IMPORTANTE TRAGUARDO PER I DONATORI DI SANGUE DI BORGO SAN LORENZO
Festeggiare 60 anni è un bel risultato, soprattutto se a farlo è un’associazione benemerita del nostro territorio. Il 5 aprile 2014 il Gruppo Donatori di Sangue “Frates” di Borgo San Lorenzo ha festeggiato questo importante traguardo. Dopo i festeggiamenti, siamo andati a trovare il presidente Vittoriano Mannozzi e il vicepresidente Piero Margheri che con giusto orgoglio ci hanno mostrato le onorificenze, i riconoscimenti e il materiale a testimonianza di quanto rilevante è stato fatto in questi anni.
Perché è importante essere donatori?
Piero: Del sangue c’è sempre bisogno. Si contribuisce a salvare vite.
Vittoriano: E’ un gesto civico, umanitario. Ma la tua è una domanda giusta, perché tanti minimizzano o pensano di poter delegare ad altri “che lo faranno”. Ma l’ospedale deve averne sempre in continuità e aspetta “altri”. A volte qualcuno capisce l’importanza dell’essere donatore quando si trova a doverlo donare ad un parente. E in quel momento capisce quella che è la differenza tra essere e non essere.
Piero: Ma la buona iniziativa di una sola volta non basta. Perché mentre il plasma può rimanere congelato a -70°C per un anno, il sangue dopo 40-45 giorni di conservazione scade.
E ogni quanto si può donare il sangue?
Piero: Le femmine in età fertile ogni sei mesi. Mentre ogni maschio può donare ogni tre mesi, idealmente quattro donazioni l’anno. Stiamo spingendo perché ogni donatore faccia almeno due donazioni l’anno. Ma raggiunti i 65 anni, per legge, se si vuole continuare ad essere donatori, occorre l’approvazione medica da ottenere di anno in anno. Raggiunta l’età, per avere proroghe occorre superare tutta una serie di accertamenti.
Vittoriano: E non è la sola difficoltà che un donatore incontra. Qualche anno fa i datori di lavoro non facevano problemi se un loro dipendente andava a donare il sangue. Oggi, con la crisi, si è reso tutto più complicato. Per questo il Centro Trasfusionale di Borgo ha organizzato cinque domeniche in cui è aperto e da tempo ormai comunque lo è anche di festivo.
Parliamo ora dell’associazione. Mi fate un po’ di storia?
Vittoriano: Nel lontano 1941, per volere dell’allora direttore dell’ospedale di Luco di Mugello Giuseppe Maria Cieri e del direttore del Magistrato della Confraternita della Misericordia Guglielmo Sanguinetti – che nel 1947 lasciò il Mugello su invito di Padre Pio per collaborare alla costruzione dell’ospedale Casa Sollievo Della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – riuscirono a mettere insieme il primo gruppo di donatori borghigiani.
Piero: C’è da sottolineare che fu merito loro che gran parte dei feriti dal bombardamento del 1943 furono salvati.
Vittoriano: E’ vero. Poi nel 1954 il gruppo è entrato a fare parte della Confederazione delle Misericordie d’Italia con la denominazione attuale di Gruppo Donatori Frates. Il primo a iscriversi fu il gruppo di Empoli che contende il diritto di questo primato con il gruppo di Rifredi. Il Gruppo di Borgo San Lorenzo è stato però sicuramente il terzo. Il presidente allora fu Tommaso Gramigni con segretario Bruno Magherini, coadiuvati da Renato Lavacchini e Bastiano Scappini che avevano bottega in Malacoda. Mi preme però dire una cosa dove Borgo ha un primato: il logo nazionale dei Frates della goccia di sangue che cade sul cuore è stato ideato proprio nel nostro comune da Paolo Parigi della Heron Parigi nel 1976, che l’ha donato.
E oggi? Partiamo dalle principali difficoltà che incontrate.
Vittoriano: Sicuramente il riuscire ad avvicinare i giovani.
Piero: Eppure c’abbiamo lavorato, siamo andati anche al liceo, portato depliant, cercato di sensibilizzare con incontri. Uno o due ragazzi sono venuti. Ma quello che serve è un cambio di mentalità e di cultura. Oggi la cultura prettamente economica ha preso il sopravvento su quella di spirito di comunità di un tempo.
Vittoriano: C’è da dire che c’è un protocollo d’intesa firmato con ANCI secondo il quale i comuni ci dovrebbero aiutare ad avvicinare giovani. Noi non possiamo contattarli direttamente né accedere a liste anagrafiche per questioni di privacy. Ma il comune lo può fare. Solo che ci dovrebbe essere una persona, un ufficio dedicato che avvisi ogni nuovo diciottenne che può iniziare l’esperienza, socialmente fondamentale e fortemente positiva, del donare il sangue. Purtroppo i comuni non sono preparati su questo tema. Eppure sarebbe importante anche per lo stesso giovane diciottenne. Nove volte su dieci sarebbe il suo primo esame del sangue, e da lì avrebbe un controllo continuo e approfondito. Grazie proprio al controllo sanitario che riceviamo, un nostro donatore di recente si è salvato la vita.
Allora a maggior ragione una sensibilità delle amministrazioni dovrebbe esserci in questo senso. Parliamo un po’ di strutture. Da anni a Borgo aspettiamo un nuovo Centro Sangue.
Vittoriano: Non commentiamo la questione del nuovo centro. Dal 1969 sono donatore e ho seguito tutti gli incontri e le riunioni. Secondo me non l’avremo mai a meno che non si debba ricostruire l’ospedale. Ci sono stati negli anni dei piccoli miglioramenti. Oggi fanno tuttavia un buon lavoro. Purtroppo il medico trasfusionista, che è anche il direttore del centro nel nostro caso, si trova solo perché l’ASL non manda medici in sostituzione o in sostegno.
Solo un’ultima domanda. Quali sono i rapporti con AVIS?
Vittoriano: Ognuno prosegue la sua strada, avvicinamenti da entrambe le parti ce ne sono stati pochi. Qualche passo da parte nostra è stato fatto, a cui non ha seguito però alcuna loro risposta.
Piero: Comunque rimane un buon rapporto.
Vittoriano: Certo, non c’è conflitto. Il saluto è amichevole. Ma non potrebbe essere diversamente. Frates nasce in seno alle Misericordie con un’ispirazione cristiana. Avis, per quel che capisco, lo fa per un sentire civico laico. Io dico: Va bene, c’è necessità di sangue. E un donatore è un donatore. Prezioso. A prescindere. A cui va reso comunque merito.
Intervista di Fabrizio Nazio





