MUGELLO – Stanno creando non pochi malumori i criteri introdotti dal Governo con la legge di revisione della classificazione montana. Si tratta del testo (legge 131/2025 ) che introduce parametri “rigidi” (altitudine e pendenza) per classificare i Comuni “montani”. Una decisione che andrebbe a penalizzare particolarmente i comuni della fascia appenninica. Critico il sindaco di Palazzuolo sul Senio ed assessore alle Aree Interne dell’Unione dei Comuni del Mugello Marco Bottino: “Il problema vero è che in realtà nel Piano Strategico delle Aree Interne sono assegnati 200 milioni di euro l’anno. Se si calcola che per i centri in Albania hanno messo 600 milioni e per il Ponte sullo Stretto di Messina 13 miliardi e mezzo credo che sia ovviamente un problema nel problema, oltre alla classificazione, che è importante non in maniera così significativa per Mugello, ma per l’apporto economico che questo provvedimento dà, fino a prefigurare l’abbandono di alcuni territori di fronte al cui spopolamento ci si arrende dicendo accompagnamoli verso il declino. Questa è la cosa più grave ed è l’esempio che ci fa dire che oggi tocca agli altri, poi potrebbe toccare anche a noi, perché queste sono le idee del Governo sulle aree interne”.
“Il provvedimento attuativo che il Governo presenterà alla prossima Conferenza Unificata Stato Regioni rischia di creare montagne di serie A e di serie B – ha commentato il presidente di Regione Eugenio Giani – Abbiamo investito importanti risorse regionali per opporci alla chiusura di piccoli plessi scolastici, per sopperito al ridimensionamento di presidi sanitari e per rafforzare i trasporti pubblici locali, così da invertire lo spopolamento e mitigare la vulnerabilità idrogeologica”.
“Il nuovo sistema di classificazione – sottolinea Marina Lauri, responsabile politiche della montagna di Anci Toscana – potrebbe avere un impatto dirompente per l’assegnazione delle risorse della nuova legge sulla montagna, che al momento sono scarse, con 200milioni all’anno a livello nazionale per il triennio 2025-2027, e su molti altri importanti dispositivi di sostegno, come le risorse della Toscana Diffusa e la Strategia nazionale delle aree interne (Snai). È necessario introdurre nuovi criteri come la distanza dai servizi, la solidità economica, il rischio idrogeologico, altrimenti la metà dei Comuni montani nella nostra regione è a rischio”.
“Le comunità montane e le aree interne vanno sostenute riportando i servizi alla persona e creando nuove opportunità di lavoro – commenta invece Andrea Marrucci, presidente di Ali Toscana e sindaco di San Gimignano -. La nuova legge sulla montagna va invece nella direzione opposta: colpisce in modo diretto i Comuni più piccoli, riduce le risorse e limita la capacità concreta di intervento dei territori.Non è accettabile che la classificazione dei territori sia costruita quasi esclusivamente su parametri altimetrici e di pendenza, perché questo approccio non restituisce la reale condizione di fragilità di molte comunità. Servono indicatori aggiuntivi che tengano conto della distanza dai servizi essenziali, delle difficoltà di collegamento, della tenuta economica locale e del rischio idrogeologico. Se l’impianto pensato dal Governo non verrà corretto prima della scadenza del 19 dicembre il rischio concreto è quello di dimezzare il numero dei Comuni beneficiari dei fondi, con un impatto pesantissimo per le aree interne della Toscana. Al Governo chiediamo di usare questi 10 giorni per aprire una riflessione vera e un confronto con gli enti locali, riconoscendo pari dignità e pari opportunità di sviluppo a tutti i territori”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 dicembre 2025





