Sta per scadere il tempo per la Tecnol di Galliano (Barberino di Mugello). “Tecnol è Mugello” recitava il titolo del volantino di un’iniziativa svoltasi a Barberino di Mugello, presso il Teatro Corsini, pochi giorni fa per sensibilizzare e per ribadire che “la difesa di un’industria e dei suoi lavoratori spetta a tutta la comunità”. La Tecnol, vera e propria eccellenza italiana, diventata leader nella produzione di pistoni e cilindri per moto da corsa, è oggi fallita. Lo scorso 7 novembre si tenne un’asta fallimentare che è andata deserta. Per il salvataggio era sufficiente l’interesse concreto all’acquisto da parte di un’azienda competitor. La Gilardoni srl di Lecco non solo ha mostrato interesse, ma anche ha sviluppato un progetto. Purtroppo nel percorso si sono verificati una serie di ostacoli imprevisti, importanti, tra cui il malore di Luigi Gilardoni e, l’ultimo, il furto del rame dell’azienda: rubato anche quello dei filamenti dei quadri elettrici, un danno economico enorme che ha messo in discussione lo stesso progetto della Gilardoni srl. Forse domani sapremo qualcosa di più riguardo a quale sarà stato il destino di Tecnol.
Si spera in un miracolo, ma incombe il rischio concreto che il tribunale decida di disporre la vendita frammentata dell’attività che comporterebbe per l’ottantina di lavoratori dell’azienda la fine di qualsiasi prospettiva.
Martedì scorso l’iniziativa “Tecnol è Mugello”, organizzata da FIOM Firenze, è stata l’ultima serata per dare visibilità e ripercorrere la storia di questa azienda. Un appuntamento che ha cercato di smuovere uno spirito di solidarietà territoriale, non solo mugellano ma anche fiorentino, per un abbraccio che è andato oltre Barberino stesso. Ecco gli interventi della serata prima dello spettacolo di Paolo Hendel, che proponiamo in estratto.
Intervento di Silvana Scalia, RSU Tecnol
“Io lavoro in Tecnol da circa 14 anni. L’azienda nasce negli anni ’80 e poi è andata a crescere con il tempo, dando spazio e lavoro a tante persone. Ci siamo ritrovati a questo punto, dopo varie vicissitudini. Ci sono stati tanti imprenditori, tanti manager, che si sono spacciati come manager, che poi ci hanno portato alla situazione che poi tutti conoscete. Secondo me si sono inventati come imprenditori. Non hanno mai cercato di far avere a questa azienda un’evoluzione. Non ho mai capito se erano veri imprenditori oppure gente che era venuta per fare “i falchi”. Sono venuti, hanno preso. Ma non hanno dato niente.
Ho avuto i contatti con il prossimo imprenditore che ci probabilmente ci acquisirà, è di Lecco, si chiama Gilardoni, che fra l’altro è un nostro competitor. Oltre la crisi del settore, dopo il fallimento, è subentrato il tribunale di Bologna e lì sono incominciati i problemi perché hanno un modo di lavorare diverso da quello che abbiamo noi a Firenze, almeno da quello che mi viene spiegato anche da chi se ne intende di più. Dopo la dichiarazione di fallimento sono state calendarizzate le aste. La prima asta è andata deserta, anche la seconda, ma solo perché il sig. Gilardoni Luigi ha avuto problemi di salute. Era quello che credeva al progetto e avrebbe fatto di tutto pur di fare l’acquisizione. Parlando oggi con il figlio mi ha detto che il progetto per lui è sempre valido, per altro il padre sta meglio. Ci stanno lavorando perché è un progetto in cui credono.
Ma con i nuovi eventi occorsi i tempi cominciano ad essere un po’ stretti anche per il progetto che hanno loro. Perché nell’ultimo mese ci sono stati due furti all’interno dell’azienda. Sono entrati e hanno rubato il rame, tutto, anche quello che si trova nei quadri elettrici, quello che ci serve per lavorare. L’ultimo furto è stato denunciato ieri alle autorità. Il danno è abbastanza sostenuto.
Che questa azienda debba morire prende il magone allo stomaco, perché all’attivo i sono ancora 75 persone che sono in cassa integrazione e sperano. Quando è iniziata la crisi eravamo più di 90, poi una ventina hanno trovato un’altra collocazione, si sono allontanati. Anche qui stasera, agli amministratori dei vari enti presenti, siamo qui a ribadire che ci sono 75 persone che sperano in una ripartenza di questa azienda. Vederla morire così quando noi comunque siamo falliti pur avendo il lavoro, dà sconforto. Perché non era un’azienda che non aveva il lavoro. Lavoravamo per case importante, c’erano commesse. E negli anni siamo stati un’azienda che era un’eccellenza sia per il territorio ma anche fuori dal territorio. Oltre a noi ci sono poche aziende nel nostro settore. Il competitor Gilardoni non è mai stato alla nostra altezza, perché abbiamo saputo lavorare e abbiamo lavorato bene.”
