MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi, domenica 14 novembre, è la volta del viceparroco di Barberino di Mugello e amministratore pastorale di Galliano don Nicola Materi.
“Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”.
Il Vangelo di questa domenica, la XXXIII del Tempo Ordinario, ha il sapore di una promessa; attesa, desiderata e che si compirà, a suo tempo. Ha il sapore delle cose ultime e tutto il valore dell’essere agli sgoccioli, prezioso ed essenziale come il precipitato di una soluzione, bellissimo e profondo come le parole che ci si dicono sul pianerottolo, quando la serata è già finita, abbiamo il cappotto e la borsa sotto il braccio ma ancora non ci si risolve a salutarci e, chissà come, lì, in piedi, ci si dicono le cose spesso più importanti.
Possiamo infatti considerarla l’ultima domenica dell’anno liturgico; la successiva sarà la solennità di Cristo Re, e poi l’Avvento e un nuovo anno che si apre. L’ultima domenica, dunque, ultima o quasi, dell’anno. Di questo anno. Ancora difficile, storicamente memorabile.
Sentiamo Dio vicino e ci viene donato l’essenziale; ciò che resta dopo le tante avventure della vita, liete o tristi, dolorose o non ancora comprese del tutto. Dopo e, direi, prima o, meglio, alla base, a fondamento di tutto. Come il primo dei comandamenti, che qualche domenica fa quel giovane chiedeva a Gesù: primo in quanto fondante, quello da cui tutti gli altri scaturiscono e che in tutti puoi ritrovare, come una matrice sorgiva e potente, sulla quale poggiarsi con certezza. Ci viene donato da Gesù stesso, questo essenziale, ed è bello che sia sulle sue labbra, che sia lui stesso a dircelo, senza misteri, senza velature strane ma in totale verità e franchezza.
Vi sarà tribolazione: “le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Vi sarà tribolazione, puoi starne certo. E’ essenziale che ci sia. Ma non cercarne il senso lontano da te. Impara dalla natura: guarda il fico; non mette forse i germogli quando l’estate è ormai vicina? E dunque anche per la vita, nella sua parabola terrena, sempre rivolta al suo compiersi, non senza sconvolgimento.
Gesù ci dona questo sguardo sul reale con linguaggio apocalittico, che rivela le cose ultime, appunto; “il” fine (più che “la” fine) di tutto. Quando la mamma entra nel travaglio del parto sa che sarà per una nascita attesa e che darà tanta gioia, ma in quel momento, in quell’ora, vive il suo sconvolgimento e il suo dolore. Ma tutto questo è necessario per aprirsi alla vita. E’ il nascere stesso! E questo fine, questo principio e fine di tutte le cose, questo senso (significato e direzione ad un tempo) è Gesù. Ed è una grazia così importante recuperarlo questo fondamento, ora, in questo sgocciolo di anno liturgico, sul nostro pianerottolo, tra le parole che ci si dicono sull’uscio, in piedi; sull’uscio di questo anno, così troppo più grande di noi, in cui tanta vita è passata, cambiata, trasformata.
Gesù.
Perfino il cielo e la terra, quelli sopra e sotto di noi, certo, ma anche quelli che stanno dentro di noi, la terra delle mie certezze, degli affetti sicuri, il cielo di tutte le mie aspirazioni, perfino quelli passano, perché devono passare, sono fatti per passare, come le generazioni, come le doglie del parto, ma “le mie parole non passeranno”. Da intendersi non tanto come “i concetti che vi ho espresso”, o “le mie idee poeticamente consegnate alle parabole” ma come la presenza stessa di Gesù, Signore del tempo e della storia, il Figlio dell’uomo, amante della vita, nostro Maestro e Salvatore.
Parole, gesti, vita e persona del Signore Gesù sono un tutt’uno, sempre. Ed è presenza fedele, salvifica e che entra in relazione, ci invita ad imparare, seguendolo.
“Allora vedranno il Figlio dell’uomo”; lo vedremo, con questi occhi. Perché lo avremo seguito, da sempre. Quel giorno e quell’ora la sa solo il Padre, ma per noi, discepoli di Gesù, è l’ora e il giorno che danno fondamento e riempiono di sé ogni nostra ora e ogni nostro giorno, di questo e di ogni anno. Attesi sempre e sempre desiderati, come promessa che fa vivere la nostra vita e ci chiama ad aprirci, a lasciarci guardare così come siamo, senza timore.
“Non sei lontano dal regno di Dio”…
Donaci sempre la grazia di seguirti, Signore Gesù e di starti vicino. Tienici per mano e facci sempre tuoi discepoli fedeli, semplici e gioiosi. Grazie.
don Nicola Materi
viceparroco Unità Pastorale Barberino di Mugello
e amministratore Pastorale di S. Bartolomeo a Galliano
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Novembre 2021





