BORGO SAN LORENZO – E’ stata senza dubbio una bellissima esperienza di condivisione, quella messa in atto dai giovani dell’unità pastorale di Borgo San Lorenzo da lunedì 3 a domenica 9 Marzo: una settimana comunitaria trascorsa al Villaggio Don Orione di Figliano. Un periodo durante il quale, e questa è la sua particolarità, ciascuno durante la giornata ha continuato le proprie attività, per poi ritrovarsi di nuovo tutti insieme alla sera, per la cena e la preghiera. Una settimana nella quale hanno vissuto a stretto contatto giovani di età diverse, alcuni studenti, altri lavoratori. Per Francesca Tubi ad esempio, una delle più grandi, non è la prima esperienza di questo tipo: “È però stata la prima volta – afferma – che l’ho vissuta da lavoratrice. Avevamo fatto un’eperienza simile cinque anni fa, quando ero ancora studentessa. Quello che mi ha più colpito è stato vedere che fare le cose per gli altri non pesa. Le stesse mansioni – aggiunge – che a casa possono apparire monotone, in una dimensione comunitaria appaiono meno gravose. E poi, aggiunge – avevamo una buona divisione dei compiti”. Nella settimana, dato anche il periodo quaresimale, ha avuto un posto importante la preghiera, culminata nell’adorazione eucaristica del sabato notte. “Per coprire tutte le ore – racconta – ci siamo divisi in turni: ciascuno faceva mezz’ora di adorazione silenziosa davanti all’eucaristia. La domenica mattina, poi, è stato molto bello scoprire che nessuno di noi aveva saltato il proprio turno, nonostante la fatica di alzarsi nel cuore della notte, e condividere le prorie esperienze”.
Mangiare insieme
Anche Giosuè Barletti, 15enne, studente del liceo linguistico, uno dei più giovani partecipanti, ricorda con partecipazione il momento dell’adorazione eucaristica, preferendo sottolineare però l’inizio della cerimonia, che si è svolto in maniera comunitaria. “Ritrovarsi tutti insieme per la preghiera – spiega – è stata la cosa che più mi ha colpito, mi ha fatto capire che c’è ancora speranza, come ci insegna il giubileo che si celebra in questo periodo, dedicato proprio alla speranza”.
“L’inizio e la fine dell’adorazione, fatti in modo comunitario – spiega anche David Dallai, 27enne, impiegato in un supermercato mugellano – sono stati molto toccanti. Così come – aggiunge – lo è stato ascoltare la testimonianza dei giovani dell’opera Giorgio La pira, che sono venuti da noi il sabato pomeriggio e ci hanno parlato delle loro iniziative. Un altro momento che mi ha molto colpito – aggiunge – è stata la condivisione delle riflessioni di ciascuno, fatte dopo aver approfondito testi religiosi, come alcune omelie di Papa Francesco, e testi laici. Questo gruppo di giovani che si è creato nel tempo – conclude – è una cosa molto bella. Ci sono rappresentate varie età, sono stato subito accettato e mi sento un po’ come il fratello maggiore”.
“I giovani dell’unità pastorale – spiega don Francesco Alpi – hanno vissuto un’esperienza di quotidianità condivisa con semplicità: la colazione e la preghiera insieme, poi ognuno a scuola o all’università per ritrovarsi a sera intorno alla tavola per parlare della giornata. E poi ancora attività di riflessione, momenti di preghiera, gioco, lavoro”.
Lavorare insieme
Proprio il fatto di calare la vita di tutti i giorni in una dimensione comunitaria, con spazio alla riflessione e alla preghiera sembra essere stato il segreto di questa settimana, che ha lasciato un segno profondo in chi vi ha partecipato. “La mattina – spiega Giosuè – andavamo a scuola, come ogni giorno, alle 7.10 eravamo già operativi. E anche questi giorni di scuola sono stati diversi: si arrivava e si tornava tutti insieme, e anche questo è stato importante, ci ha fatto passare più velocemente le giornate”.
Terminata questa settimana – conclude don Francesco – non si può che dire grazie. A chi si è messo in gioco, a chi si è sbattuto per organizzare, a chi ha cucinato per noi. Grazie Signore per quello che hai seminato nel cuore di ciascuno e che solo Tu conosci. A tutti diciamo: buon rientro a casa! E, come abbiamo cercato di riflettere insieme in questi giorni, non stanchiamoci di cercare la “bellezza collaterale” che c’è sempre, nonostante tutto, in ogni cosa”.
