
MUGELLO – “Il Filo di Perle” è uno spazio periodico, curato da Giampiero Giampieri, che vuol offrire pensieri di riflessione, di alimento per l’anima e di ginnastica per la mente e il cuore. Stavolta Giampieri propone una dirompente affermazione del poeta e regista Pier Paolo Pasolini, sul sempre dibattuto, sempre tragico tema dell’aborto.
Io sono per gli otto referendum del partito radicale, e sarei disposto ad una campagna immediata in loro favore. Condivido col partito radicale l’ansia della ratificazione, l’ansia cioè del dar corpo formale a realtà esistenti: che è il primo principio della democrazia.
Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché lo considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito di aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita è sacra è ovvio: è un principio più forte ancora che ogni principio di democrazia, ed è inutile ripeterlo.
La prima cosa che vorrei dire invece è questa: a proposito dell’aborto, è il primo, e l’unico, caso in cui i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi, si appellano alla Realpolitik e quindi ricorrono alla prevaricazione «cinica» dei dati di fatto e del buon senso.
Pier Paolo Pasolini, dal Corriere della Sera del 15 gennaio 1975
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 Marzo 2024



1 commento
I “dati di fatto e del buon senso” che aveva Pasolini nel 1975 derivavano anche dai limiti che la scienza forniva in quel momento storico. Contestualizzare all’odierno un pensiero di 50 anni fa, come se nel frattempo nella ricerca scientifica e medica non fossero passati che 50 minuti, inserisce nella discussione un vulnus pericoloso per la considerazione dell’oggi. La ricerca ha cambiato le visioni che oggi abbiamo del concepimento e necessariamente ha cambiato anche la nostra visione culturale dell’aborto. Nulla ci impedisce, quindi, di immaginare che se oggi Pasolini fosse ancora tra noi potrebbe aver cambiato radicalmente la sua opinione.