tolleranza), far emergere i comuni denominatori che legano tutti gli uomini e le donne: che soffriamo per gli stessi motivi, che gioiamo, ancora, per gli stessi motivi e che quello che ci può allontanare e dividere è solo la paura che che si possa salvare qualcuno a scapito di qualcun altro. Che siano i cristiani in contrapposizione ai musulmani, che siano i ricchi al posto dei poveri o i gobbi al posto dei viola. Dove ci sono steccati, c’è divisione; dove c’è divisione c’è guerra.
Non sono un fautore dell’omologazione. Assolutamente. Nella diversità delle culture, delle storie, che poi è diversità di come si costituiscono le forme nella realtà, ci sta la ricchezza, la possibilità di scegliere, di cambiare, di assaggiare: pensate se si conoscesse solo panzanella e pappa al pomodoro: per quanto ne sia goloso, al quattordicesimo giorno che l’inforcassi mi uscirebbero dagli orecchi. Fortuna che esiste anche la pizza ed il cous cous.
La mia Amministrazione è impegnata a creare questo spirito di appartenenza, che non ha come contraltare l’esclusione: noi dentro e loro fuori. Bensì è sentimento di un “Io” allargato, i cui confini contengono il gruppo, in questo caso la comunità comunale. Ancora, non per marcare la differenza con chi sta fuori: “Siamo meglio noi”; ma per condividere un’esperienza specifica, che al contrario ti fa incontrare, in maniera dialettica, gli altri modi di essere, le altre comunità.
Sarò ottimista, però, ad un anno finito di mandato, quando mi ritrovo tra le persone, che sia appunto la festa del patrono od un’assemblea di associazione, mi sembra che questo abbassamento delle difese, di diffidenza ci sia: io sono un “gatto alle palle”, uno che non è proprio diplomatico, a qualcuno sto veramente sull’anima e dubito che riuscirò mai a fargli cambiare opinione………però l’idea che sto cercando onestamente di unire, fare gruppo, collaborare, per condividere gioie e dolori…..forse sta passando.
In cammino, siamo tutti pellegrini nella vita.
Augh.
Leonardo, sindaco




