MUGELLO – Sarebbe bello se i rifiuti non esistessero, invece esistono eccome e sono devastanti su tutto il pianeta. Se poi fate parte di coloro che ancora gettano cartacce e cicche fuori dal finestrino della macchina, siete primitivi e dovreste andare a vedere una discarica da vicino. Sono lontane le discariche, dai vostri occhi, e non è un caso. Scarichiamo gli avanzi, INEVITABILI, dalla raccolta differenziata e dal riciclo, a centinaia di chilometri da casa nostra con camion puzzolenti che percorrono strade spesso bellissime per scaricare la rumenta nostra più lontano possibile e non importa che sia tra le colline toscane o anche a mille metri come al Pago di Firenzuola. Quale mente geniale pensò di fare una discarica al Pago? Un luogo bellissimo! Proprio di fronte alle pale eoliche di Carpinaccio!
La politica ha cessato da tempo di guidare gli elettori e si fa guidare dalla pancia, da chi, poi, spera di ricevere consenso. Pertanto le discariche devono stare nascoste, anche a mille metri, ma lontano dagli occhi e dal cuore del benpensante, magari anche “ambientalista”, vegana, che usa le borracce di alluminio, compra tutti i cibi sfusi, senza confezioni, va in bicicletta e via via discorrendo…
Si parla di “economia circolare” ma per la minoranza rumorosa degli “ambientalisti” l’aggettivo circolare non significa a forma di cerchio, bensì di ruota BUCATA. Infatti un cerchio vero è chiuso mentre la “circolare” dei “guru” di “Rifiuti Zero” e dei loro adepti fedelissimi, va intesa come bucata. Manca infatti la destinazione della percentuale non riciclabile. Che frana fuori dal cerchio, bucato.
“Loro” fanno orecchie da mercante, ma sanno benissimo che questa percentuale, che nella migliore delle ipotesi è del 15%, finisce in discarica. Pertanto l’economia circolare non è circolare, ma bucata. Ovviamente tutto l’argomento viene affrontato con l’uso di notizie deformate o false, antesignani, da decenni, delle attuali FAKE NEWS e anche del complottismo.
Ci sono minoranze anche da noi che pensano di essere vittime di complotti e accusano chiunque ricopra un incarico pubblico di essere corrotto e venduto. Vivono nella certezza di essere circondati da criminali speculatori che vogliono avvelenare il popolo. Un incubo. Uno dei leader di questo “Qanon de’ poeri” è arrivato a accusare un sindaco di avere venduto anche tutta la città assieme a sé stesso e a tutto il consiglio comunale. Avvistosi minacciato di querela con costi astronomici, ha poi chiesto scusa e poi è stato perdonato.
Figuriamoci in ambito rifiuti… Mentre bruciavano le terre dei fuochi sparse non solo in Campania e le discariche illegali divenivano fonte di colossali guadagni per le mafie, questi “ambientalisti” si battevano per impedire la costruzione dei termovalorizzatori, cioè, inceneritori con recupero di energia che potevano fermare centinaia di camion e dismettere migliaia di caldaie e chiudere DAVVERO il cerchio dell’economia circolare. Ma lo stigma contro questi impianti è divenuto una leggenda diffusa.
Oggi si va a protestare contro l’ampliamento delle discariche e per la chiusura degli inceneritori, sapendo ben poco della verità su quale sia la situazione rifiuti, eccetto per l’aumento della TARI, inevitabile e prevedibile e ovviamente contestato come se fosse anormale. Negli anni 80 fu chiuso un impianto a San Donnino ma nessun politico disse che al posto di quell’impianto sarebbe cresciuta una bella collina di rifiuti proprio all’entrata nord della città di Firenze, a dare il benvenuto, con fetori terribili per decenni… Magari averlo saputo poteva spingere a ammodernare l’impianto anziché chiuderlo. La leggenda immaginifica parla di migliaia di morti, vittime dei fumi a San Donnino… Le prove dicevano altro ma non le leggemmo. Eravamo invasati. Come oggi, e non vediamo che i rifiuti non sono destinati a diminuire a breve e, tanto per fare un esempio, con la pandemia aumenta l’uso di plastiche monouso in modo esponenziale.
Al grido di “Rifiuti ZERO!” arriveranno “ambientalisti” da ogni dove per immaginare un mondo senza rifiuti senza immaginare come arrivarci.
Come si dice: “Tra il dire e il fare c’è il mare” (di rifiuti).
Se il PAGO chiuderà li porteranno altrove senza che lo si sappia. Come del resto fanno da tanti anni. A Pecciolì per esempio, sono felici di avere una grande discarica. Li paghiamo bene e vivono bene.
