
MUGELLO – In questo intervento il firenzuolino Ing. Fausto Giovannardi esamina la situazione mugellana nella Strategia nazionale per le aree interne. E nota discrepanze e disuguaglianze, che è giusto portare alla luce. Perché, come diceva don Milani, non si possono fare parti uguali tra diseguali….
Ricordiamo qual è l’obbiettivo della Strategia Nazionale per le Aree interne (SNAI).
Ridurre il divario tra aree interne e aree urbane, garantendo servizi di istruzione, sanità e mobilità di qualità, e promuovendo opportunità economiche.
Per capire meglio leggiamo, su Avvenire, un articolo di Marco Birolini del 12 luglio scorso “L’Italia delle aree interne sta diventando un deserto: Serve una strategia”
Sono più di 13 milioni gli italiani (su un totale di 59 milioni) che vivono nelle “aree interne”, cioè lontano da ospedali, stazioni, scuole e altri servizi essenziali. Zone prevalentemente montane, dalle Alpi agli Appennini, ma non solo… un’Italia minore, poco raccontata dalle cronache e distante dalle metropoli – non solo in senso geografico-, che resiste come può. Sempre più faticosamente, alle prese con uno spopolamento costante … Le cifre, in effetti, non inducono all’ottimismo: in 10 anni le aree interne hanno perso quasi 700mila abitanti. Non solo. Secondo i dati Istat, entro un decennio l’82% dei Comuni di questi territori sarà catalogato in “declino demografico”, con punte che arriveranno al 92,6% nel Mezzogiorno…. Ma il governo, con il nuovo piano approvato a marzo, che attua (e aggiorna) la Strategia nazionale per le aree interne 2021-2027, ci vuole almeno provare. Per raggiungere l’obiettivo sono stati messi sul tavolo 359 milioni, cui si aggiungono altre risorse provenienti da Regioni e Fondi europei. … Gli interventi devono consentire ai cittadini di restare nelle loro comunità, migliorando al contempo la qualità della vita e le condizioni socio-economiche locali”.Ma il “diritto di restare” (e magari di tornare) si attua assicurando in primis opportunità lavorative, da alimentare tramite l’innovazione tecnologica, il miglioramento delle infrastrutture e dei trasporti pubblici, il mantenimento (e se possibile l’aumento) dei servizi mlò.primari. Se chiudono scuole, negozi e uffici postali, è difficile immaginare che le famiglie rimangano nei piccoli borghi, e tantomeno che vi si trasferiscano.
Guai però pensare che tutte le aree interne siano uguali: ognuna ha le sue specificità, e su queste bisogna declinare necessariamente la Strategia. Un approccio “tailor made”, sottolinea il documento, fondato sulle “necessità concrete” di ciascuna territorio. Se non si seguirà questa filosofia, se i soldi saranno spesi male, lo spopolamento avanzerà in modo irreversibile, in un quadro nazionale (ed europeo) già pericolosamente avviato su un piano inclinato. … Perché se è vero che “nessun Comune ha di fronte un destino ineluttabile in relazione alle coordinate geografiche in cui si trova”, sono però “molti i Comuni che rischiano un percorso di marginalizzazione irreversibile per le dinamiche demografiche che li caratterizzano”. In termini ancora più espliciti, alcune aree “non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita”. Una visione pessimistica, per usare un eufemismo, che ha suscitato numerose reazioni sdegnate non solo da parte dell’opposizione, ma anche dagli enti locali interessati. Il ministro per la coesione Tommaso Foti ha ribattuto che «bisogna leggere le 196 pagine del piano, e non solo tre righe», poi ha garantito l’impegno suo e dell’esecutivo per garantire un futuro ai borghi. Polemiche a parte, uno spiraglio viene dai dati resi pubblici dall’Uncem, l’unione dei comuni montani, secondo cui sono in aumento gli italiani che vanno a vivere in montagna. Dal 2019 al 2023 almeno 100 mila persone hanno lasciato le città, complice anche l’effetto pandemia, per traslocare sotto le cime. Un processo da sostenere, e se possibile da incoraggiare. Altrimenti l’Italia si riempirà di villaggi fantasma.
L’articolo si chiude con una intervista all’arcivescovo di Benevento Felice Accrocca, di cui si riportano alcuni stralci: “Per le aree interne c’è bisogno di una strategia di lungo periodo. Cosa di cui la politica, abituata a cambiare opinione al mutare dei sondaggi, è per definizione incapace”.
“Tra le grandi risorse delle aree interne ci sono le relazioni umane, che non figurano in nessun rapporto statistico – sottolinea l’arcivescovo -. Prendiamo un anziano che sta al decimo piano di un grattacielo di Milano: forse si sente più solo di un coetaneo che vive in un paesino sui monti. I ritmi sono più lenti, si gode del contatto con la natura. La qualità della vita è molto diversa. Però occorre sostenere queste realtà con progetti seri e declinati sulle loro specificità: Benevento è diversa dal Trentino”.
Un piano di sviluppo efficace dovrebbe essere per forza di cose a lunga scadenza. Ma proprio per questo la questione non si è mai affrontata con serietà: chi governa teme sempre di lasciare i frutti a chi verrà dopo di lui. Non trovo la capacità di agire secondo tempi che non siano quelli dei consensi immediati. Come può esserci una strategia in queste condizioni?
