
MUGELLO – Ho letto sulle pagine di questo giornale un articolo (qui) che definiva il progetto Zero Waste come un esempio di economia circolare “bucata” visto che una percentuale di rifiuti, il 15%, finisce in discarica o, aggiungo io, in inceneritore.
Aggiungerei anche, in verità, che la percentuale del “non più smaltibile” è addirittura più alta. Direi ben il 20% ma…….
C’è un importante ma. Ovvero che si tratta di un numero su cui le persone comuni hanno ben poca voce in capitolo. Non è sfortunatamente tutto nelle nostre mani. C’è bisogno di una sinergia responsabile che coinvolga anche istituzioni e produttori in quanto anelli di una stessa catena. I cittadini informati, infatti, preparati in modo adeguato e serviti da un sistema davvero efficace di raccolta differenziata riescono, ormai in tanti comuni di Italia e d’Europa, a riciclare, riusare, compostare, riparare l’80% dei rifiuti. Si può dire che la gente, in un poderoso sforzo dal basso non privo di fastidi e sacrifici, ha fatto onorevolmente la sua parte. Ciò che resta per così dire sul gozzo del meccanismo, quel che “frana fuori dal cerchio bucato”, la frazione residua indigeribile per intendersi, dipende purtroppo da altri attori. Sta infatti ai politici, agli industriali, ai marchi della grande distribuzione, al mondo dell’economia, ai ricercatori, lavorare di comune accordo per riprogettare ed ideare, alla luce delle conoscenze scientifiche e dei mezzi tecnologici che grazie a Dio oggi ce lo permettono, tutti gli imballaggi, i materiali e i beni di consumo al momento “indistruttibili”, in modo da renderli interamente ecosostenibili. In questi giorni sulla spiaggia mio figlio piccolo si lamentava perché la cannuccia della granita si “smolliccicava” ed era meglio quella dura e nera di prima. Ho spiegato al tesorino che per sorbirsi 3 minuti di ghiaccio frullato andava benissimo anche quella, che il terribile disagio andava sopportato per evitare di utilizzare la sua corrispondente in materiale rigido “inalterabile” che però avrebbe impiegato la bellezza di 500 anni per degradarsi completamente nell’ambiente. Mi ha guardato un attimo e dopo aver replicato con uno sbrigativo “ah”, lasciandomi il bicchierino bio ormai vuoto e la famosa “smolliccica” in mano, se ne è tornato a giocare a pallone sulla sabbia con gli amichetti.
Se vediamo ogni giorno che il comportamento virtuoso di tutti noi incide per forza sulla salute nostra e dell’ambiente, perché non dare l’ultimo giro di vite?
Rifiuti zero è un viaggio verso soluzioni che liberino noi, ma soprattutto i nostri figli, dai rischi ambientali(comprovati)causati dagli inceneritori e dalle discariche. Termovalorizzare le utenze accanto agli impianti significa dover sempre nutrire i bruciatori. Vuol dire smettere di riciclare. Vuol dire combustione, combustione e ancora combustione mentre tutto il mondo in ginocchio per surriscaldamento globale e cambiamenti climatici, sta gridando e implorando lo stop alle emissioni di CO2. E ammettendo che tutte le strutture incenerenti italiane siano fra le più moderne e innovative, dotate dei i migliori filtri e abbattitori per fumi e odori, va purtroppo detto che nessuna tecnologia al mondo è ancora riuscita a bloccare le famose nano-polveri, il particolato ultra-sottile. Sostanze il cui diametro entrerebbe, per capirsi, decine di volte in quello di un capello. Non si fatica ad intuire con che facilità queste micro”bombe” facciano il loro ingresso nei nostri organismi con i rischi per la salute ormai a tutti noti. Direi che è il momento di incamminarsi su un’altra via. Come in tutti i viaggi potranno esserci impedimenti, rallentamenti, strade sbagliate da cui tornare indietro ma la meta non è sbagliata o utopistica. Se leggete i dieci passi pensati per la rivoluzione ecologica, troverete non fantasiose idee irrealizzabili e campate in aria ma proposte realistiche e soluzioni tangibili. Penso che anche Edison abbia rotto più di una lampadina nella sua “illusione” di chiudere la luce nel vetro. O i fratelli Wright nel loro pazzo proposito di far volare una macchina motorizzata più pesante dell’aria……
Per lo stesso motivo anche per i rifiuti non userei il concetto di illusione e illusionisti; parlerei più appropriatamente di sogno concretizzabile (con perseveranza, studio, intelligenza e fatica), di speranza.
Una speranza da rendere, al più presto, realtà.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 Giugno 2021

