
MUGELLO – Acque agitate nel mondo della cacia in Mugello. Già nei mesi scorsi abbiamo pubblicato interventi in merito alle nuove regole e delimitazioni per la caccia di selezione all’interno dell’Atc Firenze 4 (qui). Adesso l’associazione “Libera caccia” invia una nota nella quale comunica la notizia della revoca della fiducia a Piero Galeotti, attuale presidente dell’Atc:
“Non basta cambiare un presidente. Tutto il Comitato di gestione deve assumersi le proprie responsabilità. Chi ha perso la fiducia delle associazioni che lo hanno designato dovrebbe avere la dignità istituzionale di farsi da parte”.
La decisione assunta venerdì 23 Ottobre dalle associazioni ambientaliste, riunite presso gli uffici della Regione Toscana, segna un passaggio importante nella vicenda dell’ATC 4 Firenze Nord-Prato. Con 1.738 voti favorevoli, espressi da Endas e “Terra nostra”, è stata approvata la revoca della designazione di Piero Galeotti, attuale presidente dell’ATC, quale rappresentante delle associazioni di protezione ambientale nel Comitato di gestione.
A intervenire è Sisto Dati, rappresentante regionale Endas e Vicepresidente Vicario nazionale di Libera Caccia, che esprime un giudizio fortemente critico sull’operato del Comitato di gestione.
“La revoca della fiducia a Galeotti non nasce dal nulla, ma rappresenta il risultato di una gestione che, a nostro giudizio, ha progressivamente perso il contatto con il territorio, con i cacciatori e con le stesse associazioni che dovrebbero essere protagoniste delle scelte faunistico-venatorie”.
Il caso più emblematico è quello della caccia di selezione agli ungulati.
“L’ATC ha deciso di modificare profondamente le modalità di svolgimento della caccia di selezione quando centinaia di selecontrollori avevano già provveduto a pagare le quote annuali, confidando nelle regole fino ad allora applicate. Una decisione assunta senza un preventivo e adeguato confronto con gli interessati, sostituendo aree di caccia consolidate da decenni con una griglia di quadrati di appena 400 metri per lato, con conseguenti difficoltà operative, problemi tecnologici e preoccupazioni per la sicurezza”.
Le contestazioni hanno portato alle dimissioni dei responsabili dei distretti di selezione, figure fondamentali per l’organizzazione dei censimenti, il coordinamento dei cacciatori e la corretta attuazione dei piani di prelievo.
“Da Giugno, con le dimissioni dei coordinatori e il venir meno del precedente sistema organizzativo, si è determinata una situazione di grave difficoltà nell’attività di selezione e contenimento degli ungulati. Una situazione che rischia di compromettere gli obiettivi di gestione faunistica e di aggravare i danni alle coltivazioni agricole. E tutto questo per quale ragione? Quale beneficio concreto avrebbe prodotto questa rivoluzione delle regole?”.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Regione Toscana, attraverso una comunicazione del dirigente Marco Ferretti, che ha chiesto chiarimenti sulle motivazioni delle nuove modalità di assegnazione delle aree e ha invitato l’ATC ad adoperarsi per superare la situazione determinata dalle dimissioni dei coordinatori.
«Neppure l’intervento regionale, a quanto ci risulta, ha portato al superamento delle criticità. È difficile comprendere come si possa continuare su questa strada ignorando le conseguenze di decisioni che incidono direttamente sulla gestione della fauna selvatica».
Ma la caccia di selezione è soltanto una parte del problema.
Dati richiama anche le contestazioni sulla gestione delle quote versate dai cacciatori, comprese le richieste di rimborso avanzate da coloro che, per motivi di salute o altre circostanze, non possono partecipare all’annata venatoria.
“A questo si aggiunge una caccia alla selvaggina stanziale che versa in condizioni estremamente preoccupanti. Dopo la prima giornata di apertura, le possibilità di incontro con la selvaggina si riducono drasticamente. Mancano, a nostro giudizio, una programmazione seria delle Zone di Rispetto Venatorio, un’adeguata gestione del territorio e una strategia capace di garantire risultati nel tempo. Non si può continuare ad amministrare l’attività venatoria senza investire concretamente nella qualità della gestione faunistica”.
