
BORGO SAN LORENZO – Don Nidhin Kochuveetil Joseph, assegnato come cappellano alla parrocchia di Borgo San Lorenzo da giugno 2020, sta per lasciare il capoluogo mugellano. Giovedì 6 novembre, alle ore 18.00, insieme al pievano don Luciano Marchetti, a don Francesco e a don Cristian, padre Nidhin celebrerà la sua ultima S. Messa nella chiesa borghigiana, salutando i fedeli che lo hanno accolto calorosamente fin dall’inizio. Come infatti afferma lui stesso, si è trovato sempre molto bene in Italia – e a Borgo in particolare – sentendosi benvoluto sia dalla popolazione che dai confratelli, e soprattutto da don Luciano. “Il pievano è stato con me come un padre, il ‘maestro n. 1’ – afferma don Nidhin. Non mi ha mai fatto sentire solo, portandomi dove lui stesso andava, a casa come in visita alle famiglie. Tutto quello che ho imparato lo devo a lui”.
Certo che non sarà stato facile per il giovane sacerdote, che adesso ha 37 anni, trovarsi in un paese così distante da Cochin, la sua città di provenienza nello stato indiano del Kerala. Una città portuale con una lunga tradizione commerciale, colonizzata da popolazioni europee che vi hanno istituito la prima diocesi nel 1557. Per questo, nonostante la religione praticata in India dalla maggioranza della popolazione sia l’Induismo, a Cochin vi sono tre diocesi cattoliche presiedute da vescovi che, fino al 1950, erano portoghesi. La fede lui l’ha respirata già da piccolo, perché la madre – cattolica fervente – ha sempre pregato affinché almeno uno dei suoi tre figli diventasse prete. Per lei incontrare un religioso è come avere di fronte Dio, e con questo figlio il suo desiderio più grande è stato esaudito.
Quando don Nidhin è arrivato a Borgo, non parlava una parola di italiano e per giunta, dopo soltanto qualche mese, nel novembre 2020, ha contratto il Covid, risultando positivo per ben centotrenta giorni. Un lungo isolamento, che sarebbe stato ancora più duro senza il sostegno di don Luciano e don Francesco (per leggere questa notizia, cliccare qui), e forse lo sarebbe stato anche senza gli studi in Teologia cattolica, che aveva iniziato a Firenze.
“Mi porterò nel cuore dei ricordi molto belli – conclude don Nidhin – legati soprattutto alle amicizie, al calore e agli insegnamenti ricevuti”. Oltre a questo, poi, un’annotazione specifica la fa sul cibo, in particolare tortelli e pizza, come non capirlo…
Mentre parla, con quel sorriso dolce e aperto, e la voce gentile delle anime belle, si comprende come non debba essere stato difficile volergli bene.
Giovedì saranno sicuramente in tanti a salutarti don Nidhin, fai buon rientro e chissà che un giorno tu non possa tornare fra questa gente che è diventata anche la tua; le vie del Signore sono infinite!

Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 Novembre 2025


