SCARPERIA E SAN PIERO – A poche ore dalla scomparsa di Giuseppe Pratesi – per tutti “Beppe” – si vanno susseguendo gli attestati di vicinanza alla famiglia, e quelli per i suoi tanti meriti. Il mio è un ricordo parziale rispetto a chi lo ha frequentato per più tempo, e che con lui ha condiviso esperienze di vita intensa, narrate nel volume biografico, curato da Antonio Schina, “Con tutto l’amore di cui siamo capaci. Il nostro modo di essere preti”.
Ho conosciuto Beppe poco dopo il 2010, come presidente dell’Associazione di volontariato Astolfo, nata su iniziativa delle famiglie di persone – soprattutto giovani – con problemi di salute mentale. Lo trovai attivo negli incontri degli organismi di partecipazione della Società della salute, e nei tavoli per la trattazione di temi di comune interesse. Mi colpì subito il suo modo diretto di esprimersi: sapeva arrivare sempre al punto e, con parole semplici e chiare, creava suggestioni che andavano a toccare le corde del cuore. C’era passione in lui, lo si capiva, quella che non ha niente da spartire coi sentimentalismi, come una sorta di propulsore che lo rendeva instancabile nella difesa dei diritti dei più fragili. Con uno sguardo ampio rispetto ai particolarismi, tant’è che una cosa che mi ha trasmesso è superare la cultura del proprio “orticello”, confrontarsi e perseguire le proprie convinzioni.
Per qualcuno era ovviamente scomodo, come lo sono coloro che non passano da giri di parole o modalità consuetudinarie, come chi si fa interprete del proprio “credo”, come lo è ogni profeta. Non faceva pura teoria, ma incarnava i valori che professava, dimostrando con i fatti la sua coerenza.
Nutriva un grande rispetto verso gli altri in quanto persone, maturando relazioni di fiducia indistruttibili. E se stimava qualcuno glielo dimostrava distintamente, con senso di gratitudine e affetto.
Onorava ogni situazione nella quale si trovava con un impegno quasi “sacro”, anche soltanto nel dare ad ogni riunione la sua importanza, trascrivendo con precisione sul suo quaderno i vari interventi. Ne ho avuto conferma più tardi, quando mi aiutò a ricostruire la storia degli ultimi anni dell’ex Ospedale di Luco, mettendomi a disposizione una serie di appunti circostanziati su incontri e mostre realizzate per la rivitalizzazione del complesso.
Erano tutte cose fatte con amore: amore per la propria terra, per la sua famiglia, per gli altri in generale. Cose fatte con tutto l’amore del quale, insieme a Lucia, è stato capace. Riposa in pace caro Beppe!
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 Gennaio 2024




