MUGELLO – Ho letto sul Filo i due interventi sul tema di Scarpelli e di Giovannardi, entrambi di Firenzuola. Lamentano una scarsa volontà nella realizzazione degli obiettivi del piano regionale che anche l’Unione dei comuni aveva accompagnato con un proprio documento. Ho sempre apprezzato la concretezza del primo, che sinteticamente indica alcune realizzazioni necessarie. Giovannardi rammenta invece il quadro degli interventi statali del Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) nato nel 2014 per iniziativa del ministro Barca. Poi lamenta l’assenza d’una vera volontà politica, perché aver messo tutto il Mugello ugualmente insieme impedisce di svolgere alcune azioni discriminanti a favore della montagna, invece di disperdere le energie su tanti comuni.
Vorrei riprendere il quadro nazionale, il PSNAI, che ha avuto una recente revisione da parte del governo nel marzo di quest’anno, però pubblicizzata solo a inizio estate. Sulla base delle prospettive demografiche di partenza delle singole aree interne, preso atto che perdono residenti, nascite, e si alza l’età media, il Piano (p. 44) suddivide 4 livelli cui corrispondono obiettivi diversificati e li definisce così:
1. Aree con aumento di popolazione;
2. Aree con aumento delle nascite;
3. Aree che contengono la riduzione delle nascite (da diminuzione accentuata a moderata);
4. Aree che invece continuano a perdere popolazione e nelle quali c’è riduzione di nascite: accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile.
E’ quest’ultimo punto che ha indignato chi da anni lotta per restituire attenzione, visibilità, protagonismo alle popolazioni delle zone marginali. Per le aree che, secondo tendenza statistica, non avranno un aumento della popolazione, oppure un aumento delle nascite o almeno una riduzione della loro contrazione, non è previsto nulla! Viene dato come inevitabile il declino e la morte delle comunità.
Prima dunque d’iniziare un’approfondita e necessaria discussione su temi specifici per le aree mugellane rurali e montane che sono in questa situazione, occorre affermare il rifiuto di questa offensiva impostazione che la destra, ora al governo, offre alle tante zone rurali e montane che rivestono queste caratteristiche.
Che il potere pubblico, le istituzioni, la politica di un paese unitario, si limiti a registrare i territori ricchi e con economia prospera e quelli invece in difficoltà, senza porsi a servizio delle comunità in affanno con un’opera di paziente, faticosa assistenza, vicinanza, stimolo e aiuto, risulta incomprensibile. Inutile forse aggiungere che l’art. 3 della Costituzione impegna la Repubblica a promuovere l’uguaglianza sostanziale dei propri cittadini rimuovendone gli ostacoli.
La dimensione del problema è imponente: il PSNAI si riferisce a 128 aree in Italia, corrispondenti a oltre 1800 comuni, in cui abitano più di 4 milioni di persone, per circa il 30% della superficie nazionale. Dunque non stiamo parlando di dettagli. Approfondendo ciò che si sta realizzando in altri paesi europei, dovremmo indicare che l’utilizzo di soli indici quantitativi risulta insufficiente a comprendere fenomeni sociali e culturali complessi. Oltre al disimpegno dunque c’è pure sciatteria nello studio. Questo nei nostri territori appenninici l’hanno già capito in tanti, sono quelli che non si rassegnano alle decisioni dall’alto, e rivendicano attenzione e sollecitudine, ma che sono anche protagonisti della propria storia. Bastava porsi il tema del cambio di paradigma: da un esame quantitativo della situazione a quello di carattere qualitativo per capire che questi territori oggi lasciati ai margini hanno capacità su cui costruire, risorse da mettere in campo, una storia a cui ispirarsi, rapporti sociali da cui partire per ritrovare un proprio cammino che coniughi lo sviluppo con la qualità della vita.
Occorre adottare strategie che sappiano gestire il ridimensionamento, promuovendo al contempo nuove forme di sviluppo e sostenibilità. Il concetto chiave è passare da un approccio che cerca di contrastare il declino con interventi mirati a mantenere inalterate le condizioni di un passato ormai definitivamente tramontato, a uno che riconosce e si adatta alla nuova realtà demografica e territoriale. Anzi partendo da essa progetta una riconfigurazione del territorio, la promozione di nuove economie, il rafforzamento della
coesione sociale, la valorizzazione del patrimonio culturale. In sintesi, il cambio di paradigma proposto è un’occasione per ripensare il futuro delle aree interne, trasformando le sfide in opportunità e creando modelli di sviluppo più resilienti e sostenibili. Si tratta anche di darsi strumenti operativi adeguati, sia organizzativamente, sia tecnologicamente, per es. nelle frazioni dell’Appennino costituire cooperative di comunità 1 .
Per non farla lunga arrivo subito ai tre argomenti di concreta progettazione che già Scarpelli aveva in parte ricordato: comunicazione, salute, educazione. – La comunicazione è da intendersi come collegamento digitale, ma anche come viabilità. La connessione in Mugello è a chiazze e non sembra a breve destinata a miglioramento.
