SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Antonio Cigna, proposto di Scarperia.
Matteo 1, 18-20
Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Giuseppe aveva un sogno, un bel sogno, sognava una donna una casa e una famiglia. E Maria era sicuramente la persona migliore che lui potesse incontrare o sognare nella sua vita, e lei gli aveva detto di sì!
Quando Maria gli dice di aspettare un figlio, che non può essere suo, Giuseppe continua ad amarla e non la accusa pubblicamente ma decide di ripudiarla in segreto. Un uomo davvero grande Giuseppe, ma ora è un uomo senza il suo sogno.
I nostri sogni sono così importanti da essere coessenziali alla natura umana, sono la nostra stella polare intima, il nostro “nord” psicologico, che ci rimette sempre in contatto con il nostro centro interiore. I sogni ci danno equilibrio con noi stessi ed orientamento nella vita, non a caso i nostri vecchi davanti a una decisione importante dicono “devo dormirci su”. Il sogno di notte ci porta consiglio, in modo che da svegli possiamo cambiare atteggiamento sui problemi da affrontare.
Anche Giuseppe ha bisogno di “dormirci su” e il suo sonno gli regala un nuovo sogno, un sogno così grande che lui da solo non avrebbe mai potuto sognarlo, perché questo è un sogno donato da Dio. E in questo nuovo sogno sarà ancora marito di Maria, sarà ancora padre, sebbene non fisicamente, ma sarà padre di un bimbo che ha già un nome. L’angelo dice che il nome è Gesù, e siccome nella Bibbia il nome definisce l’identità di ciò che nomina a quest’uomo tocca di fare da babbo a Gesù che significa “Dio Salva”, è così che il suo sogno diventa davvero grande, un sogno che non è più circoscritto a pochissime persone ma diventa per tutti, per tutta l’umanità.
Forse le reliquie del positivismo, ancora presenti nel pensiero odierno, spingerebbero il sogno nella categoria dell’irrazionale e quindi inaffidabile, invece lo studio psicologico e la Bibbia, sebbene in modi diversi, ci consegnano la dimensione del sogno come dimensione di orientamento della vita. Dio invia in sogno un angelo a Giuseppe e gli dona un nuovo sogno, un nuovo orientamento, non deve sorprendere che Dio doni un sogno, o che intervenga tramite un sogno, infatti dobbiamo ricordare che si tratta di un veicolo di comunicazione tra il divino e l’umano molto presente nell’Antico Testamento. Dal sogno della scala di Giacobbe (Gen 28), ai sogni del faraone interpretati da Giuseppe ebreo (Gen 41), al sogno di Nabucodonosor interpretato da Daniele (Dan 2), arrivando fino ai sogni di Giuseppe, vediamo che la Bibbia contiene diversi sogni inviati da Dio.
Pensando a Giuseppe tento di immedesimarmi in lui e immagino il suo senso di smarrimento per la perdita del controllo della sua vita, ma sono anche consapevole che il controllo è una tentazione, una limitazione pesante che ci seduce col miraggio di poter gestire le persone che amiamo e contenere le variabili della propria esistenza.
Tuttavia un amore che è possessivo e una blindatura della propria vita non sono più sogni, sono incubi, e l’uomo ha bisogno di sogni. Come dice il Papa (incontro con i giovani al Circo massimo 12 Agosto 2018) “i sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana. E i sogni dei giovani sono i più importanti di tutti. Un giovane che non sa sognare è un giovane anestetizzato; non potrà capire la vita, la forza della vita. I sogni ti svegliano, di portano in là, sono le stelle più luminose, quelle che indicano un cammino diverso per l’umanità”.
Il sogno di Giuseppe era un buon sogno ma forse non era abbastanza grande per persone come lui e come Maria, e Dio gli ha dato un sogno grande, grandissimo, un sogno che non era solo per loro ma per tutta l’umanità: l’incarnazione del Cristo, Dio che si fa uomo per essere salvatore. Anche noi dobbiamo evitare di farci sedurre da sogni di piccolo calibro, sogni di controllo, possiamo sognare in grande. Il Papa, nel discorso già citato sopra, ci dice che “i sogni grandi sono quelli che danno fecondità, sono capaci di seminare pace, di seminare fraternità, di seminare gioia; ecco, questi sono sogni grandi perché pensano a tutti con il “noi”.”
Ma per sognare in grande c’è bisogno di Dio, infatti il Papa prosegue così: “i sogni grandi hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza. Tu puoi sognare le cose grandi, ma da solo è pericoloso, perché potrai cadere nel delirio di onnipotenza. Ma con Dio non aver paura: vai avanti. Sogna in grande.”
Perché per sognare in grande c’è bisogno di Dio!
Don Antonio Cigna
parroco di Scarperia, Sant’Agata e Fagna
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 dicembre 2022




