In questa difficile congiuntura è giusto guardare con attenzione ad ogni nuova iniziativa imprenditoriale. Credo che così sia successo anche quando la politica, qui nel Mugello, ha ricevuta la proposta di Renovo s.p.a.. Sì, proprio quella società, fautrice del progetto per l’impianto di Petrona, che dichiara di vantare una significativa esperienza in materia. Appunto, in centrali a biomassa.
Il genoma di questo soggetto imprenditoriale è tratto da FINGEST s.p.a., che opera nel settore dei “servizi di amministrazione e gestione immobili commerciali”. Si tratta di una “holding”, società finanziaria capogruppo, con quote di capitale significative in ALEPH SGR (“società di gestione del risparmio nel settore immobiliare”). Lì è in compartecipazione con Fondazione CRT (fondazione bancaria, ente “non profit” che opera, dovrebbe operare, per lo sviluppo di Piemonte e valle d’Aosta), Plethore S.A. (società anonima, con sede in Lussemburgo), Tailer s.r.l. (riconducibile ad un noto gruppo di pasticceria industriale) ed Estropia s.r.l.. Fra alcune iniziative di FINGEST s.p.a. memorabile fu il progetto del RIBERA Resort s.r.l., del 2011. In terra di Sicilia, dove venne annunciata la realizzazione di 1300 posti letto turistici, poi cambiati in villette, con ricadute occupazionali da rivoluzione industriale. Copione molto simile ad altri. In quel caso, una meteora.
Quindi, già se ne deduceva una spiccata vocazione affaristica, seppure con origini variegate, dedicata, in maniera pressoché univoca, agli investimenti immobiliari. Poi, ecco il repentino e dinamico cambio di indirizzo. Oddio, per la verità, un modo di fare già noto e praticato da altre “holding”. Sembrano, quest’ultime, saper fare tutto. Con conoscenze scientifiche tali da poter zompare da un ramo ad un altro di una qualsiasi attività, ricordando, in questo esercizio, l’agilità dei primati, con la disinvoltura da acrobati consumati. Non hanno limiti al loro sapere.
Quindi, ecco che dagli immobili, dalla calce e dai mattoni, si passa al filone dell’energia rinnovabile. Per comodità del lettore, riepilogo le società partorite da FINGEST s.p.a., calate nel territorio nazionale, operanti nel settore biomasse.
Per la verità, a questo quadro, ci sarebbero da aggiungere anche altri progetti, annunciati e poi abortiti. Ad esempio quello di Giovinazzo (BA), citato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia (del 17.05.2012), poi sparito da ogni atto attuativo.
Sicché, come è facile constatare, del resto i dati sono dati, nella nostra penisola e nelle isole, questo soggetto imprenditoriale non ha attivato alcun impianto a biomasse. Ovvero, sia questo composto da una centrale termoelettrica, con o senza produzione di pellet, più o meno a marchio locale, in filiera corta o “elastica”. Pertanto, una galassia imprenditoriale basata su una esperienza professionale che non trova riscontro nei progetti conclusi, tantomeno dalla messa in funzione di specifiche linee di produzione. Reitero, nessun impianto attivo secondo la normativa italiana attualmente in vigore. E’ evidente come il progetto di Petrona goda di una apertura di credito smisurata, inusuale, oltre l’ordinario. Stupisce vederla consentita, e concessa, a fronte di credenziali che non garantiscono una professionalità acquisita e maturata nel tempo.
Purtroppo, tutto ciò avviene con la sponsorizzazione generosa di Legambiente. Già, in effetti, sull’esperienza operativa di questo imprenditore, l’associazione del “cigno verde in campo giallo”, non ha riversato alcun dubbio. Anzi, lo difende strenuamente. Continua a sostenere, nel suo complesso, questa iniziativa, il “progetto 50 centrali da 1Mw – treno verde – energia a Km. 0 – Legambiente” (accordo del 2011). Difficile comprenderne le ragioni.
Gianni Frilli
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 25 giugno 2015





