MUGELLO. Paolo Omoboni, sindaco di Borgo San Lorenzo, è stato eletto presidente dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello (UMCM). Aldilà di qualche scaramuccia dialettica, tutto è andato secondo le previsioni della vigilia. Un risultato omologato, dettato dai numeri, frutto della politica del partito di maggioranza locale. La democrazia è questa, le scelte toccano a chi ottiene i consensi per governare. La fumata bianca. Ecco come è andata.
Non c’è dubbio, è stata una prova di forza. Il partito di maggioranza, il PD, tramite l’apparato di zona, aveva deciso ed ha vinto. Niente avrebbe potuto dissuadere quell’intenzione o farne cambiare, in corsa, il progetto. L’astro di Paolo Omoboni, ex socialista, immigrato di recente nel PD, brilla ancora. Anzi di più. E non è casuale. Oltre la scarsezza della concorrenza, dobbiamo riconoscere che molto c’è di suo. Una personalità forte, poco incline ai condizionamenti, che ricalca le figure dei mediani nel calcio d’un tempo, palla a terra e pedalare, inteso come correre, l’impegno.
Di questa vicenda elettiva ne abbiamo parlato diffusamente, in più riprese. Del resto, nell’asfittico scenario politico locale, eventi di questo tipo, rari, sono il tentativo per far riavvicinare la gente al palazzo, occorre quindi parlarne. Ricostruiamone l’evoluzione. L’avvicinamento alla giornata di ieri è stato contrassegnato, inizialmente, dal tira e molla del presidente uscente Federico Ignesti, sindaco di Scarperia e San Piero. Prima silente, poi interessato ad una riconferma, infine rassegnato e rinunciatario.
Omoboni, invece, fin da subito, già in odore di apertura delle candidature aveva presentata la propria, secondo i regolamenti e le forme del suo nuovo partito. Ineccepibile. In casa PD, almeno sul nascere, si era innescata una querelle, tutta interna, fra l’opportunità di continuare con le idee di Ignesti oppure dare l’investitura al neofita Omoboni. Tecnicamente un tentativo di cambiamento, sperando che non sia limitato al solo cognome da iscrivere sull’albo d’oro di quell’ente.
A questa diatriba fratricida, una sorta di disbrigo degli affari di famiglia, si era aggiunta, non tanto per la sostanza, poca e fumosa, la levata di scudi dei socialisti nostrani, alleati del partito di maggioranza in tante amministrazioni di zona. Per bocca e testa del proprio referente, Claudio Piccirillo, noto per l’uso logorroico della parola, per la lunghezza dei suoi interventi, erano stati diramati comunicati stampa che lasciavano presagire strappi alla linea scelta dal PD e contestazioni alla nomina di Omoboni. Un fuoco di paglia. Un falò di personalismo inconcludente che si è consumato in poco più di quarantotto ore. Difficile comprenderne il senso. Ma forse il senso non ce l’ha, Vasco Rossi docet, quello del whiskey al Roxy Bar.
Ecco quindi Paolo Omoboni nuovo presidente dell’UMCM. Abbiamo avuto e letto il suo programma. Quattro paginette, che al momento preferiamo non commentare. Tuttavia è giusto segnalare delle mancanze, non di poco conto. Ebbene non abbiamo trovate le parole “turismo” e “società partecipate”. Eppure sono due cardini su i quali ruota, o dovrebbe ruotare, parte dell’attività della UMCM. Il turismo che ha un ufficio comprensoriale per valorizzare il territorio. La società pubblica Pianvallico, di cui UMCM è socio di maggioranza, nota più per i disastri di strategia ed i bilanci in rosso che per il servizio rivolto ai cittadini. Chissà, dimenticanza?
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 02 marzo 2017




