BORGO SAN LORENZO – In pista, al volante, la funzione visiva è fondamentale. E un approfondito studio, svolto a Bio Scienze, ha ottenuto importanti risultati, tanto che tale ricerca è stata pubblicata in una rivista oculistica “Eye Doctor”. Il titolo della ricerca e dell’articolo è “Gestione visiva e metabolica in condizioni estreme: case report di un pilota automobilistico professionista”. Il pilota è il mugellano Max Mugelli, e il coordinatore della ricerca è il dottor Paolo Miranda, oculista di Borgo San Lorenzo, insieme ad Andrea Panchetti, ottico-optometrista e contattologo borghigiano e a Luca Ricciardi, farmacista specialista in preparazioni galeniche, di Rufina.
“Abbiamo valutato il pilota – spiega il dottor Miranda – sia dal punto di vista visivo che metabolico. Mugelli ha una leggera miopia e astigmatismo, facili da correggere in condizioni normali. Ma in una vettura come la sua, con velocità altissime, e con temperature elevate, che raggiungono nell’abitacolo i 50-60 gradi, e con il casco, tutto diventa più complicato. Si tenga conto poi che per la concentrazione in pista, il pilota tende ad ammiccare ben poco, cioè apre e chiude le palpebre raramente. E questo provoca l’asciugatura della lente a contatto”.
La ricerca ha mirato ad obiettivi concreti: “Insieme all’optometrista Panchetti abbiamo approntato una correzione con una lente speciale e con un collirio speciale, consentendo di avere una visione eccellente nella gara e nelle prove. In più sono stati, per l’aspetto metabolico, preparati degli integratori, con sostanze naturali, fatti su misura, come un abito dal sarto, tenendo conto delle sue esigenze specifiche: questo programma di gestione metabolica ha lo scopo di far dare il massimo al pilota nelle prove e nelle gare. Ha bisogno infatti di un piano di integrazione che gli consenta di recuperare velocemente durante le pause.”
Obiettivi concreti e ripetibili: “Tutto questo, lenti a contatto, collirio e integratori, può essere utilizzato da qualsiasi sportivo e da qualsiasi altra disciplina. Con le opportune modifiche sulla base della persona e del tipo di sport”.
Risultati? “Noi seguiamo Max Mugelli da quasi 4 anni e il risultato è che lui da un punto di vista atletico sta ottenendo prestazioni migliori, con tempi di recupero più rapidi e una migliore e più stabile capacità visiva, e tutto questo gli consente performance di più alto livello”.
“Bio Scienze – ricorda Fulvia Penni, fondatrice e titolare – è nata quindici anni fa, le due parole sono unite da una sinapsi, che è il primo collegamento cellulare che ci permette di vivere, e sono indicate anche ricerca e formazione scientifica. Se, nel corso degli anni, è stato relativamente facile mettere in piedi una struttura sanitaria, pur con obblighi e adempimenti, la ricerca invece segue modalità molto diverse: è silenzio, laboratorio, impegno, sperimentazione; e richiede tempo. Quando, infine, fa clamore, è perché è arrivata all’essenza delle cose e può gridare il risultato. Il bello di questa ricerca è che è stata eseguita con varie sinergie, e il lavoro di squadra premia sempre. Ci sono medici, farmacisti che hanno messo a punto una molecola, ottici che hanno usato degli strumenti e li hanno messi a disposizione, e uno sportivo che ha testato questa molecola, e che quindi ha portato la performance all’evidenza scientifica. Questa – conclude – è la ricerca, e questo è quello che è successo a Bioscienze, e che mi rende profondamente fiera ed orgogliosa; alla fine tutto questo lavoro, per quanto mi riguarda, si traduce in una parola sola: soddisfazione”.
“Paolo e Luca (Miranda e Ricciardi ndr) – spiega Max Mugelli – sono stati miei ospiti ad una gara, e hanno visto lo stress psicofisico che subiamo noi piloti. Quando ci siamo conosciuti ero vicino ai cinquant’anni, adesso ne ho di più, e mi scontro con ragazzini di diciotto o diciannove anni, e sono ancora competitivo. Quando però si supera una certa età, si possono avere dei problemi, e loro mi hanno aiutato ad essere al top. L’effetto – spiega – di lente, collirio e integratori è incredibile. Quando ho conosciuto Paolo e mi ha fatto la prima visita oculistica mi chiesto quale lavoro facessi, perché in due minuti non avevo mai ammiccato, cioè aperto e chiuso le palpebre. Noi piloti non possiamo ammiccare nel momento in cui siamo concentrati, soprattutto in frenata: se lo facciamo a 290 chilometri orari, in quei decimi di secondo percorriamo trenta metri, e rischiamo di perdere il punto di frenata, di insabbiarci o di tamponare. Quindi il nostro cervello ci fa tenere gli occhi sempre aperti. Il problema è però che così l’occhio si secca, la lente può fuoriuscire e comunque dare una visione distorta. Allora hanno studiato dei colliri, come usarli e consigliandomi anche anche dove ammiccare, in modo da lubrificare l’occhio. Un lavoro altrettanto importante è stato quello di Luca, che mi ha consigliato integratori naturali per la forza, la reattività e tutto quello che serve a noi piloti per la resistenza sotto stress, soprattutto per le fasi nelle quali facciamo gli “up and down” di adrenalina, che generano il cortisolo e che potrebbero mettere ko. Invece con gli integratori si ha un recupero migliore, si dorme meglio, e si è pronti la mattina successiva”
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 Aprile 2026







