MUGELLO – Cari amici, eccomi qui, di ritorno da Berlino dopo un cammino lungo 1300 chilometri.
Il 21 maggio siamo partiti da Parigi e per 45 giorni abbiamo attraversato sconfinati campi coltivati, foreste fredde e umide , villaggi deserti bruciati dalla canicola, città industriali, la Ruhr e infine le belle cittadine del nord Europa. Pianure ricche di storia sotto cieli che parevano dipinti, attraversate dai fiumi Oise, Somme, Reno, Elba, Havel e da una rete di canali navigabili, pigri e infiniti, perché quando cammini per 30 km al giorno, per giorni e giorni lungo lo stesso canale, per te quello diventa infinito e tu, alla fine, pensi che non arriverai mai. Abbiamo attraversato Francia, Belgio, Olanda e Germania (vorrei dire Germania Ovest e Germania Est perché le differenze fra le due sono ancora visibili e sorprendenti).
Siamo partiti da Parigi, eravamo 25 provenienti da tutta Italia (con un tocco europeo dato da Solange, francese, Anton, ungherese, Siegfried, tedesco) di tutte le età e mestieri. Poi, lungo il percorso, qualcuno tornava a casa, qualcun’altro si univa, infine a Berlino siamo arrivati in 35. Otto di noi hanno fatto tutto il cammino, fra quelle otto persone c’ero io che con Siegfried ho guidato il gruppo, trovando i percorsi migliori utilizzando il mio smartphone e una semplice app di navigazione che funziona anche off line.
E’ impossibile non ricordare con particolare affetto gli altri sette che hanno percorso tutto il cammino e che rimarranno per sempre ineguagliabili compagni anche del mio personale viaggio più intimo, sofferente e malinconico ma con momenti di allegria. Sono Luciana, con la quale per telefono, da Lecce, dove vive, continuiamo a scambiarci confidenze (nonostante la differenza di età ci univa il fatto di essere entrambe “nuove”) . Laura, che sembra niente possa fermarla, Luisa, la bravissima organizzatrice di questo gruppo di pazzi indisciplinati sognatori, Safira, la nostra ballerina e sorellina “tantrica”, diceva lei. Tobia, giovane simpaticissimo scrittore di talento e cuoco giramondo, Cesare, silenzioso e indispensabile col suo approccio analitico e razionale ai problemi, Siegfried, col suo “laboratorio sulla rabbia” (diceva che si arrabbiava troppo spesso e voleva migliorarsi). Di molti altri vorrei raccontare, ma sono troppi e vi annoierei.
Siamo partiti da Parigi – partenza timorosa (ce la farò? E: come farò a entrare in relazione in modo significativo con tanti sconosciuti?). Siamo arrivati a Berlino emozionati, uniti, ormai, anche in abbracci e lacrime di fronte alla Porta di Brandeburgo.
Spesso abbiamo trovato lungo il cammino solitudine e indifferenza, soprattutto all’inizio, ma altrettanto spesso anche lo stupore, il rispetto, la simpatia e l’accoglienza, soprattutto in Germania. Qualcuno ha camminato con noi per qualche tappa, per un’Europa dei popoli e unita, sì che vale la pena faticare!
Un poco dello spirito guerriero di Simone mi ha sostenuto, credo, insieme con i messaggi WhatsApp di Riccardo e di tanti amici. Qualche sera ero così stanca che riuscivo solo a stendere il materassino e il sacco a pelo e mettermi a dormire! Ma il mattino dopo, come tutti gli altri, ero piena di entusiasmo e pronta alla partenza (di solito intorno alle 7.00).
Si dormiva per lo più nelle palestre messe a disposizione dai Comuni, nelle case di ritrovo degli scouts e delle parrocchie, un paio di volte anche nei casermoni che avevano accolto i rifugiati nel 2016, ora vuoti. Non sapevamo, quando partivamo la mattina, dove e come avremmo cenato la sera. Quando era possibile cucinavamo e mangiavamo tutti insieme, dei momenti bellissimi… Ma era bene avere comunque qualche cosa per cascare in piedi: pane e companatico, a seconda dei gusti, olive, maionese, hummus, ortolina, frutta, pomodori, una scatoletta.
Tutt’ora non riesco a spiegare che cosa realmente fosse questo cammino dal carattere nomade di un gruppo di persone “normali”, cammino che idealmente ricuciva l’Europa passo dopo passo. Il carattere nomade rendeva tutto (anche le normali azioni quotidiane come mangiare, bere e dormire) diverso da qualsiasi altra cosa. Non è stato ne un viaggio ne un trekking, non era un’avventura e non era un pellegrinaggio.
In tanti mi chiedono il ricordo più bello: c’è un paesino, Beleen, 6.000 abitanti, che ci ha ospitato per dormire ma soprattutto ha organizzato un incontro per parlare, mangiare e passare tutta la serata con noi. Sono arrivati in tanti, ciascuno con qualche cosa da mangiare o da bere.
Ricordo anche con affetto i tantissimi italiani immigrati in Germania che abbiamo incontrato. Erano felici di riconoscerci e ci raccontavano le loro storie e ci abbracciavano e si fermavano con noi. Molti ci hanno offerto il caffè, il gelato, uno ci ha regalato le fragole, insomma quello che avevano lì a portata di mano. Mi sento un po’ cambiata e arricchita, naturalmente. Mi accompagna una consapevolezza maggiore che con un piccolo passo dopo l’altro l’impossibile diventa possibile. E le possibilità infine diventano realtà. Per questo vale la pena faticare, per raggiungere l’impossibile, o almeno provarci.
( Rubrica Dai Lettori – Mariangela Milanesi )
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 luglio 2017



