
BARBERINO DI MUGELLO – Il Comune di Barberino di Mugello, nei giorni scorsi, ha annunciato un ambizioso progetto per dare nuova vita al paese di Galliano tramite il recupero di tre immobili storici e la realizzazione di un albergo diffuso (articoli qui e qui). E proprio in merito ad alcuni di questi interventi, l’architetto Leonardo Cerbai sviluppa la sua articolata riflessione, mettendo in luce i limiti del progetto e del contesto in cui si inserisce.
Gli interventi di rigenerazione urbana di Galliano, presentati alla cittadinanza in occasione di una affollata assemblea lo scorso mercoledì 21 febbraio, costituiscono senza ombra di dubbio un’opportunità storica per il piccolo paese mugellano. Gli oltre tre milioni di euro previsti per le opere, che avranno inizio già entro il prossimo mese, rappresentano sicuramente il più grande investimento pubblico mai effettuato nella piccola frazione mugellana. Va dunque riconosciuto all’Amministrazione comunale di Barberino il grosso merito di aver creduto in questo progetto e di essere stata capace di trovare i relativi finanziamenti, cogliendo tutte le opportunità date dall’attuale congiuntura storica.
Come ha affermato il sindaco Mongatti, la scelta dell’amministrazione di puntare su un’offerta ricettiva particolare, come è quella dell’albergo diffuso, è stata compiuta non solo considerando tutte le opportunità positive che questa tipologia è capace di generare nel luogo in cui essa viene realizzata. A monte infatti c’è stato anche uno specifico studio economico, realizzato da un professionista esterno, che dimostrerebbe la piena sostenibilità e legittimità di tutta l’operazione a Galliano. Alla luce di tali premesse non si può non essere contenti di una tale iniziativa che, in ogni caso, ha il grossissimo merito di porre finalmente fine ad una situazione di assoluto degrado che si trascinava nel paese da oltre un ventennio. I due edifici dell’ex “casa del Fascio” e del “Palazzo Ubaldini”, assieme all’ex “asilo Zanobi Mariotti” che però è fuori dall’intervento, hanno costituito dei veri e propri “buchi neri” all’interno del paese, connotandone in maniera negativa la sua immagine a qualunque sguardo esterno.

Fatta questa dovuta premessa, nel tentativo di fare un commento riassuntivo dell’assemblea dello scorso martedì, non si possono sottacere alcune delle critiche e perplessità che sono state sollevate
da buona parte della popolazione accorsa. L’intervento su Palazzo Ubaldini è quello che ha suscitato le maggiori critiche. In particolare ha colpito la dichiarazione da parte del dirigente responsabile dell’ufficio tecnico che, allo stato attuale, i lavori su questo edificio risultano limitati alle modifiche interne, senza perciò prevedere alcun intervento di restauro del prospetto principale e della copertura. In effetti l’idea di realizzare quattro nuovi appartamenti turistici in un edificio che, allo stato attuale, si presenta con una facciata molto degradata, nella quale gli elementi decorativi cadono letteralmente a pezzi, e che ha una copertura per la quale da vari decenni non si registrano interventi di manutenzione, non può non far sorgere in qualsiasi persona più d’una perplessità.
Credo sia condivisibile chiedersi come possano essere appetibili, per dei turisti, delle camere ubicate in un palazzo che, all’esterno, si presenta con un’immagine fatiscente. Va preso atto dell’impegno assunto da parte dell’amministrazione di fronte all’assemblea di cercare nel più breve tempo possibile sia di reperire i fondi mancanti per queste opere, che di pervenire ad un accordo con i comproprietari dell’edificio. Dal momento però che i lavori avranno inizio tra pochi giorni non si può non convenire con chi ha manifestato le proprie preoccupazioni. Onestamente non vorrei che, a lavori conclusi, sia necessario ricominciare l’iter per completare le opere mancanti. Con tutto lo spreco di tempo e di soldi che questo comporterebbe.
Molti dubbi sono poi emersi sulla gestione generale dell’intera operazione. E’ ovvio che una località, per essere attrattiva da un punto di vista turistico, deve possedere dei beni storici e naturalistici particolari ed originali, oltre ad avere delle strutture adeguate per l’accoglienza e la gestione. Cose che Galliano, come ha sottolineato il sindaco, al termine di questi interventi di rigenerazione potrebbe sicuramente possedere. Ma tutto ciò da solo non basta. Esse vanno accompagnate da una precisa strategia di conservazione e valorizzazione, con adeguati interventi di adeguamento e manutenzione. Ed in questo senso è un dato di fatto che Galliano in tutto ciò risulta estremamente carente. Mancano piste ciclabili e sentieri attrezzati, ed anche le strade sono in stato pessimo di manutenzione. Pur essendo in un paese minuscolo non vi sono adeguati spazi per parcheggi, ed i marciapiedi del paese, per dimensioni e tipologia, sono praticamente inesistenti. Inoltre, sempre in tema di arredo urbano, è indubbio che l’illuminazione pubblica del paese sia carente, mentre mancano dei giardini pubblici veramente degni di questo nome in cui potersi fermare e riposare. E volendo l’elenco potrebbe continuare.

