VICCHIO – Un ospite d’eccellenza per la XXII Marcia di Barbiana che, quest’anno, celebra i cento anni dalla nascita di don Milani. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, infatti, ha presenziato a questa importante manifestazione.
Ad aprire la marcia gli interventi dell’assessore del Comune di Vicchio Rebecca Bonanni, del coordinatore della Marcia Perugi Assisi-Marcia della pace e della fraternità Flavio Lotti, del presidente dell’Istituzione Don Lorenzo Milani Leandro Lombardi, e di Giovanni De Gara, l’artista autore dell’installazione “Eldorato”, che con le coperte termiche color oro utilizzate per l’accoglienza dei migranti ricopre le porte della chiese di Vicchio e di Barbiana (articolo qui).

“Don Milani credeva nella scuola – ha spiegato l’assessore Bonanni – in una scuola che include tutti e che non lascia indietro nessuno, una scuola che si basa sulla centralità del linguaggio e della parola, aperta al mondo, dotata di spirito critico esercitato sulla realtà sociale. Il bisogno più grande resta quello di costruire una scuola, una società in grado di ‘avere a cuore’ tutti, a prescindere dalle loro capacità, portare tutti, nessuno escluso, verso il successo formativo e la conoscenza di se stessi. Dobbiamo continuare ad ascoltare le differenze individuali incentivando ognuno a sviluppare le proprie capacità. Se a distanza di tanti anni non solo restano ma anzi si sono allargate disuguaglianze ed ingiustizie sociali, se la scuola perde per strada i ragazzi, se ‘fare la cosa giusta’ non è una scelta immediata e scontata, se le parole di pace continuano a rimanere inascoltate, come società abbiamo imparato ben poco dall’esperienza d Barbiana. Nel centenario della nascita di don Lorenzo, auspichiamo che il messaggio di Barbiana sia compreso come un’eredità non solo da custodire ma anche e soprattutto da mettere in pratica ogni giorno. Non possiamo permetterci, riprendendo le parole di Don Milani di ‘Bestemmiare il tempo’: questa vita, questo mondo, sono troppo preziosi”.

“Se davvero vogliamo fare come Milani – ha sottolineato Flavio Lotti, coordinatore della Marcia PerugiAssisi – oggi dobbiamo scegliere di ‘essere’ come don Milani e investire sui giovani, credere nei giovani, fare spazio ai giovani e dare la parola ai giovani. Anzi, dobbiamo lasciare che se la prendano la parola, come stanno facendo i giovani che lottano con i loro corpi contro il cambiamento climatico, come stanno facendo quelli che piantano le tende davanti all’Università, come fanno quelli che a Palermo manifestano contro le mafie. Come ai tempi di don Milani, ancora oggi, alcuni vorrebbero giovani obbedienti e arruolabili nelle anguste schiere della competizione selvaggia o negli eserciti della terza guerra mondiale. Con il nostro semplice gesto di camminare e di salire a Barbiana, oggi come abbiamo fatto domenica scorsa con la Marcia PerugiAssisi, noi li invitiamo a ribellarsi ad un presente insopportabile e insostenibile e ci impegniamo a camminare assieme a loro per trasformare il futuro che incombe”.

“Il periodo storico che stiamo vivendo – ha concluso Leandro Lombardi, presidente dell’Istituzione Don Milani – è un periodo di crisi: crisi politica, ecologica, economica e sociale, demografica e delle migrazioni, educativa e dei valori del vivere civile, ecclesiale. Il Centenario della nascita di Don Lorenzo Milani che si inaugura con la Marcia a Barbiana, non può essere una celebrazione scontata, ma vogliamo che diventi un’occasione per riscoprire l’attualità del suo messaggio, per capire meglio il nostro tempo e trovare nuove soluzioni per i nostri problemi. Ci serve rileggere oggi le sue parole per affrontare le nuove sfide del nostro tempo”.
Sono seguite letture da parte degli studenti dell’Istituto comprensivo di Vicchio, autori del libretto “Don Milani e la Scuola di Barbiana… appassionatamente attenti al presente e al futuro”. Poi i partecipanti hanno mosso i primi passi per raggiungere il lago Viola e da qui Barbiana.