Intervento del Sindaco di Barberino di Mugello Giampiero Mongatti
“Ringrazio la FIOM per l’organizzazione della serata e ringrazio l’RSU della Tecnol, il cui rappresentante è stato più che esaustivo a raccontare una vicenda che ha dei tratti abbastanza grotteschi, ma anche per la passione e l’emozione che ci ha trasmesso, a dimostrazione del fatto che un’azienda, quando è un’azienda vera, appartiene anche ai lavoratori che ne fanno parte. Ringrazio il presidente della Provincia Barducci per la presenza. Ringrazio Federico Ignesti sindaco di Scaperia e San Piero, stasera nella veste di Presidente dell’Unione dei Comuni, a testimonianza del fatto che Tecnol è Mugello. La questione ci riguarda in generale come territorio. Nel volantino viene colta l’essenza del tema di questa sera, dove si parla della difesa di un’azienda e dei suoi lavoratori.
Qui stasera non parliamo soltanto del destino dei 75 lavoratori, parliamo di un’eccellenza del sistema industriale del nostro territorio, che quindi riguarda tutta la nostra collettività, non solo Barberino. Il nostro territorio ha una recente vocazione turistica, che noi cerchiamo di sviluppare. Accanto a questa c’è la nostra vocazione industriale, che è inserita nel sistema industriale della provincia, che è qualcosa non solo da difendere, ma, come si fa con le eccellenze, è da promuovere. Pensate: fra le dieci città metropolitane che verranno istituite da gennaio 2015 in Italia, Firenze è il 3° PIL. Il sindaco Nardella quando va negli incontri nazionali, loro pensano che Firenze sia solo arte e turismo, ma in realtà c’è un sistema industriale che appartiene al nostro territorio di cui la Tecnol è un fiore all’occhiello.
Ed è importante che in questa serata, che abbiamo definito ‘della speranza’, le istituzioni siano a fianco del sindacato e dei lavoratori. Senza se e senza ma e senza alcun dubbio. E io vorrei portarvi la mia testimonianza della vicenda: ho trovato un sindacato che sa fare il proprio lavoro e che sa difendere i diritti dei lavoratori, ma ho trovato anche una Regione e una Provincia che stanno cercando in tutte le maniere di favorire le condizioni per mettere a disposizione dell’imprenditore tutti gli strumenti affinché questo investimento venga effettuato. Quindi questa è la situazione. Chiudo salutando Paolo Hendel, grande personaggio dello spettacolo, che ha avuto la sensibilità di venire qui stasera a sostenere la nostra causa”.
Intervento del Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci
“Io vorrei salutare tutti voi e ringraziare la FIOM per questa bella serata, intelligente, seria che ha lo scopo di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica, della comunità barberinese, mugellana, della nostra Provincia intorno a questa vertenza, così come s’è fatto per altre vertenze importanti del territorio. Ho ascoltato le parole di Silvana che molto semplicemente ha spiegato bene lo stato dell’arte, la situazione che ci troviamo di fronte, le difficoltà che sono davvero serie -ne siamo consapevoli- ma siamo giustamente qui per tenere accesa la speranza e la possibilità che alla fine qualcosa si possa muovere e in senso positivo. Per la verità è già accaduto in qualche situazione. La nostra speranza è alimentata da una storia di altre aziende che comunque abbiamo vissuto nel territorio. E credo che vada detto che con iniziative come queste esprimiamo una preoccupazione per quello che sta accadendo ormai da tempo. Insieme con le organizzazioni sindacali ne abbiamo parlato tante volte, su questo ci siamo confrontati, perché il nostro tessuto industriale è stato messo a dura prova in questi anni e si è impoverito. Per l’appunto ce l’ha ricordato proprio la FIOM in una serie di iniziative che si sono tenute nei mesi scorsi.Per quanto la vocazione di un territorio possa guardare senz’altro, ed è giusto che sia così, -lo ricordava anche al sindaco- al turismo che è senz’altro fonte di reddito e ricchezza, una comunità riesce a costruire una prospettiva se non prescinde da una solida base industriale.