Da un punto di vista della valorizzazione del paese e dei suoi dintorni, credo che sia indiscutibile la constatazione che finora Galliano si sia in larga parte retto grazie ad estemporanee iniziative dei suoi stessi abitanti, e che il suo sviluppo dal dopoguerra in poi non sia certo stato guidato dal perseguimento di una prospettiva turistico/ambientale. E’ dunque opinione diffusa tra gli abitanti, che la nascita di una struttura di iniziativa pubblica come quella ipotizzata da questo progetto, richiederà necessariamente un deciso “cambio di passo” verso Galliano da parte delle future amministrazioni comunali, con la messa a punto e la realizzazione di quegli interventi di manutenzione, salvaguardia e recupero che finora sono mancati. Pena il pericolo di creare delle piccole “cattedrali nel deserto” a cui magari cercare tra qualche anno di trovare
frettolosamente una nuova destinazione.
Infine un’ultima annotazione. Nell’ormai lontano 2010, la popolazione fu impegnata in una operazione di progettazione partecipata denominata “Il Motore Invisibile”. Grazie a dei fondi regionali, un folto gruppo di gallianesi fu coinvolto in un lungo ed impegnativo processo di ideazione, che portò alla redazione di un progetto all’epoca vincolante per le amministrazioni sull’utilizzo e la destinazione proprio di alcuni di quei beni pubblici oggetto del presente intervento di rigenerazione urbana. E’ evidente che si tratta di un progetto ormai datato, e che il mondo nel frattempo è molto cambiato: basti pensare che da allora sono passati 14 anni, il covid, il terremoto, ed a quella è succeduta per due mandati l’attuale amministrazione.
Allo stesso tempo però, dal momento che molti dei protagonisti (ed alcuni degli attuali amministratori) sono ancora presenti ed attivi nel paese, mi chiedo se non sarebbe stato giusto convocare a monte della progettazione tutti i protagonisti di quella esperienza piuttosto che riunirli a giochi ormai fatti ed a pochi giorni dall’inizio dei lavori. Magari anche solo per renderli partecipi delle idee e delle modifiche in atto. Penso che il crescente disinteresse della popolazione alla politica si vinca anche con semplici, seppur faticose, operazioni di comunicazione. E forse questa è stata un’occasione persa.
Leonardo Cerbai
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 Febbraio 2024




1 commento
E’ chiaramente una mossa elettorale, non a caso là si annuncia ora, a pochi mesi dalle elezioni, si ristruttura un palazzo internamente creando 4 appartamenti ma si lascia facciata esterna e tetto, fatiscenti, giusto per avere motivi di spesa e di promesse tra 5 anni x le prox elezioni, tanto si paga tutto noi. E ovviamente le proposte fatte alcuni anni fa dagli stessi cittadini, proposte richieste per buttare all’epoca fumo elettorale,neanche si guardano. Le solite bufale, continuate a votarli mi raccomando.