
FIRENZUOLA – Dopo la notizia del prossimo stop all’attività teatrale del gruppo “Archivio Zeta” all’interno del cimitero militare germanico della Futa (articolo qui) il gruppo “Bene comune” nel Consiglio comunale di Firenzuola annuncia di aver presentato una mozione (qui) che chiede di aprire il dialogo per “salvaguardare – spiegano – un rito civile e un patrimonio culturale che promuove la memoria e la consapevolezza delle atrocità della guerra”. E spiegano:
Ieri sera abbiamo partecipato, ancora una volta con emozione e profonda suggestione, allo spettacolo di Archivio Zeta al Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa.
Da 23 anni, qui, la compagnia compie un rito delicato e prezioso, un rito civile e culturale di straordinario valore: trasforma questo sacrario, luogo carico di dolore e di significato, in uno spazio di riflessione universale sulla pace, sull’umanità e sull’assurdità di ogni guerra e di ogni forma di totalitarismo.
È questo, a nostro avviso, il significato più autentico della memoria.
In oltre due decenni, Archivio Zeta ha costruito un vero e proprio “ponte” tra Germania e Italia, portando sulle nostre montagne migliaia di persone e “accompagnandole” a leggere e a confrontarsi con i nomi degli oltre 30 mila caduti sepolti nel cimitero. Perlopiù ragazzi giovanissimi, mandati a morire così lontani da casa, dalle loro mamme e dai loro affetti.
Un gesto potentissimo, capace di restituire a quei nomi una memoria e, soprattutto, restituire un volto umano alla storia. Significa ricordare che dietro ogni numero c’era una vita. E significa soprattutto impedire che la memoria della guerra si trasformi in una targa, in un elenco o in una pagina di libro.
Grazie a questo “rito laico”, come lo ha definito Gianluca Guidotti, i corpi riposano in un luogo nel quale si respira un rispetto assoluto e che, proprio attraverso il teatro, invita a una profonda interrogazione interiore.
È difficile, per questo, comprendere la decisione, da parte del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge e.V., di interrompere le rappresentazioni teatrali a partire dal 2027.
Una decisione che riteniamo non possa essere accettata senza aprire un confronto.
Un percorso, quello di questi vent’anni, il cui valore è stato riconosciuto anche da prestigiosi encomi e istituzioni: dall’Alto Patronato del Presidente della Repubblica al Premio Speciale UBU, dal Patrocinio dell’Ambasciata tedesca al sostegno di Comuni e Regioni.
Con l’emozione ancora viva per lo spettacolo di ieri sera, e insieme al rammarico per la notizia ricevuta sulla volontà del Volksbund di interrompere questo percorso, questa mattina abbiamo depositato una mozione da discutere e votare in Consiglio Comunale, chiedendo che il Comune di Firenzuola si impegni a:
– avviare un’interlocuzione ufficiale con il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge e.V., per esprimere la preoccupazione della nostra comunità;
– chiedere formalmente di riconsiderare la decisione di interrompere le rappresentazioni teatrali a partire dal 2027;
– mettersi a disposizione per collaborare e individuare modalità condivise che consentano di proseguire le attività, nel pieno rispetto della sacralità e delle caratteristiche del sito.
Per questo ci muoveremo a tutti i livelli istituzionali, con il massimo rispetto e con uno spirito di dialogo. Comprendiamo e rispettiamo il desiderio di tutelare la sensibilità dei familiari e il riposo dei defunti.
Ma proprio per questo riteniamo necessario affermare con chiarezza la nostra convinzione: questi spettacoli non oltraggiano in alcun modo la memoria dei caduti. Al contrario, crediamo fermamente che la cultura possa custodire, proteggere ed elevare la sacralità di un luogo come questo.
Lo diciamo con rispetto, ma con altrettanta chiarezza: non condividiamo l’idea che un luogo della memoria debba essere necessariamente un luogo silenzioso per essere rispettato.
Siamo fiduciosi che un dialogo sincero possa dimostrare come questo “Teatro di Marte” non rappresenti una mancanza di rispetto, ma un atto di memoria. Forse uno degli omaggi più alti e profondamente umani che possiamo rendere a chi è morto in guerra: riportare quei nomi, quelle vite e quelle storie al centro della nostra coscienza.
Perché la morte e la distruzione non vengano dimenticate. Perché gli errori del passato non vengano rimossi. Perché non si ripetano. Sono gli stessi errori che hanno portato decine di migliaia di persone a morire sulle nostre montagne.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 Agosto 2026