Ad oggi nelle zone in ombra funzionano solo i progetti che si riferiscono a satelliti orbitanti (Starlink?). Il PNRR si riprometteva la piena connettività nell’intero paese, ma…Le piogge rovinose dello scorso 14 marzo mettono a dura prova non solo le zone appenniniche, ma l’intero Mugello. Ha ragione Giovannardi a dire che non si può confondere dicendo che Borgo San Lorenzo è come Firenzuola, ma in termini di collegamento stradale e ferroviario l’intera vallata rischia l’isolamento da Firenze e dalla Romagna se i grossi lavori necessari a scongiurare le tante frane attive non saranno rapidamente attuati, prima delle piogge autunnali.
– Gli interventi sanitari pubblici riguardano il tema della salute, che è però più ampio perché è l’intera vita che viene investita. Le aree più lontane dai servizi sono spesso le più salubri.
Non si può pensare che piccole frazioni abbiano lo stesso trattamento d’un importante capoluogo, certo occorre uno specifico progetto che con apposito personale garantisca l’essenziale. Per esempio un videocollegamento con un medico, attivato da un infermiere in fasce orarie prestabilite, i medicinali richiesti rapidamente disponibili alla bottega di frazione grazie a farmacie convenzionate e al trasporto pubblico, la presenza periodica d’un medico di base nell’ambulatorio del paese.
– Infine è importante che sia attiva una scuola, cioè un servizio di educazione e di cultura per l’intera popolazione. Ne dovrebbero far parte una piccola biblioteca, alcuni interventi culturali specie nel periodo estivo, l’istruzione per i bambini. L’autorganizzazione delle piccole comunità ha spesso messo in piedi spazi di gioco, di studio e di riunione per i ragazzi, sorvegliati ed aiutati da un adulto.
Ormai le tecniche didattiche per l’apprendimento scolastico sono molto evolute e consentono di evitare la semplice pluriclasse, quando ci sono pochi bambini di varie età. Bisogna fare scuola in modo coraggioso e sperimentale adattandoci al contesto ed evitando il pendolarismo in pulmino almeno per i bambini più piccoli.
Non parlo di incentivi pubblici, vorrei invece indicare l’esigenza di investimenti. Porto come riferimento i progetti realizzati dal 2017 dalla Fondazione Merloni nei paesi dell’entroterra marchigiano colpiti dal sisma. Sotto la direzione di Enrico Letta e con la collaborazione di Magna Charta, la Fondazione ha realizzato molti progetti (i tre principali: Apennines Local Food, un portale di e-commerce e storytelling territoriale promosso insieme ad Amazon e rivolto ai piccoli produttori locali; Apennines Discovery, app che valorizza i Cammini dello Spirito, itinerari per trekking e sport verso i grandi luoghi della spiritualità appenninica; Fruits of the Apennines, che applica le tecnologie 4.0 dell’agricoltura di precisione a produzioni agricole di pregio, es. nocciole, castagne, frutti di bosco, patate). Interventi di costo limitato, svolti al livello più alto grazie a collaboratori d’eccellenza in organizzazione e tecnologia, anche digitale. Tutti questi progetti sono stati definiti in totale sinergia con le popolazioni locali.
Come si capisce bene da queste ipotetiche indicazioni faccio riferimento a comunità territoriali che non coincidono con i comuni montani. Vanno presi in esame i territori rurali e montani per costruire su ognuno di essi un’apposita progettazione insieme ai cittadini che vi abitano. Occorre che le singole comunità sappiano esplicitare le proprie volontà al loro interno e siano in grado di scegliere rappresentanti per discutere le esigenze emerse con le istituzioni locali (Comune, ASL, Scuola) e presentare idee-progetto a possibili finanziatori. Le modalità per realizzare i servizi vanno definite insieme utilizzando la cultura della complessità e una necessaria elasticità perché s’incontrino richieste e risposte. Spero di aver offerto un contributo d’interesse per iniziare la discussione, ma su basi del tutto nuove rispetto alla ripetizione delle recriminazioni inutili.
1. Per chi volesse saperne di più indico la relazione di Stefano D’Armento, riportata negli atti della XXIII conferenza nazionale della Società italiana degli Urbanisti, giugno 2021 e rintracciabile sul web. Lo studio riguarda la zona del materano ma tutta la parte metodologica generale chiarisce che il declino demografico delle aree interne non va vissuto come una sconfitta, ma come la possibilità di ripianificare il territorio e rivitalizzare le comunità. Anche il sito web della School of Economics of Londa promosso dalla Coop. LAMA è ricco di stimoli e offre percorsi di formazione on line o situata a Rincine. La festa di Foglia Tonda e la relativa associazione sono in nuce un’espressione del protagonismo locale, aperto alla novità e alla contaminazione.
Andrea Banchi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 Agosto 2025







1 commento
E bravo Andrea Banchi hai pubblicato un articolo ben ponderato . Io da parte mia ho pubblicato un articolo dove rivendico la creazione di un nuovo parco attrezzato a carattere turistico del Mugello proprio per svincolarsi dai lacci e lacciuoli de l’area
metropolitana Fiorentina .