Altrettanto grave è la questione del confronto democratico e della trasparenza.
“Le richieste di incontro avanzate dai rappresentanti dei cacciatori sono rimaste, secondo quanto ci è stato riferito, senza riscontri positivi. Lo stesso vale per richieste di accesso agli atti alle quali non sarebbero state fornite risposte. Un ATC non può trasformarsi in un organismo chiuso, impermeabile alle osservazioni di coloro che contribuiscono economicamente al suo funzionamento e che ogni giorno operano sul territorio”.
Per Dati, tuttavia, sarebbe un errore attribuire tutte le responsabilità al solo presidente.
“Le decisioni contestate non sono state assunte da Galeotti in solitudine. I componenti del Comitato di gestione, espressione delle diverse associazioni rappresentate, hanno sostenuto con il proprio voto le scelte portate avanti in questi mesi. Non risulta che qualcuno abbia assunto pubblicamente una posizione di netta discontinuità rispetto a questa gestione. Per questo riteniamo che la responsabilità sia collegiale”.
“Anche i rappresentanti delle associazioni venatorie presenti nel Comitato dovrebbero interrogarsi seriamente sul proprio operato. Non basta occupare una poltrona in rappresentanza dei cacciatori: occorre ascoltarli, confrontarsi con loro e difenderne concretamente le esigenze. Quando questo rapporto viene meno, viene meno anche il significato stesso della rappresentanza”.
La revoca della designazione di Galeotti apre ora una questione di responsabilità e opportunità istituzionale.
“Le associazioni ambientaliste che avevano espresso la sua designazione gli hanno formalmente revocato la fiducia. La procedura regionale dovrà naturalmente completarsi con gli atti previsti dalla normativa, ma sul piano politico e associativo il messaggio è già inequivocabile”.
“Riteniamo che, di fronte a una sfiducia così chiara, la dignità personale e istituzionale dovrebbe indurre Galeotti a non assumere ulteriori decisioni gestionali e a valutare seriamente l’opportunità di non partecipare più alle riunioni del Comitato, senza attendere passivamente il completamento della procedura di decadenza. È una questione di rispetto verso le associazioni che lo avevano indicato e che oggi hanno ritirato la propria fiducia”.
Dati rivolge infine un richiamo all’intero Comitato di gestione.
“Ci aspettiamo che anche gli altri componenti prendano atto del fallimento complessivo di questa esperienza amministrativa. La dignità personale, la responsabilità associativa e il rispetto per il mondo venatorio dovrebbero spingere ciascuno a una seria riflessione sulla propria permanenza in carica”.
“Gli ATC non sono proprietà dei presidenti né delle associazioni che esprimono i componenti dei Comitati. Sono organismi chiamati a gestire un patrimonio faunistico che appartiene alla collettività, a garantire una corretta gestione del territorio e a trovare un equilibrio tra esigenze ambientali, agricole e venatorie”.
“Come ENDAS e Libera Caccia riteniamo indispensabile restituire centralità alla gestione faunistica, al confronto con i cacciatori e alla collaborazione con il mondo agricolo. Non possiamo accettare che scelte organizzative incomprensibili finiscano per penalizzare chi opera volontariamente sul territorio, ostacolare il raggiungimento dei piani di prelievo e compromettere la prevenzione dei danni alle produzioni agricole”.
“L’ATC 4 Firenze Nord-Prato ha bisogno di un cambiamento profondo, non di una semplice sostituzione di nomi. Chi ha contribuito a determinare questa situazione deve avere il coraggio di assumersene la responsabilità. È arrivato il momento di restituire credibilità, trasparenza e autorevolezza alla gestione faunistico-venatoria del territorio”.
Sisto Dati
Rappresentante regionale ENDAS
Vicepresidente Vicario nazionale Libera Caccia
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 Ottobre 2026

