
IL CENTRO STORICO A RISCHIO IDRAULICO: LO DICE IL RUC
C’è un aspetto, del nuovo Regolamento Urbanistico di Borgo San Lorenzo, non emerso durante il dibattito politico che ha condotto all’adozione del RUC. Ma che di per sé è clamoroso e di grandissimo rilievo. Tanto da rischiare di inficiare gran parte dello stesso Piano, e di bloccare ancor più l’attività edilizia.
La questione riguarda il rischio idraulico. Tra i tanti documenti contenuti nel RUC c’è anche una carta che evidenzia le zone a rischio idraulico, quelle cioè dove la presenza di fossi e torrenti che attraversano l’abitato di Borgo potrebbe mettere a rischio, in caso di piogge eccezionali, la sicurezza.
Per questo è previsto il divieto di interventi edilizi, a parte le manutenzioni ordinarie. Di fatto cioè, nelle zone a maggior rischio idraulico non si può né costruire e neppure farci qualcosa di significativo, tipo modifiche, ristrutturazioni, divisioni di volumi, aumento di unità immobiliari. Tutto fermo, tutto bloccato. E questo, per circa il 40% dell’area urbana.
Una soluzione ci sarebbe, ma l’ipotetica è d’obbligo. Perché nel RUC si prevede anche l’eliminazione del rischio idraulico, attraverso una serie di interventi di messa in sicurezza, briglie, vasche di accumulo. Peccato che non sia stato quantificato con esattezza il costo di questi interventi. Che saranno comunque parecchio onerosi, nell’ordine di qualche milione di euro. Fondi che il comune di Borgo San Lorenzo non ha. Risultato, i rimedi sono sulla carta, e così l’attività edilizia di una vasta parte del territorio comunale, si parla di circa il 40% del capoluogo, sarà completamente bloccata. A meno che non si intervenga rivedendo lo studio idrologico-idraulico.
Della questione si parlerà presto in consiglio comunale, dove il capogruppo della lista civica “Cambiamo, insieme!” Luca Margheri ha presentato un’interrogazione, partendo dalla cartografia, la tavola sulla “Pericolosità idraulica ai sensi del 53/R – Stato attuale”, nella quale, scrive Margheri, “si assegnano varie classi di pericolosità, riferite alla presenza e agli effetti dei corsi d’acqua che attraversano il paese, e che una parte consistente dell’attuale edificato del capoluogo è inserito in classe 4, quella a più alto rischio idraulico”. Ma, continua Margheri “la conseguenza pratica di ciò parrebbe essere, più che una programmazione urbanistica, un “congelamento” urbanistico in quanto, a una prima lettura, sarebbero vietati tutti gli interventi, ad esclusione delle manutenzioni, ponendo quindi forti limiti ad ogni tipo di attività edilizia e immobiliare in vaste aree del capoluogo”.
Le aree interessate nel centro storico sono tante: in pratica buona parte della zona a sinistra delle Cale, fino a viale IV Novembre all’incrocio con la Faentina, sino a oltre piazzale Curtatone e Montanara. La carta che pubblichiamo dà conto della situazione (per identificare le vie si prenda a riferimento il rettangolo al centro, che rappresenta i giardini di piazza Dante): le zone in giallo sono quelle a rischio idraulico più elevato.
Ma quali sono gli interventi che potrebbero sanare la situazione? I principali, per dare sistemazione al bacino imbrifero a nord del paese, sono due “invasi”, o meglio due bacini di raccolta, posti a monte dell’abitato, per trattenere, nel caso di periodi con piovosità eccessiva, l’acqua. Uno prevede di contenere –con un livello fino a 8 metri di profondità- fino a 51 mila mc d’acqua, l’altro 35 mila metri cubi, uno nella zona sopra il Tannino, di là dalla Ferrovia, vicino alla Tintoria e dalla parte est nel versante che scende da San Donnino.
I problemi però non mancano. Anzitutto sono tutti da reperire i soldi per realizzare queste opere, ma c’è poi anche chi eccepisce sulla loro collocazione. Perché sembra che l’area sulla quale dovrebbero essere collegati questi bacini di raccolta, abbia versanti franosi, con fenomeni in atto.
Così il capogruppo della lista civica pone delle domande al sindaco: “se sono state quantificate con esattezza le superfici e le unità immobiliari coinvolte in questa sorta di blocco dovuto al rischio idraulico; come si intenda procedere per rimuovere al più presto tale situazione; se è stata quantificato il costo degli interventi previsti; se vi è una previsione temporale in merito all’effettuazione degli stessi; e quali fondi sono attualmente a disposizione per la realizzazione di tali interventi di prevenzione del rischio idraulico.”
Ma si sta cercando un’altra soluzione, che sarebbe più economica. Quella… di cambiare la carta. Tra gli addetti ai lavori gira voce che lo studio commissionato dall’amministrazione comunale abbia considerato, tra i dati relativi alle esondazioni, necessari per determinare la pericolosità delle varie aree, anche un dato “falsato”, ovvero l’esondazione de Le Cale del 1944, quando l’acqua uscì perché il corso del torrente era stato ostruito dai detriti dei ponti fatti saltare con le bombe durante la guerra. Togliendo quel dato, le aree a rischio idraulico potrebbero ridursi sensibilmente. Sicuramente questo sarà un nodo che nei prossimi mesi dovrà essere affrontato con urgenza.
Paolo Guidotti
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, agosto 2014


