BORGO SAN LORENZO – Andrea Banchi avanza e articola una proposta: “La comunità locale deve organizzare interventi formativi per i ragazzi, recuperando la centralità del tema formativo nello sviluppo della società”.
Un tema sicuramente attuale, una proposta da valutare con mente aperta e disponibilità. Ecco il suo articolo dove spiega motivazioni e lancia il suo invito.
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La didattica a distanza (DAD, chiamata Disagio a distanza nell’ultimo numero dell’Espresso) in questi mesi di pandemia ha rappresentato una possibilità di apprendimento, poi un alibi e infine una fuga dalle responsabilità dell’insegnamento da parte della scuola. Sia per il 2019-20, sia per l’anno scolastico 2020-21, attualmente in corso, le difficoltà d’insegnamento non hanno causato e non causeranno tanto bocciature o voti negativi, ma piuttosto un indebolimento della delega che la collettività ha da tempo attribuita alla scuola per la formazione e l’educazione delle giovani generazioni.
Forse a marzo 2020 l’improvvisa epidemia non era altrimenti arginabile nell’immediato, se non con la chiusura della didattica in presenza. Il Censis con una indagine svolta sui dirigenti scolastici (vedi il 54^ Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese) segnala che “solo pochissimi istituti scolastici hanno scoperto di essere attrezzati per rispondere alla domanda di didattica a distanza. L’82,1% dei 2.812 dirigenti scolastici intervistati dal Censis ad aprile [2020] afferma che le differenti dotazioni tecnologiche e la diversa familiarità d’uso sono stati un ostacolo sia tra i docenti che tra gli studenti. Per il 74,8% dei dirigenti la didattica a distanza ha di fatto ampliato il gap di apprendimento tra gli studenti.”
Certo, a distanza di qualche mese, nell’anno scolastico successivo occorreva trovarsi diversamente attrezzati e con risposte più adeguate ai rischi di contagio, sia con la differenziazione degli orari, sia coordinando gli orari con le modalità di trasporto da e per la scuola. Sempre secondo l’indagine Censis “si è proceduto in ordine sparso: lo pensa il 61,1% dei dirigenti”, secondo la solita italica improvvisazione. Ma i dirigenti, forse più attenti alle esigenze del personale proprio, piuttosto che agli studenti, e immaginando repliche al lockdown, affermano per il 95,9% di essere molto o abbastanza d’accordo sul fatto che la DAD è stata una sperimentazione utile all’insegnamento, ed inoltre che per l’84,3% in futuro vi si ricorrerà più spesso, in modo integrato con le attività in aula.
Il termine della pandemia è ancora ben lontano, se l’uscita dall’emergenza potrà avvenire solo con l’immunità di gregge acquisita in seguito ad una vasta campagna di vaccinazione. Peraltro ragazzi e giovani, salvo ripensamenti, non saranno tra le categorie avvantaggiate per la vaccinazione. Dunque i rilievi finora indicati sono destinati a durare e aggravarsi.
Questo riguarda la disparità di opportunità educative causato dalla interruzione dell’istruzione in presenza e dalla didattica a distanza, che l’art. 3 della Costituzione intende contrastare: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Ma il tema che sta emergendo è che stanno moltiplicandosi le situazioni di disagio e di difficoltà degli studenti, segnalate dallo stesso Ministero dell’Istruzione sulla base delle segnalazioni che arrivano dalle scuole per il servizio di assistenza psicologica, posto in atto da una recente convenzione ministeriale con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi.
E’ allora forse il momento di riflettere sul da farsi.
Un’associazione milanese, Pedagogia Globale, attenta all’integrazione dei diversi, e tesa alla costruzione di contesti educativi d’inclusione, sollecita tutti a prendere decisioni che invertano il segno di quanto sta accadendo, per crescere insieme ed educarci reciprocamente.
Chiedo allora a tutti i lettori e a quanti hanno a cuore la scuola e la formazione, se la situazione di povertà di stimoli, di occasioni, di continuità educativa che, nei mesi della DAD, e poi anche successivamente, derivanti dalla situazione della pandemia in corso, ma anche da una certa tendenza alla deresponsabilizzazione delle istituzioni scolastiche, prese dal tran tran quotidiano nonostante il mondo intorno a loro crollasse, non chiami a ragionare su quale potrebbe essere l’impegno da assumere oggi.
Tra le ipotesi di lavoro da approfondire per rispondere a questa difficile esigenza propongo che da parte della società locale, nelle sue varie articolazioni, si attivi un particolare sforzo educativo e formativo per costruire opportunità di incontri d’insegnamento trasversale su temi di varia natura, stratificandoli per livello di approfondimento (elementare, medio, superiore), usufruendo di tutte le possibili energie esistenti (docenti in pensione, specialisti, professionisti, studenti universitari, ecc. ), situando gli interventi prevalentemente nel prossimo periodo estivo, stilando un calendario differenziato che usufruirebbe di spazi di proprietà pubblica o acquisiti alla pubblica disponibilità, usufruendo di tecnologie digitali ma anche di strumenti tradizionali, chiedendo il coordinamento organizzativo e un supporto finanziario comunale.
Il tentativo vuol essere anche il segno di un rinnovato interesse della società nei confronti dei ragazzi e dei giovani, posti al centro dell’attenzione, con la consapevolezza che il futuro richiede sensibilità e protagonismi nuovi.
Cominciamo a pensarci.
Chi è interessato, singoli e gruppi, associazioni e realtà di diversa natura, segnali la propria adesione o attraverso il Filo o a me personalmente, ad un cammino di approfondimento e di elaborazione degli interventi da attivare.
Andrea Banchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Gennaio 2021



