BARBERINO DI MUGELLO – I parroci del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta del pievano di Barberino di Mugello, don Stefano Ulivi.
La Quarta Domenica di Pasqua è tradizionalmente nota come la Domenica del “Buon Pastore”. La riflessione si concentra sulla sfida di riconoscere la “Voce” in un mondo saturo di “Voci”.
La liturgia di questa domenica ci pone davanti a un’immagine tanto familiare quanto spesso fraintesa: quella del pastore. Nell’immaginario contemporaneo, il pastore evoca una figura bucolica, quasi ingenua. Tuttavia, le letture di oggi – dagli Atti degli Apostoli al Vangelo di Giovanni – ci restituiscono una figura dinamica, carica di autorità morale e di una tenerezza radicale ma che “sconvolge il cuore”.
Nella prima lettura, ascoltiamo “una voce che trafigge”. Pietro conclude il suo discorso di Pentecoste con un’affermazione tagliente: quel Gesù che il mondo ha scartato è “Signore e Cristo”. La reazione della folla è la chiave di volta di tutta la vita spirituale: «si sentirono trafiggere il cuore».
Il Buon Pastore non è colui che sussurra solo ciò che vogliamo sentirci dire. La sua voce, a volte, è una ferita necessaria che rompe l’indifferenza. Riconoscere il pastore significa, prima di tutto, accettare di essere messi in discussione. La domanda «Che cosa dobbiamo fare?» è l’inizio della conversione: il passaggio dal gregge anonimo alla comunità dei chiamati per nome.
Pietro, nella sua lettera, ci ricorda che seguire il Pastore non è un cammino di gloria mondana, ma di “tracce” lasciate nella sofferenza. Cristo è il pastore che non guida dall’alto di un trono, ma dalla spianata del dolore condiviso. «Dalle sue piaghe siete stati guariti». Cristo è un pastore che ferisce per guarire.
Qui emerge il paradosso cristiano: la nostra sicurezza non deriva dall’assenza di problemi, ma dal fatto di essere tornati a Colui che è “custode delle nostre anime“. Siamo stati “erranti come pecore”, dispersi nei nostri egoismi, ma la Pasqua è l’evento che ci riannoda a un centro, a una guida che conosce il peso della nostra carne.
Il brano evangelico introduce due metafore potenti: la Porta e la Voce.
L’ascolto come identità: «Le pecore ascoltano la sua voce». In un’epoca di algoritmi e urla mediatiche, la pecora del Vangelo non è l’animale superficiale che segue la massa, ma l’animale sapiente che sa distinguere l’autentico dal falso. Il “ladro” e il “brigante” sono coloro che usano le persone, che manipolano i desideri. Il Pastore, invece, chiama ciascuno per nome: ci restituisce la nostra unicità.
Io sono la Porta: Gesù non dice solo di essere colui che conduce, ma lo spazio stesso attraverso cui passare. Chi passa per Lui “troverà pascolo”. È una promessa di libertà: entrare e uscire. La fede non è un recinto che imprigiona, ma un perimetro di protezione che permette di esplorare la vita senza perdersi.
Concludendo possiamo dire che Gesù porta la vita e la dona in abbondanza.
Il versetto finale è il manifesto di questa domenica: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Il Buon Pastore non punta alla sopravvivenza dei suoi seguaci, ma alla loro fioritura. La “vita in abbondanza” non è una vita senza fine terreno, ma una vita con un fine terreno ed eterno, un senso, una direzione.
Essere oggi il gregge di Cristo significa scegliere di non ascoltare i mercanti di paura, ma di seguire quell’unica Voce che, pur conoscendo i nostri abissi, continua a chiamarci verso pascoli di luce.
Mi permetto di offrire uno spunto di meditazione concreta: In questa settimana, quali sono i “rumori” o le “voci estranee” che mi impediscono di sentire la chiamata del Pastore che mi conosce per nome? Cosa prende il mio tempo così tanto da non avere tempo per Dio? Lavoro, hobby, divertimento, distrazioni ecc.
Meditare è un momento spirituale dove spirituale non significa effimero o aleatorio. Tutt’altro! Significa scendere nel profondo del nostro cuore per ascoltare la verità di quella Voce di Gesù Buon Pastore. Solo attraverso di Lui possiamo trovare un pascolo sereno per i nostri cuori inquieti.
Don Stefano Ulivi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 aprile 2026



