BORGO SAN LORENZO – Finalmente il comune di Borgo San Lorenzo si è mosso. E questo è senz’altro positivo. Le soluzioni proposte per risolvere il grave problema della scuola elementare in via don Minzoni sono un tentativo serio per trovare una via d’uscita. Da troppi anni il tema dell’edilizia scolastica era parcheggiato nel cassetto dell’indecisionismo più assoluto, nonostante il problema fosse annoso, almeno da quando, nel 2007-2008, il Comune decise di chiudere, dall’oggi al domani, la vecchia scuola di via don Minzoni (l’ex-liceo), spostando le classi in parte nella sede centrale di via Leonardo da Vinci, in parte nei locali adiacenti alla scuola media (siamo sempre in via don Minzoni).
Quindi va dato atto alla giunta Omoboni di avere fatto quanto dovuto. E, vista l’esperienza passata, questo non era affatto scontato.
Certamente tutto questo non può cancellare il passato. E neppure le responsabilità. Perché la questione edilizia scolastica è stato gestito con grande faciloneria. Peraltro facendo rimanere per troppo tempo bambini e personale scolastico in edifici per niente sicuri sul piano antisismico.

Per quanti anni si è promessa una scuola elementare nuova, senza neppure individuare un’area dove costruirla? E si è individuata un’area, vicina al parco della Misericordia, quando ormai non esistevano più realistiche possibilità di finanziarla. Altrettanta incertezza c’è stata sulla vecchia scuola di via don Minzoni (quella già chiusa): la si vende per farci appartamenti e uffici, no magari potremmo consolidarla, e se magari l’abbattessimo e la costruissimo nuova? Tante proposte, nessuna decisione, tanto che quell’immobile è ancora lì, inutilizzato, inutile, sempre più fatiscente.
Adesso si è scelto cosa fare: si chiuderà, tra qualche mese, la scuola a rischio sismico, si costruiranno dei container in via Leonardo da Vinci, si modificheranno gli spazi del plesso scolastico per raccogliere tutti gli alunni delle elementari del capoluogo in un unico edificio. In attesa di poterlo ampliare.
Non sappiamo dire se è la scelta migliore, ma sicuramente è una scelta. Certamente andrà gestita al meglio, perché rischi e problemi non mancano. Raccogliere 800 bambini in una struttura che finora, ed era già affollata, ne conteneva poco più di 500 non sarà indolore. E gli spazi saranno sempre più stretti. Anche considerando che la costruzione dei container esterni sottrarrà preziosi spazi ai luoghi di ricreazione degli alunni (ma su questo si pensa di estendere l’area scolastica ai giardini di via Leonardo da Vinci). La congestione non sarà solo interna, ma anche in tutta l’area, perché di sicuro aumenterà notevolmente il traffico. E già adesso, nei momenti di uscita e di entrata a scuola, il quadrilatero via I Maggio – via Leonardo da Vinci – viali è bello rallentato.
Poi c’è la questione dei tempi. I tempi brevi e i tempi lunghi. Quelli brevi indicano settembre come primo momento di svolta. A settembre si tornerà a scuola, e si tornerà tutti a scuola in via Leonardo da Vinci. La struttura sarà pronta? E’ indispensabile, perché altrimenti sarebbero dolori.
Ma poi ci sono i tempi medio-lunghi. Quanto durerà questa situazione di emergenza? Quando saranno pronti i progetti per l’ampliamento definitivo della scuola? E soprattutto, quando si riusciranno a trovare i quasi 2 milioni necessari?
Il fatto è che adesso si scontano le non-scelte del passato. E occorre rimediare a un’emergenza difficile. L’auspicio è che si sappiano superare gli ostacoli, evitare i consueti ritardi burocratici, fare presto, e si mantenga sempre un rapporto costante di dialogo con l’istituzione scolastica, in modo da tener conto anche delle esigenze didattiche e di vivibilità degli ambienti.
Il Filo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 febbraio 2017