Quiz finale: Secondo voi inquina di più un comignolo iper tecnologico garantito, di un impianto che poi produce calore per case e aziende, oppure diecimila camion che portano via, ogni anno, i rifiuti da Firenze e dintorni?
Joker
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 Giugno 2021





7 commenti
Credo che sia da anni che non leggevo un articolo come questo. A parte qualche accenno appena sopra le righe, il testo è del tutto condivisibile. Le discariche infatti sono indispensabili per chiudere il cerchio non per un destino malvagio o per la cattiveria di qualche amministratore, ma perchè esiste la termodinamica e le sue leggi: non esiste nessuna trasformazione energetica a costo zero, cioè con rendimento del 100%. Ogni trasformazione è accompagnata da perdita di energia sotto forma di calore. Il sistema Terra si mantiene perchè c’è un continuo rifornimento energetico dall’esterno, dal Sole. Senza questo rifornimento, la Terra smetterebbe di funzionare da subito. come sempre, occorrerebbe evitare gli slogan per riflettere seriamente sulle cose. A proposito, chi è Joker?
Caro Signor Joker, ma Lei lo sa che a mettere in piazza la pura verità non siamo ben visti e difficilmente si fa carriera??
Se ne è conscio mi creda, Lei è semplicemente ammirevole.
Comunque Le consiglio di mandare il suo articolo, di cui condivido parola per parola, ai vari comitati e comitatini di mamme, di babbi, di “ambientalisti” dell’ultim’ora o di comodo, di Italie Nostre varie che insorgono per la pagliuzza, ma chiudono entrambi gli occhi sulle travi che stanno crollando ecc. ecc.
Gradirei anche che venisse inviato anche ai vari partiti politici di ogni colore o tendenza, considerato che sono sempre in prima linea (a turno e a seconda della quantità di voti che si possono raggranellare) in appoggio a tutti e tutto ciò che è “contro” una qualsiasi soluzione intelligente e logica del problema citato.
Vediamo se prima o poi riusciamo a scardinare questo cancro della politica dell’immobilismo.
Finalmente ! vedo che in numero dei “realisti” comincia a crescere. All’articolo, che condivido pienamente, aggiungerei solo un accenno alle illusioni del “porta a porta”, che certo serve ad aumentare gli occupati di Alia (e quindi i costi per noi), ma ha ben poco effetto sulla quantità dei rifiuti prodotti e da smaltire (tutt’al più qualche artigiano che prima buttava i rifiuti della sua attività nel cassonetto ora li deve smaltire a sue spese, ma globalmente i rifiuti sempre quelli sono). In compenso il porta a porta moltiplica gli episodi di inciviltà e costringe a installare telecamere, che costano come acquisto, installazione, energia consumata e personale per la loro manutenzione e per visionare i filmati.
La legge dei numeri è dura, ma qualcuno deve pure nominarla! Onore a Joker, che senza paura scrive cose che ormai sappiamo in tanti ambientalisti: non funzionano le soluzioni pasticciate che cercano maldestramente di nascondere la spazzatura sotto il tappeto (leggasi discariche). I conti vengono presentati: diamoci da fare, e portiamo il ciclo dei rifiuti toscani al livello di quelli migliori d’Europa: compreso gli impianti che dai rifiuti recuperano energia.
Con Zero rifiuti o Rifiuti Zero (in inglese Zero Waste) si indica una strategia di gestione dei rifiuti che si propone di riprogettare la vita ciclica dei rifiuti considerati non come scarti ma risorse da riutilizzare come materie prime seconde, contrapponendosi alle pratiche che prevedono necessariamente processi di incenerimento o discarica, e tendendo ad annullare o diminuire sensibilmente la quantità di rifiuti da smaltire. Il processo si basa sul modello di riutilizzo delle risorse presente in natura. (Wikipedia)
Credo sia corretta una breve citazione per capire di cosa si sta parlando fuori di una vis polemica francamente fuori luogo. Il problema dei rifiuti non si risolve con gli slogan e neppure con gli impianti di incenerimento e l’economia circolare non è una fissazione da “ambientalisti” ma una necessità economica dettata dalla scarsità di alcune risorse minerarie, oltre che una scelta industriale corretta.
Cosa c’è di male nel mettere sul mercato prodotti composti da prodotti interamente riciclabili?
L’incenerimento in alcuni casi è ineliminabile, penso ai rifiuti ospedalieri e sanitari, ma pensare di farne il perno centrale del sistema di smaltimento dei rifiuti è sbagliato ( le emissioni di diossina non sono una invenzione ambientalista) e consuma più energia di quanto ne produca. I camion viaggiano per portare i rifiuti alle discariche come agli inceneritori in più da qui devono ripartire per portare il rifiuto tossico che rimane dall’incenerimento( circa il 25/30%)) a discariche per rifiuti speciali pericolosi. (L’impianto di incenerimento di Case Passerini è stato bocciato dal Tar e dal Consiglio di Stato non per motivi ambientali ma per clamorosi errori amministrativi e il non rispetto di accordi sottoscritti con i comuni della piana.)
