MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta del sacerdote studente in servizio all’unità pastorale di Borgo San Lorenzo, Don Nidhin Kochuveetil Joseph.
L’Evangelista Luca ci propone una parabola, molto espressiva, che lascia a volte un po’ perplessi, ma che trasmette delle lezioni profonde: la realtà che siamo degli amministratori dei doni di Dio, l’importanza della scaltrezza usata per il bene, la necessità della fedeltà anche nelle cose come il denaro, l’opzione fondamentale di scelta a favore di Dio e non delle cose materiali.
“I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”. Gesù sta parlando ai discepoli; oggi potremmo dire: sta parlando ai credenti, ai cristiani. Egli osserva e dice: “Guardate quelli che non credono. Per la vita di quaggiù, per la sistemazione economica, per la sicurezza terrena, per i loro interessi e i loro piaceri costoro fanno fatiche incredibili. Eppure si sacrificano per cose banali, per cose che passano, per cose che durano un momento e valgono ben poco!”
Gesù allora domanda: “Perché, voi che credete, non mettete almeno pari impegno per le cose di Dio, per le cose dell’anima, per le cose che durano e che hanno valore profondo, per le cose eterne?”. I figli di questo mondo si preoccupano per il loro domani mondano: perché voi, figli della luce, non vi preoccupate con altrettanta serietà del vostro domani: il domani davanti a Dio? Esistono persone che per accumulare denaro fanno sacrifici incredibili e si sottopongono a fatiche incessanti: perché noi che conosciamo il vero tesoro della vita non facciamo altrettanti sacrifici per guadagnarlo?
Gesù ci mette davanti questo confronto e ci fa toccare con mano la nostra incoerenza! Giustamente, allora, chi non crede, ride di noi, si fa beffe della religione: ma la colpa è nostra e soltanto nostra. Gesù passa poi a considerare uno degli ostacoli più grandi che fermano l’uomo nel cammino verso il cielo: il denaro; il denaro, che è simbolo di tutta una visione della vita ridotta a passione terrena e mondana! Dobbiamo buttare via l’idolo, tutti gli idoli terreni! Il denaro va usato per il bene, le ricchezze di quaggiù valgono soltanto come “mezzo” per comprare una ricchezza (la vera!) che è al di là di questa vita.
Conclude Gesù con un severo ammonimento: “Non potete servire due padroni! Non potete servire Dio e il denaro. Bisogna scegliere un “signore” della nostra vita, bisogna vivere per qualcuno. Qual è allora la direzione che abbiamo scelto? Chi è il “signore” della nostra vita? Per chi viviamo? Quante volte l’orgoglio e soltanto l’orgoglio è il nostro vero padrone; quante volte l’interesse umano è la molla delle nostre azioni; quante volte il denaro è quel “dio” al quale si sacrifica tutto e tutti!
Bisogna scegliere il Signore che salva e respinge l’idolo che inganna. Dietro le parole di Gesù c’è un appello di grande bontà e misericordia: “Scegliete il Signore, perché questo è il vostro bene e la vostra pace “. Chi, sapendo scoprire se stesso come amministratore dei doni di Dio, realizza la sua missione con fedeltà, non perderà il suo premio e sarà un vero costruttore di una umanità giusta e solidale.
Don Nidhin Kochuveetil Joseph
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 settembre 2025



