DICOMANO – È stata una seduta molto tesa quella di lunedì 28 Luglio per il Consiglio comunale di Dicomano. All’ordine del giorno, infatti, c’era la discussione di un ordine del giorno presentato dalla maggioranza in merito agli atti di violenza e sabotaggio compiuti nelle scorse settimane ai cantieri dell’impianto eolico del monte Giogo di Villore, tra Vicchio e Dicomano. La polemica è esplosa quando il Consigliere di opposizione Saverio Zeni, del gruppo ‘Insieme per Dicomano’, ha iniziato la trasmissione del suo intervento in diretta streaming sui suoi canali social. Dato che, lo ricordiamo, le sedute del Consiglio di Dicomano non sono, a differenza di quanto avviene in altri Comuni, trasmesse in diretta sui canali istituzionali, ma solo registrate per la successiva verbalizzazione. E questa trasmissione imrovvisata ha suscitato le proteste del sindaco Amato.
In merito alle quali adesso una nota congiunta di Zeni e di Laura Barlotti, dal gruppo “Dicomano che verrà” accusa: “Durante il consiglio comunale del 28 luglio 2025, si è assistito all’ennesima dimostrazione di nervosismo politico e fastidio verso la trasparenza da parte della maggioranza guidata dal Sindaco Massimiliano Amato”. Zeni e Barlotti accusano: “Bastano pochi secondi di diretta per far saltare i nervi al Sindaco, che ha reagito con toni aggressivi, gesti scomposti e attacchi verbali in aula, in un comportamento inaccettabile per chi rappresenta un’istituzione. Solo l’intervento del Segretario comunale ha riportato un minimo di calma, suggerendo la formalizzazione futura della richiesta. Zeni, con senso di responsabilità, ha interrotto la diretta ma ha fatto mettere agli atti la propria posizione. La reazione del Sindaco non ha però bisogno di verbali: è stata evidente a tutti”.
Di diverso avviso il sindaco Amato, che afferma in merito: “La trasmissione delle sedute è una cosa che deve essere regolamentata, lui l’ha imposta. Poi è giusto che vengano diffuse sui canali ufficiali, non sui social privati di un Consigliere. Il nostro regolamento risale ai tempi in cui queste opportunità di trasmissione non erano così comuni, e nell’attesa di un adeguamento gli era stato chiesto di non farlo, lui ha voluto mantenere una linea intransigente. Una situazione che mi è sembrata inopportuna”.
Ma la seduta, al di là della schermaglia social, ha visto anche una divisione in merito alla condanna dei fatti accaduti al cantiere per il parco eolico. È stato discusso infatti l’ordine del giorno in merito presentato dal gruppo di maggioranza “Uniti per Dicomano”. Che Zeni e Barlotti adesso definiscono “Un testo volutamente ambiguo e strumentale, che dietro una generica condanna alla violenza cerca in realtà di gettare discredito su chi – da sempre in modo civile – ha espresso un legittimo dissenso politico nei confronti del progetto eolico. Il tutto senza riscontri ufficiali, basandosi unicamente su una ricostruzione fornita dall’azienda interessata alla realizzazione dell’impianto, senza alcuna prova, documentazione o fonte terza”. Zeni afferma: “Non esistono fonti ufficiali a sostegno della ricostruzione riportata nell’ordine del giorno, che si basa su una narrazione di parte. L’associazione tra dissenso politico e atti violenti è una pericolosa deriva culturale e democratica”. E definisce l’atto “falso, fazioso e strumentale”.
Anche Barlotti afferma: “Si è cercato di trasformare quanto accaduto in uno strumento di condanna politica contro chi ha sempre espresso, fin dall’inizio, una netta opposizione al progetto. Nell’ordine del giorno si parla ipocritamente di percorso democratico e partecipato: peccato che, di democratico, non ci sia stato niente. Solo una forzatura politica continua da parte del PD, a tutti i livelli – comunale, territoriale e regionale – per imporre un progetto inutile e speculativo.”
Il sindaco Amato, da parte sua, replica: “Nell’ordine del giorno c’era una presa posizione chiara, nei confronti del no a qualunque tipo di forma di violenza, nel rispetto della differenza delle opinioni. Chiaramente c’era anche un forte richiamo ai terminii utilizzati per questo dissenso, perché ci sono delle parole, che vengono spesso usate sui social, che esprimono un certo tipo di rabbia, un certo tipo di di atteggiamento che potrebbe poi influenzare i facinorosi. Chi vuole fare informazione – conclude – come Zeni sa benissimo, deve conoscere il peso delle parole che possono essere usate, e molto spesso invece si si tende a cavalcare l’onda di protesta”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 Luglio 2025







