
Già da tempo si discute nel nostro Comune di settimana corta a scuola, si vorrebbe cioè estendere quello che già avviene nella scuola materna ed elementare (e nelle medie di altri Comuni), anche alla scuola media Giovanni della Casa. Cinque giorni di scuola ed un intero weekend libero permetterebbero a noi ragazzi di avere più tempo per divertirci e coltivare le nostre passioni al di fuori della scuola, passare del tempo in famiglia, fare delle gite. Il problema principale, per attuare questa proposta, è quello delle ore settimanali da svolgere a scuola, 30 per il tempo ordinario e 36 per il tempo prolungato; la settimana corta, infatti, non comporta una riduzione delle ore scolastiche, ma una divisione delle ore del sabato negli altri giorni della settimana. Quindi agli studenti sarebbe richiesto, per poter avere il sabato libero, un maggiore impegno durante la settimana: entrare prima la mattina ed uscire più tardi, avendo ogni giorno 6 ore di lezione, oppure uno o più rientri pomeridiani.
Se per il Comune questa articolazione oraria rappresenterebbe un risparmio economico, da quantificare comunque, e dunque preme perché ciò si concretizzi, cosa ne pensano gli altri soggetti coinvolti?
Abbiamo deciso di raccogliere le opinioni di alunni, docenti e famiglie, sottoponendo ad essi un questionario sul tema. Ovviamente non abbiamo potuto sottoporlo a tutti, in quanto la mole di lavoro per analizzare i risultati sarebbe stata enorme, abbiamo perciò scelto un campione casuale di persone, assortito tra classi prime, seconde e terze e rappresentativo sia del tempo ordinario che del prolungato. Abbiamo inoltre intervistato alcuni docenti a favore e alcuni contrari, oltre a due soggetti la cui opinione pesa molto sulla decisione da prendere, come la Dirigente della nostra scuola e il Presidente del Consiglio di Istituto.
Dal sondaggio emerge che docenti e famiglie sono su posizione opposte: i professori sono fortemente contrari (76%), mentre le famiglie sono nettamente a favore (72%); gli alunni al contrario sono divisi esattamente a metà nel giudizio sulla settimana corta.
Vediamo di analizzare più nel dettaglio i diversi punti di vista. Circa due terzi dei genitori coinvolti si è detto favorevole all’eliminazione del sabato, ritenendolo un vantaggio per l’organizzazione familiare, in quanto permetterebbe ai propri figli di riposarsi un giorno in più ed avere più tempo per lo sport, per la vita in famiglia e per fare i compiti, avvantaggiandosi per il resto della settimana. Tra coloro che si dicono invece contrari le motivazioni sono da ricercare soprattutto nella didattica: il rendimento dei figli, a loro avviso, sarebbe minore dovendo stare così a lungo a scuola ogni giorno. Inoltre alcuni sottolineano che, comunque, dopo i tre anni della scuola secondaria inferiore, alle superiori si va a scuola il sabato, perciò è bene abituarsi.
Il problema dell’attenzione, dello scarso rendimento, della difficoltà a preparare per il giorno successivo molte materie, sono tra le critiche mosse all’eliminazione del sabato da parte dei docenti. Alla domanda “Quali potrebbero essere gli svantaggi?” (si potevano dare più risposte), l’85% degli insegnanti ha risposto la scarsa attenzione alla ultime ore, il 76% la difficoltà a svolgere i compiti a casa per 6 materie differenti, mentre solo il 38% crede che l’inevitabile riduzione delle ore di lezione a meno di 60 minuti rappresenterebbe un problema. Certo è che i minuti “persi” di lezione dovrebbero essere recuperati, traducendosi in alcune ore annue di compresenze, ore a disposizione per le gite, laboratori pomeridiani, dando vita ad un’organizzazione oraria davvero molto complessa per una scuola grande come la nostra, dove ci sono 8 sezioni, per un totale di 24 classi e in questo anno scolastico 61 docenti. Diversi professori hanno sperimentato la settimana corta in altri istituti e ne danno un giudizio differente: alcuni ne parlano come una scelta sbagliata fatta in nome del risparmio, altri al contrario come la possibilità di migliorare l’organizzazione della didattica, svolgendo nel pomeriggio laboratori, corsi di recupero, attività, che non trovano posto la mattina.
Ma veniamo adesso agli studenti, esattamente spaccati a metà, divisi tra coloro che vedono il sabato libero come un’opportunità per riposarsi dopo la faticosa settimana di studio, e coloro i quali invece, non sono disposti a rimanere a scuola oltre le una e mezzo e di mangiare alla mensa non ne vogliono proprio sapere.
Le possibilità che si aprirebbero sono infatti due: fare 6 ore consecutive di lezione oppure rimanere a scuola uno o due pomeriggi la settimana. Entrambe le soluzioni hanno delle criticità perché la scuola, come si diceva prima, è grande, perciò far mangiare tanti alunni alla mensa, già utilizzata dalle elementari, non sarebbe semplice, del resto anche le 6 ore di lezione sarebbero un problema per gli alunni che ad esempio stanno nelle frazioni; questo significherebbe per loro dover tornare a casa molto tardi. Nel caso di una organizzazione su 6 ore al giorno, il 55% degli intervistati non vorrebbe tornare a casa più tardi di adesso, e il 47% non vorrebbe svegliarsi prima per entrare anticipatamente a scuola. Del resto una buona percentuale di intervistati (46%) non sarebbe disposto a saltare attività extra-scolastiche trattenendosi a scuola il pomeriggio.
Un discorso a parte va fatto per il tempo prolungato che interessa 6 classi in totale, le quali hanno già due pomeriggi; il 68% dei professori ritiene che la settimana corta non sia compatibile con le 36 ore settimanali, in quanto sia l’ipotesi delle sei ore che quella dei rientri pomeridiani, andrebbero a gravare in modo davvero significativo sugli alunni che hanno fatto questa scelta. Perdere il tempo prolungato, dicono alcuni insegnanti nei questionari, vorrebbe dire rinunciare ad una scelta didattica ben precisa e con una sua connotazione, anche metodologica, specifica, oltre che ad alcuni posti di lavoro.
Anche la Dirigente Laura Innocenti è di questa opinione: “Non sono favorevole alla settimana corta né come preside né come insegnante: non è adatta per i ragazzi delle scuole medie e superiori perché didatticamente la mole giornaliera di lavoro che si richiede ai ragazzi può diventare davvero gravosa e le ultime ore di lezione ne risulterebbero svantaggiate”. Nello specifico, per quanto riguarda la nostra scuola, ritiene improbabile la possibilità dei rientri pomeridiani per l’alto numero delle classi e per la difficoltà per tutti di usufruire della mensa.
Una posizione più aperta è quella del Presidente del Consiglio di Istituto Paolo Fratini il quale, alla domanda se sia favorevole o meno al sabato libero risponde: “ Io credo che si debbano considerare gli aspetti relativi alla didattica, cioè se è compatibile con una didattica appropriata, la mia risposta è sì, ma se deve togliere contenuti e possibilità alla didattica, o comunque essere meno appropriata allora non è il caso”.
Comunque la si pensi questo argomento ha dato modo di confrontarsi su un tema di grande attualità, che divide fortemente favorevoli e contrari e ci sarà ancora molto di cui discutere.
CLASSE III B – Scuola Media “Giovanni Della Casa” – Borgo San Lorenzo
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 29 aprile 2015





