MUGELLO – C’erano tantissime persone al funerale di Romano Valeri. Perché Romano e il suo locale per Luco di Mugello erano e sono un punto di riferimento fondamentale. E la vita di Romano Valeri ha dimostrato concretamente la verità di quel detto secondo il quale “un albero si riconosce dai suoi frutti”: i suoi frutti sono un’attività imprenditoriale coraggiosa e lungimirante e una famiglia che ha saputo portare avanti unita questa attività.
Se da un lato sono quasi intimorito (dal non voler dire bischerate, dal fatto di non averlo conosciuto abbastanza, dal non essere un Luchese…) nello scrivere queste poche righe in ricordo di una grande persona, Romano Valeri, dall’altra parte lo faccio, perché credo che lo meriti.
Iniziai a lavorare dal Valeri come aiuto pizzaiolo, proprio perché Romano non poteva più stare troppo al forno, per via degli acciacchi che arrivano con l’età. Ho scritto che non poteva, perché lui figurati se non voleva stare a quel forno, solo che poi arrivava la Sandra dalla cucina e gli diceva “Babbo, basta!”. E lui, mesto, si toglieva il berretto bianco, piegava il grembiule, e se ne andava come un calciatore sostituito controvoglia. Prima di andare però, una sosta all’affettatrice, e anche un bicchierino di vino, o di Fanta non mancava mai
La sosta all’affettatrice ha continuato a farla anche quando veniva non più da giocatore, ma da osservatore, anzi, da tifoso. Si tagliava la fettina di crudo, o di mortadella, o di capo, e la mangiava. Spesso questo momento passava indenne, perché la Teresa era troppo impegnata a guardare se c’era un briciolo di polvere sopra a quel mobile, se i bicchieri sui tavoli erano tutti uguali, se le posate eran messe dritte. Quando però se ne accorgeva, si arrabbiava, “e poi a casa non mangia nulla”. Scena vista e rivista.
E chissà quante scene viste e riviste hanno avuto quei due, con tutta una vita passata insieme, a costruire una famiglia numerosa, e un’attività straordinaria. Da gelateria, passando per l’essere una balera e poi una pizzeria, fino al ristorante che ora tutti conosciamo. Il tutto in un piccolo paesino, che è vissuto e tuttora vive con il Valeri, con il “Rosso” e la Teresa, come punto di riferimento. E lo si è visto lunedì, con un paese intero a dargli il giusto tributo, ma anche molti non paesani, a dimostrazione dell’importanza di ciò che è stato prima costruito, ed ora portato avanti dai figli e dalla famiglia tutta.

Romano di questo era orgoglioso: si vedeva la contentezza nei suoi occhi alla vista della sala piena, al sentire i numeri fatti per la serata, i chili di patate usati e le pizze fatte. E quante volte nei suoi occhi abbiamo visto il luccichio della commozione, di una persona buona, benvoluta, che si emozionava per le cose belle e si dispiaceva delle cose brutte.
Potrei continuare parlando della sua passione per il ciclismo (e dei piccoli ritardi nella produzione delle pizze, perché doveva commentare la tappa del Giro d’Italia con qualche cliente), o di molto altro, ma non importa, perché in tanti lo conoscevate, ed anche meglio di me.
Ciao Romano, ci mancherai.
Matteo Guidotti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 novembre 2025














