BORGO SAN LORENZO – Saluterà il prossimo 13 settembre -con una Messa alle 18 al Centro Giovanile-, don Antonio Lari, cappellano della parrocchia borghigiana, e direttore del Centro Giovanile del Mugello. Dopo sette anni, era arrivato il 16 settembre 2013, lascia Borgo San Lorenzo, perché trasferito nella parrocchia di Santa Maria a Scandicci. Lo abbiamo intervistato.
Don Antonio, con quali sentimenti lasci la comunità borghigiana?
Prima di tutto con un senso di gratitudine. Anzitutto verso il Signore, perché mi ha donato sette anni belli, con tante esperienze, che mi hanno aiutato a crescere come uomo e come prete. Ho la consapevolezza che questo passaggio fa parte di un cammino, ed è chiaro che umanamente c’è dispiacere. Non tristezza, non arrabbiatura, ma quel che è naturale provare quando lasci una comunità bella e ricca, che ti chiede tanto ma ti dà tanto, e con la quale si è condiviso un cammino intenso, faticoso, ma anche fruttuoso. Anche se so che in fondo non lasci niente, perché siamo tutti nell’unica Chiesa, a servizio del Signore.
Cosa contraddistingue in positivo questa comunità?
Sicuramente la generosità. Io sono convinto che i santi patroni influenzino le comunità. San Lorenzo è esempio di carità, di generosità, di premura verso l’altro. E la generosità è una delle note caratteristiche di Borgo San Lorenzo: ti scruta, ti studia, però se dai ti restituisce cento volte tanto. Questo l’ho sperimentato concretamente tantissime volte: tu dai, ma ti torna indietro il centuplo.
E un difetto?
Come faccio a dirlo? Vengo da un paese di campagna e da una comunità ancora più piccola di Borgo San Lorenzo. Sono i difetti delle comunità piccole. Quando uno arriva, senti che la comunità è come una fortezza, ti appare un po’ chiusa, ti mettono alla prova, ma se passi l’esame sei a posto. Ma per me questo non è un limite, è il bello di queste comunità. Cosa che non c’è a Firenze: nelle grandi comunità vai e vieni, manca il legame forte delle relazioni.
I giovani borghigiani ti vogliono un gran bene. Hai usato un metodo “segreto”?
Niente metodi. I giovani ti vogliono bene se vuoi bene a loro. E io ho cercato di voler bene a tutti , vicini e lontani e di camminare con tutti condividendo le gioie quotidiane e le ferite. Alla fine è questo che conta.

Che suggerimento daresti a don Francesco, il giovane sacerdote firenzuolino che viene da Vicchio e prenderà il tuo posto?
Di starci, di vivere appieno la comunità, sempre alla luce della presenza e dell’azione del Signore. Parti da quella e vivi con libertà. E accogli tutti, condividendo. Ma Francesco non ha bisogno di consigli, lo sa già come fare. Chiedo piuttosto ai parrocchiani, ai giovani e ai volontari del Centro Giovanile di volergli bene, come hanno voluto bene a me.
Sette anni non sono pochi. Cosa hai visto cambiare nel paese e nella comunità parrocchiale?
All’interno della comunità parrocchiale ho visto crescere la comunione e il senso di appartenenza. Quando arrivai c’erano ancora divisioni, e anche qualche ostilità verso il parroco. Ma il parroco è uno, come una è la Chiesa. E col passare del tempo queste difficoltà sono diminuite, è stato fatto un cammino positivo. E anche il paese è cresciuto, ci sono tanti nuovi eventi, tante feste e iniziative, il palio, la festa di San Lorenzo.
A questo proposito, qual è stato il tuo rapporto con la società civile?
Ottimo da sempre. Un rapporto fecondo nel rispetto dei ruoli, abbiamo condiviso un cammino e una visione, con le istituzioni e le altre associazioni, fino all’esperienza ultima della pandemia, che ha visto una collaborazione forte con tante associazioni diverse, per un unico fine, ed è stata una cosa molto bella.


Già, la pandemia e le grandi difficoltà che stiamo vivendo. Su cosa dobbiamo puntare?
Il problema di tutti i momenti di crisi è che uno si chiude in se stesso, vede solo se stesso e i propri problemi. E da qui si originano divisioni, discussioni, critiche sterili, e contrapposizioni che rendono tutto più arido e difficile. Dobbiamo fare esattamente il contrario. Ovvero la fatica di stare uniti, di stare insieme proprio nel momento della difficoltà: provare a capire qual è la direzione verso cui camminare, e provare a farlo insieme, è la sfida che questo tempo ci sta mettendo davanti.
Dobbiamo comprendere quali sono le priorità di questo tempo sulle quali lavorare. Una è sicuramente quella dei giovani. Adesso li stiamo giudicando, accusando e incolpando, ma forse dovremmo ricordarci che sono il frutto di quello che noi abbiamo fatto. I ragazzi non sono nati da soli, sono stati educati così. E’ inutile che i più grandi puntino loro il dito addosso, semmai vanno aiutati a crescere.
Tutto nasce dall’individualismo profondo nel quale stiamo vivendo. Occorre invece sviluppare il senso di responsabili, la capacità di assumersi le proprie responsabilità e mettersi in gioco per quello che ognuno è. Non dare la colpa a quegli altri, o saper dire solo “il problema non è mio” o non riconoscere che esistono problemi.
Poi è chiaro che in questo momento molti giovani son fragili. sono il frutto delle nostre scelte , delle nostre azioni. E anche tanti giovani borghigiani soffrono. Soffrono di solitudine, soffrono di paure, soffrono di una mancanza di una visione di futuro che noi più grandi non stiamo dando, appiattiti come siamo sull’oggi più totale, “consumo, sto bene, esisto e buonanotte”.
E invece “non è bene che l’uomo sia solo”. Lo dice la prima pagina della Bibbia. Oggi il male è quello. Da questo individualismo, da questa solitudine nasce il violento, l’aggressivo, quello che fa uso di droghe perché soffre dentro, e cerca di anestetizzarsi.

