MUGELLO – Se venti anni fa avessi pronunciato la parola “Farfereta” ad un Mugellano, egli avrebbe immediatamente associato le parole “Trota” e “Gambero di Fiume” e le sue papille gustative avrebbero immediatamente iniziato a sognare.
Durante i lavori dell’Alta Velocità, purtroppo, il fiume decise di interrarsi e scomparire quasi del tutto. Sembrava una triste e irrimediabile fine. E invece no. Il fiume c’è ancora, e ve lo racconto adesso.
Giovanni Piattoli, accompagnato nelle sue escursioni da Gioia
Per iniziare, basta dirigersi verso la Madonna dei Tre Fiumi, e poco prima della storica locanda, seguire il sentiero PAF 16. Si passa dal Casello F.S. abbandonato e si comincia dolcemente a salire.
Il sentiero è abbastanza esposto in certi tratti, e consiglierei il tragitto solo col bel tempo. In uno degli scorci più belli possiamo vedere la Croce del Monte Giuvigiana, davanti a noi in tutta la sua maestosità.
È un saliscendi armonioso e mai banale, che culmina, con mia grande sorpresa, con un inaspettato e sommesso scrosciar d’acqua. Una cascata appare in basso laggiù! Non vedo l’ora di guardarla da vicino. L’ho appena pensato e la Gioia è già in acqua…
Bastano infatti pochi passi per godersi uno spettacolo unico: piccoli specchi e cascate naturali d’acqua purissima e trasparente incantano la vista come in un paesaggio fiabesco.
“Manca solo il castello coi merli” – si potrebbe pensare-.
E invece basta girarsi ed è già lì.
Si chiama “La Casa di Farfereta” ed è un enorme edificio di pietra, in rovina. Essa doveva accogliere molte famiglie prima della guerra. Gli archi sopra le piccole finestre, e i due piani abitativi dimostrano l’indiscutibile perizia tecnica di questi architetti del passato, promossi con lode senza neppure aver dato un esame all’Università.
Spiazzi e terrazzamenti con muretti a secco, indicano le aree un tempo adibite al pascolo e all’orto con i tanti nocciòli apportatori di preziose proteine agli abitanti di questi luoghi, e i buonissimi strigoli presenti in quantità sui cigli del sentiero, e coi quali preparare ottimi ravioli.
Qui la ricetta!
Adesso però è tempo di tornare a valle. Seguiamo dapprima il sentiero PAF 13 e poi il PAF 14 verso Poggio Prefetto (960m). Da lassù abbiamo una magnifica vista sul Mugello che va da Bilancino a Luco, passando per l’Autodromo del Mugello e Scarperia.
Una volta arrivato alla macchina mi ricordo che dovrei andare fare la spesa.
“Che fatica!” – penso – per una frazione di secondo.

Poi mi immagino le persone che hanno vissuto lassù, lavorando e sollevando pietre pesantissime. Allora sorrido, e la prospettiva di trasportare un paio di buste piene in un supermercato assai fornito non mi appare più così male…
La camminata in breve:
Anello di Farfereta
Dislivello: 560m.
Lunghezza: Circa 10km
Tempo impiegato (con soste): 4 ore e mezzo.
Difficoltà: Media.
Scarpe da Trekking e bastone vi saranno utili.
Tenere i bimbi per mano quando camminate su questo sentiero.
Giovanni Piattoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 aprile 2019



2 commenti
Mi sia permesso di puntualizzare:
1) l’acqua c’è solo in questo periodo dell’anno, poichè d’estate il torrente è assolutamente asciutto fino a ben sopra la casa di Farfereta;
2) trote e gamberi sono, naturalmente, completamente scomparsi, poichè non possono più viverci se l’acqua c’è solo d’inverno;
3) dal sentiero per arrivare alla casa di Farfereta non si riesce a vedere Giuvigiana; la croce che si vede è quella di Castel Gelato, la stessa che è visibile dalla SR302, percorrendo la diritta dei “tre castagni” in direzione di Ronta;
4)scendere nel torrente e percorrerlo, è spesso improponibile per gli alberi crollati a causa del vento che rendono veramente difficoltoso il cammino lungo l’acqua. Mentre le Associazioni, Istituzioni (chiamatele come volete), hanno ripristinato il sentiero, liberandolo dagli alberi divelti dal vento, NESSUNO ha pensato a liberare il corso del torrente.
In buona sostanza, per chi ha percorso sentiero e torrente, per 60 anni, più volte all’anno, rifarlo ancora costituisce più una sofferenza che un piacere, vedendo in quali condizioni si trova adesso il tutto.
Gentile Piero,
Grazie per le precisazioni.
Da parte mia, posso condividere alcune delle sue critiche. Ma il mio scopo è quello di raccontare un’esperienza che mi ha emozionato. Se fossi riuscito a trasmettere il bello che ho visto anche a una sola persona, allora le mie parole avrebbero avuto un senso.
Le auguro una buona giornata,
Giovanni.