Quando questa rischia di sparire mette in crisi le possibilità di sviluppo. Quindi noi guardiamo con preoccupazione questo stato di cose e le preoccupazioni sono anche accentuate dal fatto che a volte abbiamo a che fare e ci siamo confrontati con imprenditori non all’altezza della situazione. Lo sottolineiamo come un dato assolutamente preoccupante. Abbiamo avuto imprese importanti che magari continuavano a mantenere, nonostante la crisi, quote di mercato, possibilità produttive, e magari anche prospettive interessanti. Purtroppo, a fronte di gestioni sbagliate, hanno conosciuto la crisi e, attraverso la crisi, la perdita di posti di lavoro, non solo per quei lavoratori e quelle lavoratrici, ma anche per le generazioni future. Questo dunque induce alla preoccupazione delle istituzioni e credo siano da mettere in campo iniziative come quella di questa sera che consentono di costruire sensibilità, partecipazione delle comunità.
Non è solo un fatto che riguarda i lavoratori di questa azienda, riguarda l’insieme della comunità. E queste aziende rappresentano, un pezzo importante del futuro. Ecco perché siamo qui a tenere accesa una speranza, ma anche a difendere i posti di lavoro. Diciamo anche però con convinzione che non siamo qui a celebrare un funerale, siamo qui esattamente a costruire e ad impegnarci perché ci possano essere delle possibilità. E comunque qualche possibilità si è affacciata.
Consentiamo a questi, che stanno lavorando e valutando, di aver il tempo a disposizione per poterlo fare, per far si che se questa cosa prende una sua forma, abbia le condizioni per potersi esprimere e quindi per poter rappresentare una possibilità di nuovo inizio per questa azienda. Non siamo di fronte ad un buio pesto, ad un deserto. C’è qualcosa. Se questo qualcosa si muove, consentiamogli di poter esprimere fino in fondo le proprie potenzialità. Io credo che questa sia la speranza che dobbiamo provare questa sera a tenere in vita e tenere accesa. Solidarietà naturalmente, ma una solidarietà che si basa su di una partecipazione convinta ad una lotta e ad un impegno che è senz’altro vostro, ma che riguarda l’intera comunità nella quale voi siete. Solidarietà e sostegno all’amministrazione di Barberino e a tutte quelle del Mugello. Insieme vedremo se sarà possibile incominciare a scrivere una nuova storia anche per questa azienda”.
Intervento di Daniele Calosi, segretario FIOM di Firenze.
“Intanto da quando sono stato alla Tecnol sono rimasto allibito, come mi succede spesso quando vado nelle aziende, perché la situazione che hanno vissuto e stanno vivendo i compagni e le compagni della Tecnol non è differente di quella che stanno vivendo i lavoratori e le lavoratrici di altre aziende metalmeccaniche che seguo per il ruolo che rivesto. Diciamo intanto una cosa. questi lavoratori sono ammortizzatori sociali dal 2008. Entrano nel sesto anno di ammortizzatori sociali. Stare in un ammortizzatore sociale significa prendere un salario più basso rispetto al salario che mediamente prende una persona quando lavora regolarmente. E quando una persona non lavora regolarmente e ha un salario più basso significa che per se stesso e per la propria famiglia è costretto a fare tanti sacrifici per mantenere non dico quel ‘tenore di vita’, ma quantomeno quel briciolo di speranza che gli consente di andare avanti per dare una vita dignitosa per se stesso e per la propria famiglia. Questa è la situazione dei lavoratori della Tecnol, che non è diversa dalla situazione di centinaia di migliaia di lavoratori di questo paese che tirano la cinghia e stringono i denti per portare avanti un paese che ormai è sul declino industriale. Un declino industriale che nessuno si rende conto dal momento in cui le aziende non esistono più. Io feci un esempio. Qualche settimana fa, presente anche Maurizio Landini, facemmo un’iniziativa come FIOM. E portai questo esempio. Siamo fiorentini, siamo nati in questa splendida provincia, siamo famosi perché si mangia da Dio da queste parti, abbiamo le opere d’arte, siamo la culla del Rinascimento. Se, passando da piazza Duomo o dalla Villa di Cafaggiolo, di punto in bianco scomparissero la villa o il Battistero tutti se ne accorgerebbero. Spariscono le aziende e non se ne accorge nessuno.
