
SCARPERIA E SAN PIERO – A seguito di un controllo della locale Azienda USL Toscana Centro sono state rilevate delle anomalie nella gestione del centro di accoglienza per i migranti, in località Senni, nel comune di Scarperia e San Piero. Così se da una parte c’è la soddisfazione per la determinazione nei controlli, dall’altra resta la delusione per trovare in cronaca, ancora, certe situazioni. Accoglienza, fra buona fede e business.
Di certo non è stata una bella figura. Senza giri di parole, è l’ordinanza del sindaco di Scarperia e San Piero, Federico Ignesti, la numero 8 dello scorso 23 marzo, che ne attesta la gravità. Difatti nei meandri del documento ci si legge: “che l’Autorità comunale può disporre, in presenza di particolari circostanze che incidono sulla collettività territoriale, ordinanze inerenti alla tutela dell’igiene e della salute delle persone a salvaguardia della pubblica incolumità”. Una ordinanza perentoria definita “contingibile ed urgente”, insomma una cosa seria.
Parliamo del centro di accoglienza per i migranti, in località Senni, gestito dalla cooperativa sociale Onlus Cristoforo di Pontassieve. Tecnicamente un CAS, centro di accoglienza straordinaria, istituito per rispondere all’emergenza dei flussi migratori. Anche questo, come gli altri, è a carico delle prefetture che ne individuano i luoghi ove insediarli e ne selezionano i soggetti per la gestione. E, oggettivamente, i comuni ne subiscono le conseguenze, una sorta di scaricabarile che li vede impegnati in attività straordinarie.
Dunque il sindaco, dietro la segnalazione della locale Azienda USL che, tramite il proprio responsabile dottor Vincenzo Cordella, aveva rilevate alcune anomalie nella gestione igienica dell’accoglienza, ha emessa questa ordinanza denunciando una situazione pregiudizievole della salute pubblica. Ebbene, il controllo sanitario, sintetizzato nella nota del Dipartimento della Prevenzione U.F.C. Igiene e Sanità Pubblica Setting Mugello, ha messo in evidenza il mancato rilascio del giudizio di potabilità dell’acqua e, anche, l’assenza di un contratto di fornitura di acqua potabile. Mancanze che rendono di fatto impossibile lo svolgimento dell’attività di accoglienza in quel centro di migranti. Sicché non era cosa da poco. Episodio inqualificabile.
L’atto del comune di Scarperia e San Piero ha determinato un lasso di tempo per ottemperare a quanto contestato dalla Azienda USL. Soprattutto prescrivendo di presentare una copia del contratto stipulato per la fornitura di acqua potabile. Addirittura, pena la chiusura dell’attività. A distanza dall’emissione dell’ordinanza, abbiamo contattato la cooperativa Cristoforo di Pontassieve. Giusto un colloquio telefonico da cui abbiamo appreso che tutto sembra rientrato, ovvero che la cooperativa ha presentata la documentazione per avere l’acqua potabile. Tuttavia non sappiamo se ciò corrisponda a quanto indicato nell’ordinanza, cioè esibendo un regolare contratto di fornitura, magari allacciata alla rete di distribuzione idrica locale. Chissà.
Quello della migrazione è uno dei problemi umanitari più preoccupanti di questo inizio secolo. Occorrerebbero metodi e normative efficaci. Venire a sapere che esseri umani sono ospitati, o accolti, passi l’eufemismo lessicale, in strutture senza acqua potabile, ebbene, suscita vergogna.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 aprile 2017




