DICOMANO – Il primo cittadino di Dicomano, Stefano Passiatore, ha già annunciato che non si ricandiderà per il terzo mandato. In questa intervista traccia il bilancio di 10 anni da sindaco e le prospettive per il 2024, insieme all’eredità che lascerà al suo successore:
Ha escluso di correre per un terzo mandato, quali allora le prospettive per Dicomano?
“In un contesto così difficile come il Mugello e Valdisieve e nella selezione della nuova classe dirigente, il centrosinistra di Dicomano ha avviato un percorso, e se questo va a buon fine per come ce lo siamo immaginati ci sarà un nuovo candidato a guidare il comune di Dicomano. C’è un percorso in atto fra le forze politiche, c’è uno sforzo della maggioranza di aprirsi. A seguito di questo percorso verrà individuato anche un candidato per incarnare le necessità, le aspettative della nostra comunità”.
Che consigli darebbe a chi le succederà?
“Ognuno interpreta il ruolo del sindaco come crede meglio. Credo ci siano però due aspetti che sono imprescindibili per chiunque vorrà fare il sindaco e in qualunque posto. Il primo è l’ascolto, la capacità di ascoltare le esigenze dei cittadini, delle imprese, delle associazioni, della comunità. E l’altro è quello di decidere. Darsi un tempo per ascoltare e darsi un tempo per decidere. Di non diventare solo un colui che ascolta ma che non decide; ma al tempo stesso di non prendere decisioni per il futuro della comunità senza aver sentito le aspettative, le difficoltà, i pareri, le opinioni dei cittadini e delle imprese”.
Come definirebbe il mestiere del sindaco?
“Al di là di essere uno dei mestieri più belli del mondo, direi che il sindaco oggi ha il compito di essere un sarto, di essere colui che rammenda, che tiene insieme le spinte che ci sono all’interno delle nostre comunità, che a volte le portano a dividersi, a disgregarsi, ad allontanare le persone fra di loro. Ecco, credo l’immagine più bella che mi viene in mente di un sindaco è quella di un sarto che pazientemente, con ago e filo, ricuce le parti della propria comunità”.
Veniamo alla sua esperienza. In dirittura di arrivo è naturale guardarsi indietro. Cosa salverebbe di questi dieci anni? Quali le maggiori soddisfazioni?
“Beh, l’aspetto principale direi che sono state le relazioni costruite. Essere stato vicino alle persone, aver riavvicinato l’amministrazione ai cittadini, aver costruito un rapporto con molti cittadini, essere stato depositario dei loro problemi, delle loro aspettative, delle loro difficoltà. Questo credo sia l’aspetto più bello di quello che ho fatto in questi 10 anni”.
Invece le delusioni più grandi? Qualche rammarico?
“Direi che non ho avuto grandissime delusioni. Ho fatto molte battaglie, alcune le ho vinte altre le ho perse. Forse però un rammarico ce l’ho: è quello di non avere posto sufficiente attenzione alle piccole necessità della comunità, come quella di migliorare il decoro urbano in alcune parti del paese. Per aumentare la percezione e la qualità della vita. Abbiamo pensato a molte opere molto grandi, forse dovevamo fare di più anche nel piccolo”.
Un giudizio sull’attività del Consiglio e anche sulle minoranze dicomanesi?
“Allora intanto il fare consigliere è un ruolo ingrato. Da quando i sindaci hanno molto più potere rispetto a prima della riforma degli anni Novanta con l’elezione diretta, il ruolo di un consigliere è diventato un ruolo più ingrato, con il rischio che l’attività politica sia terribilmente sbilanciata verso la Giunta. Vorrei ringraziare tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, per aver accettato questo incarico. Dopodiché dico anche che l’amministrazione ha bisogno dei consiglieri; il sindaco e la Giunta non possono avere occhi su tutto e per essere a fianco di tutti hanno bisogno di sentinelle sul territorio che si interfaccino con i cittadini che riportano i problemi. E che fungano anche, nel caso di quelli di maggioranza, da casa di risonanza per le tante attività che l’amministrazione ha messo in piedi. Circa il ruolo dell’opposizione continuo a ritenere che sia un segno di rispetto istituzionale non esprimermi su questo, dicendo che ci penseranno gli elettori a giudicare il ruolo di chi ha fatto opposizione in questi anni per come l’ha fatta e per quali sono state le battaglie che ha portato avanti. Credo che sempre di più chi fa opposizione debba abbandonare l’ideologia e concentrarsi sui problemi veri del paese, ma lo dico in astratto”.
