
A 85 anni è morto a Firenzuola Giancarlo Boni, per tanti anni, a partire dal 1975, sindaco del comune dell’Alto Mugello.
Io l’ho incontrato nel 2003, o meglio mi è venuto incontro lui dopo un mio intervento al cinema di Firenzuola contro il progetto Karavan per lo spazio TAV a S. Pellegrino, progetto sostenuto a spada tratta dall’allora sindaco Mascherini e che aveva provocato una reazione organizzata di centinaia di cittadini. Oltre ai danni dalla TAV non si poteva accettare uno spreco enorme di denaro pubblico per un’opera che per i firenzuolini avrebbe rappresentato una beffa: uno spazio per andare a vedere il treno che passava davanti a loro per poco più di secondo e che non avrebbero mai usato perché di una stazione a San Pellegrino nessuno proprio voleva sentir parlare.
A Giancarlo Boni piacevano le voci fuori dal coro. Era un uomo che amava ascoltare anche e soprattutto chi la pensava diversamente da lui. Era convinto che la discussione potesse far cambiare opinione, agli altri ma anche a se stesso. Ha cercato per anni di convincermi della bontà del progetto del traforo sotto la Futa e della bretellina di Firenzuola.
Quando mi sono candidato alle elezioni comunali, nel 2004, e dopo che sono stato eletto in consiglio comunale, Giancarlo Boni è stato per anni l’unico politico “storico” e riconosciuto di Firenzuola che ha continuato a interloquire da pari a pari con il nostro raggruppamento politico. Siccome non avevamo una bacheca per affiggere i nostri volantini Giancarlo Boni ci ha messo a disposizione metà di quella del suo partito, i Socialisti.
Giancarlo Boni era un politico tipico della prima repubblica, aveva imparato molto bene, lui autista della Sita con la licenza elementare, l’arte della politica, trattava da pari a pari con presidenti di regione e con ministri, ma aveva sempre presente la necessità di “fare il bene” della sua comunità. In un comune piccolo come Firenzuola è naturale che la comunità non sia una realtà astratta, ma la somma di tutti i cittadini. Giancarlo ha sempre cercato il rapporto diretto e personale con i singoli. E ha sempre cercato di aiutare tutti: di trovare il lavoro a chi non ce l’aveva, di attivare i sevizi sociali per chi aveva bisogno di aiuto. Eppure non era una pratica clientelare: non aiutava i “suoi”, non pensava al ritorno elettorale; aiutava anche chi non avrebbe mai votato lui o il suo partito, aiutava chi, come gli immigrati, proprio non poteva votare.
Negli ultimi anni ha dovuto subire anche molte delusioni: la sua voglia di essere attivo e partecipe è stata tante volte a mal pena tollerata. Eppure sino alla fine non ha rinunciato al diritto dovere di dire la sua, di dare il suo contributo per la soluzione di problemi che di anno in anno diventavano più grandi e di fronte a una politica nazionale e locale che di anno in anno si è allontanata dai cittadini.
Luciano Ardiccioni
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 15 maggio 2015