Credo che una delle prime cose da fare sia introdurre una tassazione agevolata: non si può equiparare un bar di montagna, che fa 20 caffè in un giorno, a uno che sta a Milano davanti alla fermata della metro, e che alle otto del mattino ne ha già serviti 2 mila. E poi bisognerebbe rivedere i criteri di ripartizione delle risorse, che ora si basano sul numero di abitanti. Più persone, più risorse. Ma i piccoli centri, avendo meno abitanti, ricevono meno soldi. E però ad esempio hanno più chilometri da asfaltare, su terreni spesso impervi. E questo si riflette inevitabilmente sui costi.
Ma c’è anche un altro aspetto che bisogna avere il coraggio di affrontare. Quando si iniziano le grandi opere si parte sempre dai grandi centri urbani per poi spingersi nelle aree più interne. Ma alla fine nei paesini non si giunge quasi mai, se va bene si arriva a metà. Allora io dico che è meglio partire dal paesino, così alla metropoli si arriverà di sicuro. Bisogna rovesciare la piramide. Per fare questo però c’è bisogno di una politica forte, che si imponga sui potentati e gli interessi di parte. Questo vale per le strade, ma anche per le reti digitali e le altre infrastrutture……non è solo un problema di lavoro, ma di un modello culturale che spinge verso l’urbanizzazione, favorito da politica e finanza.
Perché poi la popolazione di città fatica a diventare comunità autentica, e di conseguenza si rivela più malleabile, oserei dire manipolabile. Questo non accade nei piccoli paesi, dove le relazioni sono forti, ci si conosce e ci si aiuta di più. Sono convinto che ci sarà un ritorno ai borghi, molti se ne stanno già andando dalle città. Per questo è inaccettabile che la politica pensi di abbandonare alcune aree interne al loro destino.”
Premesso questo passiamo ad esaminare il documento “Strategia Area Interna Investimento Territoriale Integrato (consultabile qui).
Nella premessa si afferma che …” il presente Investimento Territoriale Integrato (ITI) costituisce lo strumento per sostenere l’attuazione della strategia territoriale dell’Area interna “Valdarno e Valdisieve – Mugello – Val Bisenzio” mediante l’integrazioni di fondi afferenti a diversi programmi di investimento… disponibili per le finalità della strategia…”
A pag. 3 viene riportata l’Area geografica interessata e si apprende, permettete, con sorpresa, che ai tre comuni dell’Alto Mugello, che con San Godenzo erano individuati come oggetto di Progetti pilota, ora anche Scarperia e San Piero, Borgo San Lorenzo e Vicchio sono diventate uguali a loro, tutti individuati come periferici.
Saranno tutti periferici e con gli stessi problemi, ma se si guardano nel dettaglio le tabelle allegate, si vede (e non c’era bisogno delle tabelle per saperlo) che invece c’è molta diversità.
I 4 comuni del crinale (Firenzuola, Palazzuolo, Marradi e San Godenzo) hanno una superficie pari alla somma di tutti gli altri ed i valori minimi di popolazione e quelli massimi di spopolamento, mentre gli altri o aumentano (Barberino e Borgo San Lorenzo) o sono sostanzialmente stabili.
Escluso Marradi, che ha la Ferrovia, gli altri sono obiettivamente isolati. Firenzuola è stata attraversata dalla variante di valico della A1 e come dice l’arcivescovo di Benevento … Quando si iniziano le grandi opere si parte sempre dai grandi centri urbani per poi spingersi nelle aree più interne. Ma alla fine nei paesini non si giunge quasi mai, se va bene si arriva a metà.
A Firenzuola non sono neppure arrivati, hanno solo nominato un casello, forse per la vergogna di dargli il suo vero nome.
E finalmente vediamo i finanziamenti che inonderanno i nostri comuni e che secondo il documento programmatico attueranno la SNAI nella nostra zona, riducendo il divario tra aree interne e aree urbane, garantendo servizi di istruzione, sanità e mobilità di qualità, e promuovendo opportunità economiche. Della intera somma il 23% andrà a 3 Comuni montani perché a Palazzuolo non andrà niente.
Ma interessante è vedere per quali progetti sono destinate le somme della SNAI:
Limitiamoci a Firenzuola, tanto anche estendendoci agli altri il risultato non cambia.
Lavori di adeguamento funzionale al museo della pietra Serena di Firenzuola – Impiantistica a norma Sistemazioni idrauliche con Ripristino o costruzione ex novo di infrastrutture verdi nel reticolo afferente al Fosso del Biscione – Bruscoli – Firenzuola Lotto 1
Lavori di efficientamento energetico della Scuola Primaria del capoluogo Agnolo da Firenzuola
È molto difficile pensare che queste opere sono quelle che servono per … ridurre il divario tra aree interne e aree urbane, garantendo servizi di istruzione, sanità e mobilità di qualità, e promuovendo opportunità economiche.
Concludendo speriamo fortemente di esserci sbagliati a consultare i documenti, e quindi di venire smentiti e poter continuare a sperare.
Fausto Giovannardi






