MARRADI – È partita da Marradi la storia di Isabella Matulli, laica consacrata dell’“Associazione Missionaria Internazionale” (Ami), che ha dedicato la propria vita alla missione, tra Africa e Italia. Di Isabella parla il quotidiano Avvenire di mercoledì 2 Settembre. Un lungo articolo, a firma di Ilaria De Bonis, ricostruisce infatti la sua storia, proprio a partire dalla piccola casa di Marradi. Qui Isabella, da bambina, ha avuto il primo contatto con l’Africa, grazie a una vicina che le ha parlato di un’esperienza con il popolo dei Pigmei, in Camerun. E quando questa donna le ha poi raccontato della morte del locale maestro del villaggio, in Isabella è nata spontanea la risposta: “Ci vado io”.
Da allora la marradese si è laureata in filosofia e teologia, ma la strada per la missione era ormai tracciata ed è passata prima per un’esperienza di alcuni anni in Eritrea, poi per la Tanzania. Il suo, fatto alla giornalista ad Assisi in occasione delle giornate di spiritualità della Fondazione Missio, è un racconto fatto anche di imprevisti e grande apertura. “In Eritrea – racconta alla giornalista – non avevo il permesso di soggiorno, ero come i migranti qui da noi. Tra il 1992 e il 1998 ci andavo solo d’estate, poi dal 2003 ho iniziato a entrare con un visto business per otto mesi l’anno”. E racconta anche la chiamata del vescovo di Asmara, con la richiesta di aprire un ospedale, e del conseguente impegno, in accordo con la diocesi e la Chiesa locale, che continua fino al 2008, quando le missionarie vengono espulse dal governo eritreo.
Si apre allora un nuovo progetto, in Tanzania. E nasce una borsa di studio per studenti in materie sanitarie che si fossero impegnati a lavorare, dopo la laurea, con l’associazione. Studenti che sarebbero stati successivamente stipendiati, ma chiamati a lavorare in contesti di estremo bisogno: luoghi difficili, villaggi estremamente poveri. Ed è grande la soddisfazione di Isabella, che spiega ad Avvenire: “Praticamente tutte, oltre 50, si sono laureate e hanno iniziato il lavoro con noi”. L’opera in Tanzania va avanti e le borse di studio si estendono anche alle liceali, dato che qui solo il 60% dei giovani è scolarizzato, solo il 3% va all’università e, di questi, solo l’1% sono donne. Oggi le professioniste seguono anche i malati di Aids e Isabella afferma con orgoglio: “Le professioniste della sanità in quel contesto sono le nostre laureate”.
Ma l’impegno prosegue anche in Italia. Oggi Isabella dirige il Centro missionario diocesano di Faenza, è volontaria nelle carceri di Bologna e la sua associazione accoglie, in una grande casa di Fognano, i migranti africani che arrivano in Italia. Proprio a Faenza le strutture dell’associazione sono state colpite dall’alluvione del Maggio 2023. E Isabella afferma: “Lì ci siamo resi conto di quanto la missione non sia solo dare, ma anche saper ricevere. Nel momento del bisogno gli altri ci sono eccome”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 Settembre 2026




