BARBERINO DI MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi il commento è di Don Stefano Ulivi, pievano di Barberino di Mugello.
Il Vangelo di questa Domenica ci parla di un argomento molto delicato. Infatti nella attualizzazione che ne possiamo fare vengono messi di solito in relazione il potere umano e il potere divino o, se si preferisce, il potere civile ed il potere religioso. Potremmo però anche dire: lo stile di vita cristiano con lo stile di vita “mondano”, come ama ricordarci Papa Francesco.
Tornando al testo del Vangelo, sappiamo che le province sottomesse all’Impero Romano dovevano pagare un tributo e la Palestina al tempo di Gesù era una di queste province. Circa questa tassa gli esperti ci dicono che i pareri erano discordi. Gli estremisti, gli “Zeloti”, non ne volevano sapere. Per loro era un dovere religioso non sottomettersi a un imperatore pagano.
Gli “Erodiani” cioè quelli che parteggiavano per la dinastia di Erode invece, appoggiavano i Romani ed erano quindi più vicini agli occupanti.
C’erano poi i “Farisei” i quali si adattavano purché i Romani li lasciassero vivere e fosse loro garantita la libertà religiosa.
I Farisei mandano a Gesù i loro discepoli insieme con gli Erodiani e sappiamo che quest’ultimi erano delatori a favore dei Romani.
Già da tutto ciò emerge la cattiveria e la follia di questi gruppi nei confronti di Gesù: pur di metterlo in imbarazzo erano disposti a servirsi anche della presenza degli occupanti stranieri; presenza, certamente, non particolarmente amichevole per la maggioranza della popolazione.
Matteo mette in evidenza utilizzando le parole di Gesù che si sente messo alla prova (“Perché volete mettermi alla prova?” v. 18) come al momento delle tentazioni nel deserto. Gesù è tentato dai farisei proprio come fu tentato dal diavolo. Matteo usa lo stesso verbo (Mt 4,1).
Facciamo una prima considerazione vedendo come l’evangelista attraverso le parole di questi “tentatori” mette bene in evidenza alcune caratteristiche di Gesù: egli è guida per arrivare a Dio nella verità, non è soggetto ad alcun rapporto umano di deferenza e non teme il giudizio degli uomini (cfr v. 16)
Già queste considerazioni basterebbero per riflettere sulla personalità di Gesù e darci l’occasione per un profondo esame di coscienza per vedere se anche noi laici e pastori possiamo dire di essere persone così: convinti che bisogna cercare Dio nella verità, senza soggezione nei confronti dell’opinione della maggioranza e senza timore del giudizio degli uomini.
Sono tre caratteristiche fondamentali per una vera “antropologia cristiana”, per diventare esseri umani veramente convertiti a Gesù Cristo, veramente suoi discepoli!
Infine la seconda considerazione sul problema del pagamento del tributo all’imperatore.
Come spesso accade Gesù non risponde direttamente ma con una contro-domanda facendosi mostrare una moneta del tributo: un denaro.
Il richiamo di Gesù all’immagine dell’imperatore che era presente sulla moneta non può non essere un richiamo a quella immagine di Dio che è impressa in ogni essere umano come ci ricorda il libro della genesi: “Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” (Gen 1, 26)
Dalle parole di Gesù la celebre frase che è diventata anche un proverbio: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21): probabile invito a gestire le cose del mondo in maniera mondana senza dimenticare che fondamentalmente l’essere umano, creato ad immagine di Dio, è chiamato a donarsi totalmente a Dio, suo creatore: questo contro ogni logica di potere umano e contro ogni moda culturale del momento storico.
Noi cristiani sappiamo che in ogni caso è Dio che guida la storia dell’umanità, nonostante il peccato dell’uomo, come abbiamo ascoltato nella prima lettura di questa Domenica tratta dal profeta Isaia (Is 45 1, 4-6).
E in questa storia, ascoltando S. Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi (seconda lettura della Domenica), impegnati a vivere in una “Fede” operosa (come ricorda S. Giacomo nella sua lettera sulla quale faremo la catechesi diocesana quest’anno), faticando nella “Carità” e certi che nel Signore riceveremo “Speranza” se ne saremo convinti per primi: “Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione” (cfr 1Ts 1,3-8)
“Rendiamo a Dio quello che è di Dio”, dopo che nel tempo piano piano gli è stato tolto dallo stile odierno di vita; portiamo nella storia il messaggio della novità evangelica con il modo di vivere di Gesù e non con lo stile della cultura attuale. Anche gli avversari riconoscevano a Gesù uno stile ben preciso. Facciamoci educare da Gesù Maestro e come Lui impariamo ad essere desiderosi di camminare nella verità di Dio e non nello stile della maggioranza, senza soggezione verso le opinioni della moda del tempo, senza timore verso nessun potere umano sia politico che economico e culturale. (cfr Mt 22,16)
Don Stefano Ulivi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 ottobre 2023

