MUGELLO – Riccardo Nencini, già parlamentare socialista, motiva la scelta di votare SÌ al prossimo referendum sulla giustizia
Può succedere che le ragioni della politica offuschino i contenuti di un referendum. È accaduto con la riforma costituzionale proposta da Renzi dieci anni fa: non si votavano i quesiti ma si votava pro o contro il governo Renzi.
Anche oggi è così: pro o contro il Governo Meloni piuttosto che sulla separazione delle carriere. La Schlein è la segretaria di un partito che dieci anni fa, al tempo del referendum costituzionale, si scagliò contro chi – sinistra fuoriuscita dal Pd e destra – trasformò quella consultazione in un voto a favore o contro Renzi in persona. Oggi attacca chi vota ‘si’ tacciandolo di fascista quando ieri una parte dei suoi votò con Salvini e Meloni.
È di tutta evidenza che le posizioni cambiano a seconda di chi governa e di chi si trova all’apposizione. Ma il referendum del prossimo marzo pone un quesito importante e a quel quesito bisogna rispondere, senza fare ‘melina’.
Io voterò SI per queste ragioni.
L’unicità delle carriere dei magistrati era nei codici fascisti (Regio Decreto n. 12/1941). Serviva a controllarli meglio, a tenerli al guinzaglio. Non per caso Paesi che non hanno conosciuto lo Stato totalitario – Francia e Inghilterra – hanno carriere separate. Il costituzionalista Barbera, ex parlamentare Ds, ricorda che “la Costituzione prevedeva il superamento dell’assetto Mussoliniano dell’ordinamento giudiziario che si basava sulla unicità delle carriere”.
Nel 1989 venne votata la legge Vassalli da uno schieramento larghissimo. Prevedeva il superamento del sistema inquisitorio fascista per passare al sistema accusatorio, i Pubblici Ministeri insorsero, poi arrivò tangentopoli e tutto si bloccò.
Uno dei paradossi di queste settimane è l’atteggiamento dell’Associazione Nazionale Magistrati. Fomenta l’odio verso le istituzioni e verso la politica quando, da organo dello Stato qual è, dovrebbe osservare un rigoroso silenzio.
È astratta speculazione che questa riforma voglia imbavagliare i magistrati. Il contrario significherebbe che il fascismo era un regime liberale e che Matteotti, anche lui a favore della divisione delle carriere, sia morto d’infarto.
Ancora.
32.000 errori giudiziari negli ultimi trent’anni, mille ogni anno. Troppi! Ha dunque un senso dare valore alla Corte di Giustizia autonoma, proprio quella corte che viene proposta nel 2022, appena tre anni fa, dallo stesso Pd.
Ancora.
Le correnti sindacali partecipano all’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno dei magistrati. C’è qualcuno che possa sostenere che quelle correnti siano lontane da relazioni con la politica? Lo scandalo Palamara è stato la norma o un accidente? Penso sia opportuno cambiare il sistema per scegliere chi giudica i giudici.
In ultimo.
Che Vassalli, Pisapia, Falcone e i leaders del socialismo e del liberalismo europeo di ieri e di oggi sostengano la bontà delle carriere separate è per me uno stimolo a fare altrettanto. Mi sento in ottima compagnia.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 febbraio 2026






3 commenti
Ecco perché io sono diverso da te e sono orgoglioso di esserlo!! Socialisti e dx é la stessa cosa , basta ricordarsi cosa fece quel signore che é morto latitante in Tunisia…….
Poero Nencini …. Il presidente Pertini si rivolterà nella tomba
Scusa riccardo ma i due Csm e l’alta corte cosa c’entrano con la separazione delle carriere che è già prevista dalla rfiorma cartabia?