Il sindaco di Vaglia Leonardo Borchi riflette su un tema che riguarda da vicino anche tutti i comuni mugellani. E in queste sue argomentazioni ha ragioni da vendere…
CUC. Non è una marca di crackers. Solito acronimo, che sta per Centrale Unica di Committenza. Una roboante espressione per designare un’ulteriore pastoia burocratica, calata dall’alto, che non raggiungerà nemmeno lo scopo dichiarato della sua costituzione: impedire la corruzione.
In cosa consiste. Dal 1° novembre il Comune di Vaglia non potrà più, per legge, affidare in proprio, ad una ditta, nemmeno con una gara, un servizio, metti il cablaggio delle scuole, ma si dovrà associare con altri comuni o con un’amministrazione di livello superiore, vedi Metrocittà.
Questo vorrà dire che probabilmente faremo una convenzione con Sesto, per formare questa benedetta centrale, unica per tutti e due i comuni, che gestirà le gare.
Gli uffici dei singoli comuni dovranno sempre costruire il pacchetto fino al progetto preliminare, fare il capitolato; il bando, le fasi della gara vera e propria saranno gestiti dalla CUC.
Questo comporterà un ulteriore allungamento dei tempi, fino anche a trenta giorni. Formalizzerà sempre di più le procedure a discapito della discrezionalità di scelta, allo scopo di perseguire il principio per cui, più è asettica, teoricamente, la forma, più questa è corretta.
Si allontana, in un certo senso, la scelta verso l’alto; si passa da un contesto piccolo ad uno più grande.
Questa prassi si è ormai dimostrata inefficiente a costruire la trasparenza e nel contenere la corruzione. E’ riuscita invece ad ingrandire la dimensione delle operazioni illecite: io rubo più in grande.
Con lo stesso principio, applicato agli acquisti, si obbligano i comuni, per procedere alle forniture, a transitare sul commercio on line, tipo CONSIP, MEPA o START. Anche se magari facendo un affidamento diretto ad una ditta locale si risparmierebbe.
Ma siccome, per derogare dall’obbligo del mercato on line, devo dimostrare anticipatamente che risparmio e lo studio, la relazione dimostrativa, mi costa magari settimane o mesi di lavoro per cui non ho nemmeno le competenze interne e mi devo rivolgere a professionisti esterni, che vogliono essere pagati……Mi conviene non farne di nulla.
Un esempio: la fornitura dell’energia elettrica e la manutenzione degli impianti dell’illuminazione pubblica.
Devi andare obbligatoriamente su CONSIP (CONcessionaria Servizi Informativi Pubblici, che poi non è altro che una società per azioni del Ministero dell’Economia).
Per arrivare a fare il contratto devi operare su una serie di voci, dai punti luce, dagli attacchi della corrente, dalle caratteristiche tecniche dei diffusori, il consumo di chilowattora… Perdi la strada per tornare a casa. Se non voglio passare da CONSIP devo dimostrare che invece che Enel ho un vantaggio a rivolgermi a… Toscanaenergia, per esempio. Ma le variabili da valutare sono talmente tante, che farlo preventivamente è arduo per tenerle tutte sotto controllo. Si sa che è a consuntivo, con l’esperienza, che alla fine puoi fare un bilancio, che ti può orientare anche per il futuro.
Morale: mi costa sicuramente tanto, in tempo, in risorse umane e conoscenze la sola redazione del piano di risparmio che………”Come si fa ad andare su CONSIP!?”
CONSIP è un letto di Procuste: ci sciaguatta chi prima scialacquava e ci sta stretto chi le economie le sapeva fare.
Tutto questo perché non ci si fida di chi ha la responsabilità delle scelte, perché non si fanno le verifiche sui risultati delle scelte e se si fanno, e sono negative, non si fanno pagare le conseguenze a chi quelle scelte le ha prese.
Allora ci si impantana in mille regole, in mille obblighi, per cui davvero il “pubblico” diventa un ingranaggio elefantiaco ed inefficiente. Finché…
Finché non arriverà il barbaro di turno, la riproposizione di quello che fece cadere l’impero romano, che baderà alla sostanza e non chiederà l’autocertificazione per dimostrare che non sei un mafioso, ma che il mafioso lo metterà ai ceppi, alla prima prova senza tanti discorsi, e farà cadere questa nostra cultura. Una nuova, per noi, mentalità concreta soppianterà questa nostra società imbelle, che ha perso il buon senso.
Finalmente… perché questa società è in chiaro declino e questa farraginosità delle leggi ne è un sintomo ed una causa allo stesso tempo.
Augh. (ci vorrebbe davvero un sano pellerossa)
Leonardo, sindaco
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© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 7 ottobre 2015