Che fare allora?
La sfida è grossa e difficile. Il lavoro svolto in questi anni è stato quello di cercare di far sì che il Centro giovanile -ed è una lotta quotidiana- possa essere un luogo nel quale condividere relazioni , e anche condividere queste fragilità, perché se le condividi le vivi, le affronti , le porti insieme. Se fai finta che non ci siano, la difficoltà aumenta.
Certo non è semplice coinvolgere i ragazzi, e si fa fatica a creare le occasioni di incontro e di annuncio. E’ cambiato il modo di stare insieme dei ragazzi, sono cambiate le dinamiche di gruppo. E c’è stato anche un periodo nel quale i ragazzi non facevano gruppo nemmeno tra di sé, erano sempre più isolati.
Però ci si prova…
Certo, senza stancarci, con fiducia. E nascono cose belle. Penso in particolare, con gioia, al cammino fatto con i giovani nell’esperienza dei campi scuola, una cosa che c’è sempre stata nella comunità parrocchiale, ma posso dire di averla vista crescere, nella preparazione, nella formazione degli educatori, e anche nel numero di ragazzi che vi hanno partecipato. Tanti sono stati coinvolti, si è seminato, non sappiamo quando, quanto e cosa nascerà, ma sicuramente questa è stata un’esperienza bella, di crescita di condivisione di un cammino di fede e di senso di responsabilità, con giovani che si mettono a servizio di altri giovani, e lo fanno con passione, con attenzione, con fatica anche.
E poi c’è il Centro Giovanile…
Il Centro Giovanile è un grande portico dei Gentili. Nell’antico tempio di Gerusalemme c’era il portico dei Gentili, il luogo dove tutti potevano entrare . E come nel tempio c’era poi il luogo per la preghiera così è nel Centro giovanile, tutti sono accolti, e poi chi sceglie di fare un cammino di fede trova e risponde anche ad altre proposte, come una serie di cerchi concentrici.
Devo anche ricordare il percorso positivo, per la vita del Centro Giovanile, fatto con la Fondazione Romanelli e Bruschi, con entrambe le gestioni, perché ognuna è stata importante per l’altra. Si è riusciti a cambiare l’impostazione e a portare due realtà, parrocchia e fondazione, a camminare verso un unico fine, per il servizio alla comunità tutta.

Una realtà come il Centro Giovanile coinvolge da tanti anni tante persone, e dietro ogni persona c’è una storia, magari ci sono anche delle ferite, degli scontri vissuti in quell’ambiente, e tanto altro. Occorre fare lo sforzo e la fatica di passare dalla valle degli orti dove ognuno coltiva solo il suo e magari dice anche male dell’orto del vicino,e di riuscire a camminare insieme per giungere non più a un agglomerato di orti, ma a un grande campo comune, nel quale ognuno lavora accanto, con lo stesso fine.
E ora il campo c’è?
Il campo c’è, un po’ di più, ma c’è ancora da camminare! Ma è normale, non siamo un’azienda, ma una comunità, e questi sono i problemi della nostra umanità, che ci fa dire “questo l’ho fatto io, è mio, come me non c’è nessuno “. Bisogna cercare di valorizzare il buono di tutti e lasciar fare il resto, ho detto a don Francesco: ascolta tutti e non giudicare nessuno.
Parlaci del tuo rapporto con i pievani borghigiani…
Ora mi vuoi far commuovere… Ho fatto il conto, l’altra sera. In questi sette anni sono stati con undici preti, a Borgo San Lorenzo, due parroci e nove cappellani e ognuno mi ha dato tanto e mi ha aiutato a crescere.
Don Luciano mi ha insegnato l’importanza di vivere profondamente le relazioni, con attenzione, con passione, sapendo ascoltare , facendosi prossimo alla vita degli ultimi in modo nascosto e silenzioso. E sono state importanti anche le piccole attenzioni verso di noi, sempre sensibile e premuroso. e lo stesso è stato don Maurizio. Magari don Maurizio mi ha trasmesso l’importanza della fedeltà alle responsabilità del ministero sacerdotale, della formazione continua e del rispetto della disciplina, degli orari. Don Maurizio voleva che mezz’ora prima della Messa si fosse in sacrestia, e ci si prepara alla celebrazione: questo me lo ha insegnato lui e lo porto con me come qualcosa di molto prezioso. Caratteri diversi, ma per me entrambi i pievani sono stati importanti per la mia crescita di uomo e di prete.
In conclusione, che cosa vuoi dire alla tua gente, ai borghigiani?
Anzitutto l’augurio di continuare a camminare seguendo il Signore, mettendo lui al centro della propria vita. Poi a tutti, e anche ai non credenti, di camminare non rimanendo mai indifferenti alla vita di chi abbiamo accanto. Come persone, come famiglie, come comunità. Continuate a farvi ispirare e guidare dalla figura e dall’esempio di San Lorenzo.
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 settembre 2020