L’ultimo bilancio, quello del 2024 firmato Passiatore, che caratteristiche ha?
“Andrei, oltre il bilancio inteso come atto tecnico, nel quale comunque non abbiamo ritoccato le aliquote o le tasse. Guardo la sostanza politica, quello che lasciamo nel 2024 è un comune in grosso fermento che ha un sacco di lavori in corso, un paio di cantieri che partiranno nelle prossime settimane e almeno tre quattro cantieri in corso. Le opere appena concluse, quelle in corso e quelle che partiranno, sempre sotto il cappello del PNRR, rappresentano una svolta per Dicomano. Fra opere nostre e opere negoziate con gli altri enti come Città Metropolitana, RFI, ASL, stiamo parlando di più di 35 milioni di euro di investimenti, che è una quantità enorme per un comune come il nostro, che è riuscito ad attirare una quantità di risorse PNRR pro capite impressionante”.
Tutto a posto il lungo elenco di opere pubbliche, o c’è qualche intoppo o ritardo?
“Tutto a posto è impossibile. Non ho mai visto che un’opera pubblica parta in tempo e finisca secondo il cronoprogramma. Quindi sì, ci sono alcuni intoppi, alcuni ritardi. Avrei voluto che, ad esempio, il cantiere del nuovo distretto fosse già partito, e ancora invece non è partito; abbiamo poi un ritardo sulla progettazione dell’intervento agli impianti sportivi, ma ci stiamo lavorando. Purtroppo dobbiamo avere pazienza le opere pubbliche richiedono molta attenzione, soprattutto se comportano un cambiamento: il PNRR porta nuove regole, nuove modalità alle quali non eravamo abituati”.
Per l’eolico a che punto siamo?
“Beh siamo a un punto positivo perché questo intervento ha avuto, a mio parere, fin troppi vagli. È stato autorizzato dalla Regione, a seguito dell’impugnazione della Soprintendenza è stato autorizzato dal Consiglio dei Ministri. A seguito dei ricorsi di Comune di San Godenzo e Italia Nostra, la procedura è stata valutata dal TAR che ha detto che è tutto corretto e che quindi si debba procedere, ora parlano di un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. L’intervento comunque credo ripartirà nel prossimo mese di marzo. Ha avuto una sospensione per il meteo, lavorando in quota, mi auguro che procedano speditamente. Se vogliamo essere ambientalisti davvero, e non da salotto, dobbiamo essere consapevoli di dover fare delle opere, altrimenti è inutile sciacquarsi la bocca con i termini come energie rinnovabili, transizione energetica o cambiamento climatico”.
Lei è anche presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello. Che futuro vede per questo ente sovracomunale?
“Beh, il Mugello ha la caratteristica di essere visto all’interno della Città Metropolitana come un territorio molto coeso; come è stato in passato in grado di esprimere una posizione univoca, una forte visione territoriale. Questo non è però un dato scontato, su questo ancora possiamo fare davvero molto, e quindi credo che le prossime amministrazioni dovranno decidere se l’Unione dei Comuni dovrà essere solo un centro di erogazione dei servizi oppure il luogo dell’elaborazione politica delle strategie del Mugello”.
Quali sono i principali limiti dell’Unione e come superarli?
“Beh, ci sono alcuni limiti che sono tecnici, come il fatto di non poter assumere, incrementare il personale anche a fronte di nuove funzioni, nuove gestioni associate, che è un limite molto grosso. Ma ci sono anche i limiti politici, uno di questi è quello della coesione della classe politica che la amministra. O ci sentiamo tutti proprietari e responsabili dell’Unione dei Comuni, oppure se si pensa che quell’ente possa andare avanti per la volontà e l’impegno di alcuni sindaci soltanto, non può funzionare. C’è bisogno di una forte coesione, c’è bisogno di una visione univoca del territorio, sapendo che quando si fa lo sforzo di rappresentare un territorio che va oltre il proprio Comune dobbiamo essere disponibili a cedere qualcosa per una visione di insieme. Questo non è sempre stato possibile e questo ha rappresentato un grosso limite. Credo ci sia bisogno, su questo, di fare un grosso grosso passo in avanti”.





