BORGO SAN LORENZO – Salendo la Colla dal lato Ronta, proprio sul Passo, al bivio per Palazzuolo da una parte e Marradi dall’altra, è sempre esistito un punto di ristoro. Quello slargo regala un sollievo per chi è sensibile alle curve del passo mugellano e cerca una sosta, per ciclisti dopo un bel pezzo di salita, per automobilisti che si trovano di fronte i famosi “tappi” in strada e che quindi sperano che al bivio la macchina davanti svolti verso l’altra direzione. Tolta l’ultima casistica, il punto di sollievo dato dal ristoro da qualche anno non c’era più.
Adesso, dal 4 maggio scorso, grazie alla non comune scelta di Monica e Filippo, il punto di ristoro, un bar, è nuovamente attivo, dalle 7 alle 19, tutti i giorni escluso il lunedì. Non nel luogo del precedente bar-ristorante, ma proprio a fianco, costeggiando l’imbocco per Palazzuolo.
Il nome del bar è “Nido d’Allocco”, ma questa parte dell’origine del nome voglio tenermela tra un po’. Invece, la prima domanda non può che essere stata la banalissima, “Ma come mai? Come è nata l’idea?”. Filippo, che non nasconde il suo accento fiorentino doc laddove si è già in odor di parlata ibrida di marradesi e palazzuolesi, la prende larga: “Siamo di Firenze entrambi, Monica faceva l’infermiera, io l’allestimento per fiere e mostre. Con l’inizio del Covid si è fermato tutto ed io sono venuto a stare qua, visto che ho una casa proprio qui (a fianco del bar, ndr). Lei si era stufata di fare il suo lavoro, e da amante della natura, del bosco, della montagna, voleva anche lei venire qui. E così è nata l’idea di sfruttare la casa e l’opportunità di un bar in questo luogo”.
Il bar è un piccolo spazio di 28 metri quadrati che però può sfruttare lo spazio esterno nei mesi più importanti e frequentati. “Quest’anno la stagione ci ha dato una bella mano perché con il caldo che ha fatto molte persone cercavano di fuggire verso l’alto, e, o per passaparola, oppure soltanto perché ci hanno trovati, in tanti si sono fermati facendoci lavorare moltissimo”. Sono entrambi molto soddisfatti della stagione, e Monica usa proprio la parola “contenta”, che ha ancora più valore. “All’inizio, quando aprimmo, ci furono giorni di cattivo tempo, non avevamo fatto pubblicità, non avevamo cartelli perché ci vogliono mesi per le autorizzazioni, non avevamo esperienza, eravamo un po’ spaesati. Nonostante tutto questo ero contenta fin da subito perché immaginavo che la gente arrivasse. Ora sono ancora più contenta”.
Si è parlato di cartelli, quindi è arrivato il momento di raccontare la storia della scelta del nome del bar. Monica mi dice che, oltre a specificare di averlo scelto lei, in fase di decisione ne erano venuti fuori altri. “Uno poteva essere Bar Colla, per fare anche un gioco di parole, ma diciamocelo: troppo banale”. Condivido. Invece il “Nido dell’Allocco” è stato scelto perché nel locale covava un allocco. Mi racconta Monica che sono circa dieci anni che questa coppia di allocchi si conosce, ma non è mai riuscita a portare alla fine la covata a causa dei rumori, soprattutto delle moto. Invece, nei mesi del lockdown, riuscirono a portarla a termine. Tutte le sere, anche ora, gli allocchi danno segni di essere poco distanti perché si sentono cantare.
Nel bar, oltre a un piccoli allocco in legno e ad uno disegnato, Filippo mi racconta che si trovano “tutti prodotti del territorio. Dal pane ai salumi, dato che principalmente vendiamo panini, ma anche confetture e polveri di un’azienda di San Godenzo. Né io né Monica avevamo mai fatto un lavoro di questo tipo, si può dire che sia stato anche un po’ un salto nel buio. Ma la semplicità data anche dalle ridotte dimensioni ci ha aiutati. E un’altra cosa è stata fondamentale: l’utenza gentile. Siamo sì in un luogo di passaggio ma non per motivi lavorativi o di vita quotidiana. Chi viene qui vuole rilassarsi, nessuno ha mai fretta, c’è una grande pazienza da parte di chi è ad aspettare un caffè, o un bicchiere di vino, o un panino. Questo è stato, ed è, importantissimo, oltre che piacevole”.
Infatti a fermarsi sono moltissimo i motociclisti, ma anche persone che passano per andare nell’alto Mugello o in Romagna, ciclisti che invece che prendere il caffè a Ronta prima di iniziare la Colla aspettano perché sanno che c’è un posto. Nel tempo della mia chiacchierata ho visto fermarsi anche stranieri, e una macchina con un materassino da mare in bella vista, indicatore della direzione verso cui andava. Sia Monica che Filippo dimostrano di saper stare con le persone, e si vede che da inizio maggio a fine agosto sono riusciti a fidelizzare alcuni, dato che con più di una persona si chiamano per nome.
E finita l’estate cosa accadrà? “Saremo sicuramente aperti d’inverno”, dicono entrambi, “dobbiamo solo valutare quando e quanto. D’inverno c’è la caccia, c’è la neve, ci sarà ovviamente meno sviaggìo, ma qualcuno ci sarà. Certo non saremo aperti quanto adesso, magari il finesettimana più qualche altro giorno”. Filippo la prende con filosofia: “Abbiamo imparato a fare i panini veloci, ora impareremo quando stare aperti d’inverno”. Monica invece è più pragmatica: “Certo che saremo aperti, ma poi in settimana io devo andare anche a tartufi”. Perché certe scelte forse non si avrebbe il coraggio di farle se non ci fossero delle passioni.
Matteo Guidotti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 agosto 2022







2 commenti
Bravi. Ci diamo stati di ritorno da Palazzulo.. Mi fetmavo sempre quando ero bambina.. Bravi e coraggiosi, ma vi andrà bene il posto è molto frequentato tutto l’anno. E a proposito panini ottimi!!!
Bravi , in antico , lì c’era la bottega di Bandiera , così si chiamava la persona che teneva aperto il locale , ma Bandiera era un uomo un può scorbutico
se gli chiedevi un panino , Ti rispondeva , hai portato il pane ? teneva sulla mensola un gallo cedrone imbalsamato , era un personaggio , se Monica e Filippo
saranno gentili avranno successo .