All’arrivo a Barbiana, luogo dove il priore ha fondato la sua celebre scuola che includeva gli studenti meno abbienti, si è tenuto il tanto atteso discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che si è tenuto la visita al cimitero, dov’è seppellito don Milani, e la scuola.
“Nella sua inimitabile azione di educatore – ha commentato il Presidente Mattarella – , e lo possono testimoniare i suoi ‘ragazzi’, pensava, piuttosto, alla scuola come luogo di promozione e non di selezione sociale. Una concezione piena di modernità, di gran lunga più avanti di quanti si attardavano in modelli difformi dal dettato costituzionale. Era stato mandato qui, a Barbiana, in questo borgo tra i boschi del Mugello, perché i suoi canoni, nella loro radicalità, spiazzavano l’inerzia. La sua fede esigente e rocciosa, il suo parlare poco curiale, i suoi modi, a volte impetuosi, lontani da quelli consueti, destavano apprensione in qualche autorità ecclesiastica. In tempi lontani dalla globalizzazione e da internet, da qui, da Barbiana, il messaggio di don Milani si è propagato con forza fino a raggiungere ogni angolo d’Italia; e non soltanto. Don Milani, aveva una acuta sensibilità circa il rapporto, che si pretendeva gerarchico, tra centri e periferie. Il motore primo delle sue idee di giustizia e uguaglianza era proprio la scuola. La scuola c. Non a caso oggi si usa l’espressione ‘povertà educativa’ per affermare i rischi derivanti da una scuola che non riuscisse a essere veicolo di formazione del cittadino. La scuola per conoscere. Per imparare, anzitutto, la lingua, per poter usare la parola. Il mondo, diceva don Milani, si divide in due categorie: non è che uno sia più intelligente e l’altro meno intelligente, uno ricco e l’altro meno ricco. Un uomo ha mille parole e un uomo ha cento parole. Si parte con patrimoni diversi. Da questa ansia si coglie il suo grande rispetto per la cultura. La povertà nel linguaggio è veicolo di povertà completa, e genera ulteriori discriminazioni. La scuola, in un Paese democratico, non può non avere come sua prima finalità e orizzonte l’eliminazione di ogni discrimine. La scuola è di tutti. La scuola deve essere per tutti. Spiegava don Milani, avendo davanti a sé figli di contadini che sembravano inesorabilmente destinati a essere estranei alla vita scolastica: ‘Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo di espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose’. Impossibile non cogliere la saggezza di questi pensieri. Era la sua pedagogia della libertà. Don Milani è stato un grande italiano che, con la sua lezione, ha invitato all’esercizio di una responsabilità attiva. Il suo ‘I care’ è divenuto un motto universale. Il motto di chi rifiuta l’egoismo e l’indifferenza. A quella espressione se ne accompagnava un’altra. Diceva: ‘Finché c’è fatica, c’è speranza’. La società, senza la fatica dell’impegno, non migliora. Impegno accompagnato dalla fiducia che illumina il cammino di chi vuole davvero costruire. E lui ha percorso un vero cammino di costruzione”.

Non poteva mancare un intervento anche dal sindaco di Vicchio Filippo Carlà Campa che ha ringraziato il presidente per la sua presenza e rivolto un pensiero alle vittime dell’alluvione dell’Alto Mugello e dell’Emilia Romagna.
“Non importa – ha dichiarato il primo cittadino – quanto grande sia la realtà nella quale ognuno di noi vive, opera e s’impegna. Come ha dimostrato don Milani si può cambiare il mondo anche da quassù. Da Barbiana, don Milani ha dato il via ad un percorso culturale, sociale e religioso che è riuscito a travalicare ogni confine. Ma non possiamo dimenticare che ogni cambiamento è possibile solo se il nostro impegno è grande, profondo, totale. Don Milani era un cittadino. Un fiorentino che si è trasferito a Barbiana, non per sua volontà. Eppure ha amato noi, persone di campagna, con un amore così grande che neppure abbiamo saputo ricambiare appieno. Il mio più grande desiderio è che la città ed i cittadini continuino a rivolgere lo sguardo a noi abitanti della provincia con la stessa intensità che ci mise don Lorenzo. Città e campagna, pur nella loro diversità, devono essere una cosa sola e lavorare insieme per un futuro migliore e più giusto. Del resto, anche da qui si può cambiare il mondo: cel lo hanno dimostrato Giotto e Beato Angelico prima, don Milani poi”.
“Don Milani scelse i poveri perché aveva sete di giustizia – ha dichiarato la presidente del Comitato centenario don Milani Rosy Bindi – Ha dato la sua vita per il riscatto della dignità degli emarginati e ha fondato una scuola diventata esempio di educazione alla responsabilità. In questo centenario vogliamo far parlare don Lorenzo, le sue parole sono chiare e possono ancora scomodarci come credenti, sulla nostra fedeltà al Vangelo e come cittadini, sulla nostra fedeltà alla Costituzione”.

“La presenza oggi a Barbiana del cardinale Zuppi e del Presidente della Repubblica, Mattarella – conclude la Bindi – è una conferma che Don Milani è stato maestro di fede e maestro di valori civili. La riscoperta dell’attualità del pensiero e dell’azione di don Milani, che vogliamo promuovere in questo anno, sarà anche un modo per rendere ragione a quanti non lo hanno dimenticato e ne hanno custodito la memoria che adesso può e deve essere patrimonio di tutti”.
Irene De Vito (Video a cura di Nicola Di Renzone)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 Maggio 2023