Ma il drammatico è un’altra cosa, è che quelle aziende che erano tenute in piedi dagli imprenditori, quegli stessi imprenditori oggi non rispettano la costituzione e la responsabilità sociale delle imprese. Perchè oggi siamo qui provando a fare una cosa bella sotto certi aspetti: stiamo provando a far scattare un meccanismo di solidarietà in un paese dove l’egoismo la fa da padrone. Essere solidali con i lavoratori quando sono in crisi non deve essere una cosa di facciata, ma deve riguardare tutti indipendentemente da come si vota politicamente, se si ha o meno una tessera sindacale. Qui si va a colpire la dignità delle persone. Non dare un futuro a questo paese significa non dare un futuro alle persone che lo hanno mandato avanti fino ad oggi. Questa azienda, come tante altre, è diventata famosa nei mercati, non tanto per la capacità industriale di chi l’aveva gestita -perché se era così bravo era ancora qui-, ma per la capacità professionale dei lavoratori. Io vi faccio un esempio che non c’entra niente. Ho avuto modo di dirlo anche ai giornalisti perché sono indignato, perché ci vuole un po’ più di rispetto verso i lavoratori e mi pare che ci sia poco. Tutti siamo rimasti a bocca aperta quando una piccola sonda si è alzata nel cielo e c’ha messo dieci anni per arrivare ad una cometa, atterrata su questa s’è fatto una cosa più importante che il viaggio sulla Luna. Nessuno ha ringraziato i lavoratori che l’hanno costruita e progettata che sono lavoratori fiorentini, come se qualcuno con una bacchetta magica avesse inventato questa cosa.
Non ringraziarli non è una dimenticanza. Il fatto è che non si dà più un valore al valore stesso del lavoro e anzi il valore stesso del lavoro viene mercificato e si contrabbandano i diritti acquisiti con un costo, e questo costo viene mercificato e può accompagnare i lavoratori fuori dalle imprese. Oggi le aziende si difendono con le unghie e con i denti come ha fatto Silvana con i suoi colleghi di lavoro, che dal 2008 sono in cassa integrazione.
Però su Tecnol c’è da dire una cosa: non è accettabile l’atteggiamento del tribunale, lo dico con la responsabilità del ruolo che ho. Perché al curatore fallimentare il sottoscritto venti giorni fa gli ha detto, presenti Sindaco, Presidente della Provincia, e c’era anche la Regione: ‘guardate quella azienda è in mezzo al niente’.
Ora, in tutta Italia c’hanno preso in giro quando è stato detto che la FIOM era disponibile ad occupare le fabbriche.
Si occupano le fabbriche per salvaguardare il patrimonio aziendale di quelle fabbriche e noi la Tecnol si è anche valutato di occuparla o meno. Si è valutato di non occuparla per la situazione logistica, perché non si può chiedere un sacrificio a queste persone di starci giorno e notte. Noi s’è detto al curatore fallimentare: ‘dateci un occhio, è un’azienda in mezzo al niente, rischia di essere portato via del materiale. Oggi che è stato portato via, quel rame non è che farà un danno al tribunale, lo farà sulle spalle dei lavoratori, perché se l’offerta non ci sarà, la responsabilità sarà di chi ha fatto in maniera scientifica un’operazione che danneggia i proprio i lavoratori. E io credo che su questo il tribunale abbia una responsabilità e dovrà rispondere nella presentazione della base d’asta, tenendo conto dei danni che ha subito l’azienda.
Perché se il tribunale ha già una volta abbassato la base d’asta lo sapete a chi si deve questa cosa? si deve a Silvana che è andata all’assemblea dei creditori dicendo che l’unica soluzione per provare a salvare l’azienda non è spacchettarla, non è dividerla, ma fare un’offerta congrua che consenta a qualcuno di acquistarla. Quindi se oggi c’è una base d’asta ribassata lo si deve ai lavoratori che rappresentava lì Silvana. Noi abbiamo fatto il nostro e il tribunale non ha fatto il suo. Noi questa cosa la dobbiamo stigmatizzare.
Chiudo su una cosa. Noi abbiamo provato di fare una cosa un po’ anziana, vecchia, questa sera. Cioè di far scattare un meccanismo di solidarietà in un mondo che è molto egoista. Spesso ci siamo riusciti, tante volte no. Questa volta ci proviamo. Quando sono stato eletto segretario generale della FIOM, ho citato la storia del Pignone. Non perché il Pignone è la Tecnol. Sono due cose diverse. Ma nel 1953 i lavoratori del Pignone riuscirono a fare una cosa straordinaria, salvarono l’azienda. E Franco Fantini, che è stato il mio precedessore, in un libro scrive: ‘salvare il Pignone fu la parola d’ordine di tutta Firenze, che scese al fianco degli operai, dei lavoratori. Lavoratori di altre aziende, contadini, cooperative, case del popolo, parrocchie, commercianti, tutti i cittadini sostennero eroicamente la lotta. Litri d’olio furono offerti dai mezzadri di Palaia, patate e fagioli da quelli di Castelfiorentino, i facchini della stazione di Campo di Marte dettero chili di pasta e fiaschi di vino, il Sindacato Panettieri fornì il pane per tutta l’occupazione, il lattaio di piazza del Terzolle di Rifredi dette il latte per la colazione’.
Bisogna ripartire da qui, perché da qui riparte il senso di una comunità e di un paese che hanno bisogno di cambiare verso per davvero”.

© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Novembre 2014





