BORGO SAN LORENZO – Sala piena e atmosfera di partecipazione consapevole per l’incontro promosso da “Borgo in Comune. Alternativa a sinistra”, che si è tenuto sabato pomeriggio nella saletta comunale di via Giotto a Borgo San Lorenzo. Tanti volti noti -alcuni sicuramente venuti per “curiosità”, altri magari con l’intenzione di aderire a questo progetto politico-. Massiccia la presenza di Rifondazione Comunista, tra i promotori dell’iniziativa, mentre tra il pubblico si è visto Luciano Baggiani, che ha fatto una rapida apparizione, e c’erano il presidente del Progetto Accoglienza Luigi Andreini, l’ex-assessore Paolo Francini, Sandra Cerbai -consigliere socialista uscente che pare intenzionata a candidarsi in Borgo in Comune-, Piera Ballabio, di Italia Nostra, e poi anche Fabio Boni di Forza Italia insieme all’assessore Ilaria Bonanni, il pd Giorgio Gera, il capogruppo della lista civica Dal cuore di Borgo Alessandro Marrani.
L’introduzione l’ha fatta Lorenzo Becattini, che ha specificato l’intento preciso dell’iniziativa: “tentare di ricostruire una alternativa decisamente di sinistra a livello territoriale”. Ha richiamato la scomparsa della sinistra radicale dal Parlamento e di conseguenza dal dibattito politico, la “deriva a destra del renzismo e del Pd”, “il naufragio dei valori storici della sinistra”, “la minaccia incombente della Lega con rigurgiti di xenofobia, razzismo e fascismo”. E facendo riferimento ai voti presi alle precedenti elezioni, da Rifondazione, Potere al Popolo, LeU, Tsipras, ha parlato di “un popolo che c’è, resiste e non si arrende”.
E’ poi toccato a Claudia Masini, capogruppo di Rifondazione in Consiglio Comunale a Borgo San Lorenzo, entrare nel concreto del programma: “Insieme senza pregiudizi stiamo cercando di creare un percorso comune”, ha esordito, chiarendo che “non c’è un candidato sindaco, non c’è una lista, certo dovremo dare un’accelerata: ancora non c’è neinte di già fatto, facciamolo insieme”, e ha poi ripercorso cinque anni di “opposizione intransigente ma mai pregiudiziale”.
Nel mirino le scelte della giunta Omoboni, e nel suo intervento, e ancor più in quelli successivi di Leonardo Romagnoli e Andrea Banchi, è stata una gragnuola di colpi agli ultimi cinque anni di amministrazione. Romagnoli ha parlato di un pericolo, quello della creazione di “piccoli gruppi che da soli decidono come poi gli investimenti di un comune possono e debbono essere fatti”. Su determinati temi si è detto “esterrefatto”: ha parlato del Multipiù, per il quale, secondo lui “non c’era alcuna necessità di chiudere, è stato un errore grossolano, e si è montato un castello che è finito in nulla”. Poi i “mega-progetti, dal polo culturale a villa Pecori che costa milioni di euro, e poi non si fa la manutenzione”, per il quale alla fine l’unica cosa fatta è stata dare “incarichinini a Tizio e Sempronio senza fare le gare”. Poi il progetto delle piazze, la “stupidaggine di fare laggiù il terminal bus”. Ancor più duro sulla vicenda dell’inchiesta giudiziaria sul cantiere comunale: “Chi ha avuto il coraggio di denunciarli alla Finanza -ha detto Romagnoli-, perché questo non l’ha fatto un cittadino, l’ha fatto l’amministrazione, doveva avere il coraggio di assumersene la responsabilità. E siccome con questa ‘trovata’, per dimostrare che c’era un nuovo modo di amministrare, e si volevano mettere alla berlina i fannulloni, si pensava di avere un consenso pubblico che invece non c’è stato, allora nessuno si è preso la responsabilità. E’ una cosa di una gravità assoluta, perché ha distrutto i rapporti tra amministrazione e dipendenti pubblici, e non solo per un’indagine così vergognosa, su questioni ridicole, costata centinaia di migliaia di euro, ma perché ha creato un clima insostenibile”. E nella sua requisitoria contro la giunta Omoboni ha poi citato i regolamenti arzigogolati che l’amministrazione si è data, “regolamenti che hanno complicato la vita alle associazioni.”
Altro intervento di peso è stato quello di Andrea Banchi, che è stato dirigente e direttore generale del Comune, fino a cinque anni fa, che ha detto di aderire “a questo percorso aperto, di sinistra, fatto con spirito unitario”. Banchi ha rincarato, citando anche lui la vicenda del cantiere comunale, e sottolineando un altro aspetto da imputare ad Omoboni: “Mi ha amareggiato -ha detto- questo senso onnivoro delle cariche, senza poi essere in grado di esprimere dei progetti”, non mancando poi di soffermarsi anche su aspetti “minori” come le aiuole che si tolgono e gli alberi che non si ripiantano.
Al termine ci si è dati un altro appuntamento, il prossimo 5 aprile alla Casa del Popolo, per parlare di lista e candidato sindaco. Inizierà così la fase più delicata, per trovare il giusto equilibrio tra soggetti diversi, accomunati da un giudizio fortemente negativo verso l’attuale giunta, ma con storie politiche e amministrative molto diverse.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 marzo 2019






