MUGELLO – È un esempio molto originale ed efficace quello che Massimo Recalcati propone, per spiegare l’esperienza del perdono. Il brano di Recalcati è proposto dal settimanale Filo di Perle, curato da Giampiero Giampieri.
Esiste un’antica arte giapponese che può servirci per raffigurare il miracolo del perdono. Si chiama Kintsugi. Una leggenda la circonda: un mandarino molto potente rompe accidentalmente un vaso della sua preziosa collezione. Disperato, cerca un artigiano in grado di ricomporre il vaso com’era prima dell’incidente. Gli viene fornito un nome ed egli affida i cocci del suo pregiato vaso nelle mani di questo vecchio artigiano. Il quale però, anziché provare a nascondere le spaccature del vaso, a ricostruirlo com’era prima cancellandone le crepe, le mette volutamente in evidenza dipingendole d’oro. Si racconta che altri mandarini, venuti a conoscenza della bellezza struggente di questo vaso, abbiano rotto apposta i propri chiedendo che fossero ricomposti con lo stesso stile.
Nell’arte del Kintsugi vediamo in atto una straordinaria operazione: il vaso è ancora quello di prima anche se non è più quello di prima. Ha cambiato immagine, è un altro vaso, eppure è costruito sui resti del vaso rotto. Nonostante il trauma della sua rottura, grazie alle mani sapienti del vecchio artigiano è divenuto l’occasione per una nuova creazione. I punti di rottura sono stati dipinti d’oro; le cicatrici sono divenute poesie. In questo senso l’esperienza del perdono è un’esperienza di resurrezione.
Da “Mantieni il bacio” di Massimo Recalcati
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 agosto 2024

