
VICCHIO – I sacerdoti e i diaconi del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Luca Gentili, diacono dell’unità pastorale di Vicchio.
La quarta domenica di quaresima viene caratterizzata liturgicamente dall’allegrezza, perché nel periodo di grazia che ci richiama all’essenziale, allontanandoci dalle distrazioni è bene ricordarsi che siamo nel mezzo di un cammino che ci sta portando alla Pasqua di Resurrezione, che sarà infine il destino al quale saremo chiamati a partecipare: ecco il perché della scelta della parabola del padre misericordioso (o del figliol prodigo) per il vangelo di Luca di questa domenica.
La prospettiva della Pasqua è fondamentale per entrare nello spirito di questo brano che ci viene offerto dalla liturgia, tanto famoso quanto ricco di piani interpretativi, che si gioca tutto sulle relazioni fra padre e figli.
- Abbiamo un figlio minore che lascia il padre ed esige quanto egli aveva destinato al suo bene (l’eredità) e si allontana alla ricerca di “se stesso”, della sua propria via alla vita, del piacere e del successo ma che alla fine troverà umiliazione, fame, disperazione.
- Abbiamo l’altro figlio, il maggiore, che vive all’ombra del padre, ma che non alza lo sguardo per guardarlo negli occhi, che non chiede, che scoprirà di sentirsi servo e si sentirà umiliato, offeso, sdegnato al ritorno del fratello.
- Troviamo un padre che ha compassione e che corre incontro al figlio “prodigo” e che poi uscirà a supplicare anche l’altro figlio, quello “morigerato”, di entrare a quella festa, perché festa per tutti i suoi figli.
- Scopriamo infine la dinamica rivelatrice del Padre nella persona di Gesù-Figlio. Gesù che si fa misericordia del Padre per chi lo ha misconosciuto pubblicamente (il minore, il prodigo) e si fa premura per chi se ne è costruito un ideale privato (il maggiore, il morigerato).
Ambedue i figli che appaiono in questa storia hanno distrutto la propria relazione col padre: il primo lo rinnega e cerca una falsa libertà per una strada diversa e mondana, finendo peggio di un animale; il secondo nega la propria libertà, relegandosi autonomamente al ruolo di servo e pensando la sua felicità comunque fuori dalla sua figliolanza (per far festa con i miei amici).
Il più giovane rivolge il suo amore alle creature (il patrimonio, le sostanze) e ne diventa schiavo, non può più governarle; il più anziano non ci prova nemmeno, vive da straniero in casa sua, fa della legge una idolatria e si allontana dal vero padre, si arrovella in una frustrazione senza senso.
Nessuno dei due da solo è in grado di trovare la verità e riconoscere il padre – e di riflesso se stesso – per quello che è. Il prodigo, pur riconoscendo il suo peccato, pensa al ritorno come l’approdo a una vita migliore, ma comunque da servo. Il morigerato si accomoda nella sua sottomissione, pensa di essere migliore dell’altro, meritando ben più del fratello prodigo, ma ancora da servo.
Solo dal padre viene la verità su di loro: essi sono figli; sono figli in quanto messi per amore in relazione con il padre. Solo il padre può ricostituire ciò che era distrutto, restituire e ribadire la figliolanza.
Se volessimo identificare il padre con la realtà della natura dei figli (i figli sono tali perché generati da un padre), dovremmo indicare la verità esattamente come in movimento del padre verso di loro: per chi è lontano, una rincorsa, un abbraccio, un bacio; per chi crede di essere giusto, la supplica di entrare e partecipare al banchetto in comunione. Ma fare giustizia vuol dire precisamente rimuovere gli ostacoli che ci separano dall’amore di Dio-Padre.
Anche in quest’epoca in cui la verità viene rinnegata o distorta, il vangelo ci ricorda che la Verità è il Cristo, il Figlio, rivelazione del Padre che accoglie e salva. Se amiamo le creature (oggetti, animali e anche persone) più di Dio, la strada che andremo percorrendo ci avvilirà; se ameremo più le idee, gli ideali, i “fatti nostri” o la morale prima del rapporto vivo e sacramentale con Dio, ci chiameremo fuori dalla comunione col Padre e con i fratelli, ci allontaneremo dalla gioia e dalla giustizia.
Fra i figli della parabola, senza il padre non ci sarebbe stata fratellanza: questo tuo figlio rimarrebbe un avversario, un competitore. Per noi che andiamo verso la Pasqua, senza l’abbraccio della Verità, senza i suoi baci, tutto diventa avverso, tutto malevolo, tutto diabolico.
Lasciamoci accogliere dalla Verità del Figlio e saremo autenticamente abbracciati dalla Realtà del Padre.
Buona Pasqua!
Diacono Luca Gentili
Unità Pastorale di Vicchio
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 marzo 2025






