Che enorme bisogno c’è quest’anno della Pasqua! Della Pasqua che è vittoria della vita sulla morte. Della Pasqua che è passaggio dalla morte alla vita, Pasqua di Risurrezione.
La guerra spalancatasi d’un tratto accanto a noi ci fa trasalire d’orrore. E ci lascia smarriti. Come furono smarriti i discepoli di Gesù quando videro innalzare sulla croce, nudo e sanguinante, il loro Maestro. Paura. Solitudine. Un futuro senza prospettive.
Come quello che stanno vivendo, a poche migliaia di chilometri di distanza, milioni di persone. Che vedono la morte vicina. Che improvvisamente strappati dalle sicurezze quotidiane, dagli affetti, dalle occupazioni consuete, fronteggiano sofferenze indicibili, e tormenti ai quali mai avrebbero pensato.
Noi non possiamo voltar lo sguardo. Non possiamo far finta di niente. Per due motivi, principalmente. Perché sono fratelli e sorelle che soffrono e muoiono. E perché ciò che sta accadendo ci dice, drammaticamente, che nessuno di noi è esente dal male, e anche noi potremmo dover fronteggiare sofferenze simili.
Per questo oggi c’è bisogno della Pasqua. C’è bisogno della speranza cristiana. C’è bisogno di più Vangelo nei nostri cuori, nei nostri comportamenti, e nel tessuto sociale.
Perché ci siamo accorti in un attimo quanto facile sia aprire la porta dell’orrore umano. E allora quello che sta accadendo deve farci correggere rotta, con decisione. E la rotta non può essere l’occhio per occhio dente per dente. Non può essere il riarmo. Non può essere la vendetta e l’odio infinito.
Il Vangelo di Cristo, che nel Triduo pasquale trova il pieno compimento, è la medicina più potente per cercare di guarire un mondo senza più riferimenti, senza valori, senza prospettive.
Se non ripartiamo dal valore assoluto della persona umana, della sua vita e della sua dignità, come faremo a uscirne? Se non torniamo a guardare gli altri – tutti – come fratelli e sorelle, potremo avere un futuro di pace? “Il Signore non ci divide in buoni e cattivi, in amici e nemici. Per Lui siamo tutti figli amati”, dice papa Francesco.
Dobbiamo ripartire da questo. Dal sentire dentro il cuore che “ogni uomo è mio fratello”, “ogni donna è mia sorella”. Ce lo siamo dimenticato. Se ne sono dimenticati coloro che mandano persone a uccidere, coloro che costruiscono e vendono armi per uccidere, chi accetta la logica della guerra. E ce ne dimentichiamo noi, quando chiudiamo il cuore, quando pensiamo solo in funzione di noi stessi. Quando restiamo indifferenti di fronte alle sofferenze degli altri, o addirittura le infliggiamo, e quando giustifichiamo la soppressione di vite umane.
Invece dovremo tutti, ad ogni livello, dalle comunità locali agli Stati, tornare a comprendere che solo un dialogo fatto di rispetto e verità, di comprensione e ascolto, e basato sul primato assoluto dei diritti di ogni persona, così come sullo sforzo sincero di cooperazione, può portare progresso e crescita. Perché la distruzione della guerra è una ferita profonda, anche per chi si crede vincitore.
Il cristianesimo e i suoi valori fondanti non solo ci insegnano a “non uccidere”. Chiedono di lavorare a una maggiore giustizia sociale, a una fraternità diffusa. Papa Paolo VI spesso evocava una civiltà nuova, una “civiltà dell’amore”. Qualcuno può ritenerla un’utopia. Ma è l’unica prospettiva che può spingerci alla riconciliazione e alla pace, a tornare a costruire ponti ed occasioni di unità. E che può aprire un varco di speranza vera.
Buona Pasqua a tutti!
IL FILO
(foto Paola Cassigoli – campagne di Borgo San Lorenzo, tra Mucciano e Panicaglia)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Aprile 2022


