MUGELLO – L’azienda AUSL Toscana Centro ha letto il commento del “Filo” sulla questione delle mammografie a pagamento (articolo qui), e ci ha inviato una nota di precisazione che qui pubblichiamo integralmente, seguita da una nostra replica.
In riferimento all’articolo pubblicato su “Il Filo – Idee e Notizie del Mugello” in data 20 aprile 2017 a firma di Michela Aramini dal titolo “Mammografia? Solo se paghi… c’è qualcosa che non funziona nella sanità pubblica”, l’AUSL Toscana Centro intende precisare quanto segue.
“Nei territori dell’AUSL Toscana Centro lo screening funziona perfettamente. Inoltre, per tutte le donne, sia dentro che fuori dalla fascia di screening mammografico, esiste in ogni presidio, un percorso “urgente” (entro massimo una settimana) di mammografia per i casi ritenuti anche solo sospetti da parte del medico inviante (medico di famiglia, ginecologo, chirurgo etc…).
Il dipartimento di diagnostica per immagine dell’AUSL Toscana Centro effettua in tutti i territori aziendali intorno alle 60.000 mammografie complessive l’anno, di cui circa 25.000 al di fuori della fascia di screening.
Le agende sono suddivise a seconda della provenienza: controlli oncologici di follow up, donne a maggior rischio genetico, controlli a medio-breve periodo, ambulatori senologici aziendali chirurgici, esami in donne asintomatiche e, come detto sopra, le urgenze nei casi sospetti.
Nella nostra azienda si registra, pertanto, una particolare attenzione per il problema del tumore mammario.
Proprio per questo è nato il Centro Donna, dove collaborano insieme specialisti chirurghi, radiologi, oncologi e psicologi per offrire quanto di meglio esiste per curare e seguire nel tempo le donne affette da neoplasia mammaria, ognuna delle quali viene valutata attentamente e collegialmente dai vari GOM (Gruppo Oncologico Multidisciplinare) distribuiti nei vari presidi ospedalieri che per ogni singolo caso, valutato scrupolosamente, prescrivono il percorso terapeutico più appropriato”.
Forse non ci siamo capiti… L’articolo, raccontando un’esperienza personale, ma che sta capitando a tante donne, contestava alcune cose. Specifiche. Alle quali non ci si sembra che la precisazione dell’ASL risponda o dia spiegazioni sufficienti.
Perché se un medico prescrive, e lo prescrive a ragion veduta, visto che sarebbe contro legge se prescrivesse un esame inutile, una mammografia, per quale motivo o la si fa a pagamento, oppure non la si fa proprio? Qual è la logica – e questo non vale purtroppo solo per le mammografie – di liste a lungo chiuse, o liste d’attesa esasperanti, per avere un esame sanitario, comunque necessario?
L’ASL ci fa sapere che “lo screening funziona perfettamente”. Sarà… Ci avrebbe fatto piacere sapere, piuttosto, perché, nonostante da tempo gli specialisti sottolineino la necessità di accrescere la fascia dei controlli, spostando la soglia da 50 a 45 anni, questa proposta dorma da anni in Regione Toscana. Nonostante sia importante per la prevenzione.
Temiamo dunque che il fattore economico pesi sempre di più, talvolta sovrastando il diritto alla salute. Anche nei meccanismi delle liste di attesa e delle liste chiuse. Che finiscono per avvantaggiare i privati, per diminuire la spesa della sanità pubblica, ma soprattutto per pesare sulle tasche dei cittadini. Su questo vorremmo una riflessione e una parola chiara. Dall’AUSL, ma anche da politici e amministratori locali. E non autodifese d’ufficio.
Il Filo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 aprile 2017



2 commenti
Questo è solo un esempio, magari importante, dei dialoghi tra sordi che avvengono quando un cittadino ha necessità di dialogare con una qualsiasi istituzione, sia pubblica o privata.
La difficoltà di farsi comprendere a fondo, non per quanto riguarda l’uso della lingua italiana (anche se ci sono casi di interlocutori le cui conoscenze delle regole lessicali e sintattiche si dimostrano molto limitate), ma piuttosto la tipologia delle difficoltà segnalate, mi fa tornare alla mente un classico dialogo tra due persone. che viene riportato dai Mugellani come testimonianza di incomprensione:
“Icchèttu ciai?”
“Vo a Firenze”
“Andò tu vai?”
“Le son cipolle”
Le numerose volte che sono incappato in una situazione simile, mi ha fatto coniare, e sposare, questa massima:
“NESSUNO MERITA IL POSTO CHE OCCUPA”
Anche io ho provato a prendere un appuntamento per una mammografia, ho quasi 49 anni, e vi ho rinunciato perché ho trovato le agende delle liste sempre chiuse e questo non é giusto perché dare una certezza di data per un esame é un atto dovuto dall’azienda sanitaria verso il cittadino. Io non vado nel privato anche perché credo che dobbiamo impegnarci perché il pubblico funzioni. Fare un esame nel privato, oltre a costare sulle tasche del cittadino non fa risparmiare il pubblico, lo priva di importanti risorse che gli permetteranno nel futuro di essere competitivo. Ricordiamoci che solo un pubblico funzionante permetterà a tutti la stessa possibilità di accesso alle cure, sia che uno sia occupato o disoccupato o qualsiasi tipo di occupazione abbia o che sia più o meno ricco. Non cadiamo nei giochi politici che vogliono una sanità pubblica sempre più residuale. Denunciamo quanto sta accadendo!