Momenti di svago
Pubblichiamo di seguito le riflessioni sulla settimana scritte da Emilia e Giosuè, due dei giovani partecipanti:
Dal 6 al 9 di Marzo, noi ragazzi del gruppo giovani abbiamo vissuto 4 giorni di comunità a Figliano. Come sempre l’allegria non è mancata, ma nemmeno i momenti di riflessione e commozione. Io mi trovo molto bene in questo gruppo, qui ho trovato dei veri amici, tutti con un gran cuore pronti a farsi da parte mettendo l’altro al primo posto, accettandolo per la sua semplicità. Le attività preparate dai ragazzi che hanno organizzato insieme a Don Francesco questi giorni, sono state particolarmente apprezzate da tutto il gruppo e come sempre hanno rafforzato il nostro legame anche durante la condivisione finale, tanto emozionante, accompagnata da lacrime e abbracci. La domenica pomeriggio dopo la Messa e le pulizie siamo dovuti tornare a casa, felici e grati di aver potuto vivere questi giorni preziosi, dove anche i momenti più stancanti come lo studio del pomeriggio, sono stati piacevoli grazie alla compagnia e al sostegno reciproco. Ringrazio quindi Don Francesco e i ragazzi più grandi, saliti a Figliano da lunedì 3 che con impegno hanno organizzato questi giorni, veramente emozionanti e che mi hanno dato la speranza e la forza di continuare a vivere la vita di tutti i giorni. Ringrazio anche i cuochi che hanno contribuito a renderci felici grazie ai pasti che hanno preparato per noi con amore.
Spero di continuare a partecipare a queste iniziative che mi fanno riflettere tanto: ogni volta che torno a casa mi sento cresciuta e rafforzata nella fede, portandomi dietro qualcosa di nuovo che mi ha cambiata facendomi diventare una persona migliore. Emilia Barletti
Momenti di svago
E Giosuè:
Ho appena trascorso quattro giorni in compagnia dei miei amici del gruppo giovani della parrocchia di Borgo San Lorenzo. Sono entrato da poco all’interno di questa realtà, e fin da subito ho cominciato a vivere esperienze pazzesche. Non immaginavo che si potesse superare ancora, e così è stato. Si è trattato infatti di giorni in cui l’idea fondamentale era inserire nel contesto della vita quotidiana una vita di comunità all’insegna del tema della speranza, che è protagonista del Giubileo 2025. Abbiamo alternato la scuola, lo studio, momenti di svago all’insegna della spensieratezza, ma anche forti momenti di condivisione durante i quali è stata versata anche qualche lacrima. Io credo che la forza di questa esperienza stia proprio in questo: si è riusciti ad aiutarci e a empatizzare fra di noi in vari modi, supportandoci a vicenda e senza mai lasciare nessuno indietro, come hanno dimostrato le ore passate a studiare, in cui tutti si aiutavano se c’era bisogno, o l’organizzazione la mattina per andare a scuola, dove siamo sempre riusciti a soddisfare le necessità e i bisogni di tutti. Il tema, come ho già detto, era la Speranza. L’effetto che questa settimana, questa esperienza, ha suscitato in me è stato proprio quello di farmi vedere che c’è Speranza nella misura in cui ognuno vuole che sia così, aiutandoci sempre per superare le sfide della vita, insieme. Particolarmente rilevante, almeno dal mio punto di vista, è stata l’adorazione eucaristica: la notte della domenica, dopo un momento di preghiera comunitaria, sono state formate delle coppie che a turno, in un lasso di tempo che andava fino alla mattina, si recavano insieme a pregare di fronte a Gesù presente nel Pane dell’Eucaristia. Nel momento in cui io l’ho fatto, ho capito dove stia veramente il senso di vivere insieme: pregare insieme, condividere insieme, aiutarsi… tutte queste cose sono la Speranza, sono quello per cui, a mio avviso, tutti dovremmo lottare affinché ci sia ancora un senso nella vita di fronte a tante cose brutte. In conclusione, ci tengo a ringraziare tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione di questi giorni, da don Francesco Alpi, passando per i miei amici, fino a tutto lo staff che ha dedicato a noi il suo tempo cucinando oppure svolgendo altro tipo di servizio. A loro dico grazie, perché mi hanno dato modo di toccare con mano cosa significhi costruire qualcosa insieme, sperare insieme, e credere insieme, all’insegna della Gioia e delle cose vere. Giosuè Barletti
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