Oggi in Italia si producono 30 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani e 138 milioni di tonnellate di rifiuti speciali ( di cui 129 milioni non pericolosi). Il nostro primo compito è quindi quello di produrre meno rifiuti limitando l’uso e getta e alcuni prodotti non recuperabili, favorire il riuso e il recupero di molti materiali che oggi finiscono in discarica, migliorare la differenziazione della raccolta per avere prodotti finali facilmente impiegabili sotto il profilo ambientale e industriale così da garantire uno sbocco di mercato certo e remunerato.
Questo richiede una dotazione impiantistica diffusa sul territorio vicina ai soggetti capaci di riutilizzare il risultato di questi processi. Da luglio l’Unione Europea vieta l’uso di alcune plastiche monouso anche cosiddette “green” perché non sempre verde è biodegradabile, “nel calderone – scrive la Gabanelli sul Corriere della Sera del 21 giugno – sono entrati anche il polietilene e il pet che derivano in tutto o in parte dal bioetanolo, prodotto per fermentazione di alcune specie vegetali, ma quasi sempre non si degradano per nulla” e rappresentano il 24% della produzione tradizionale “ ma definire “bio” è green business ingannevole, scrive il CNR nella sua relazione al Senato, perché induce il consumatore a pensare che si degradino e quindi ad essere meno attento”. Cosa diversa quando c’è scritto biodegradabile e compostabile, ma anche in questo caso i tempi sono determinati dalle condizioni ambientali ( in un impianto di compostaggio in 90 giorni ma in mare anche qualche anno).
Giocare sulla termodinamica per dire che non potrà esserci un recupero rifiuti al 100% è abbastanza scolastico(potrebbe essere utile rileggere Entropia di Rifkin del 1982) ma poco utile al fine della gestione di un problema serio come quello dei rifiuti diventato centrale non solo per i cittadini ma anche per il sistema produttivo .
«Qui entra il gioco la seconda fase, in cui quello che rimane sullo stomaco del sistema di gestione dei rifiuti deve essere studiato – sono parole di Rossano Ercolini intervistato da La Stampa -. Il sistema integrato di gestione dei rifiuti, che si scrive così ma si legge incenerimento, tende a far sparire ciò che Rifiuti Zero vuole rendere ben visibile, per analizzarlo e per avviare un nuovo design industriale che renda digeribile ciò che ad oggi non è riciclabile né compostabile. Non dimentichiamoci che nei prossimi venticinque anni in Europa il fabbisogno di materie prime-seconde aumenterà del 75%. Il rischio è che l’industria manifatturiera europea dovrà acquistare queste materie altrove, divenendo meno competitiva e accentuando ancora di più i processi di delocalizzazione. Se vogliamo essere competitivi, queste materie dobbiamo estrarle dal cassonetto e promuovere produzioni pulite che riducano al minimo gli sprechi di materia e di energia».
Dobbiamo ridurre la nostra impronta sul pianeta e le 4 R sono ancora la risposta più convincente: RIDUCI: è fondamentale ridurre la produzione di rifiuti all’origine.
RIUSA: ogni prodotto va utilizzato più volte possibile.
RICICLA: tutto ciò che proprio non serve più deve essere trasformato e non buttato.
RECUPERA: valorizzare ciò che per qualcuno è un rifiuto per ricavare altri oggetti utilizzabili. Nuove materie prime. Infine recuperare energia da quello che non si può riutilizzare.
Qui non si tratta di scelte ideologiche ma pratiche che riguardano il futuro del nostro ambiente e che hanno un costo di cui i cittadini e le imprese devono farsene carico.
Grazie Leonardo, la ruota potra anche essere un po’ bucata ma è fondamentale lavorare per ridurre il buco; è un approccio etico, ambientale e direi cristiano se qualcuno si ricorda di esserlo. Qua mi sembra che gli estremesti non sono gli ambientalisti, spesso divisi per frivolezze, ma piuttosto i cancerogeni professionisti che si divertono a giudicare l’altro e a gettar fango su chi se non altro ci prova a fare qualcosa per un ambiente migliore, per chi verrà.
Grazie
Il recupero riguarda anche l’energia contenuta nei rifiuti. Le chiacchiere di rifiuti zero hanno devastato mezza iItalia: basti pensare che Napoli e Roma hanno aderito ai protocolli di rifiuti zero, con l’ovvio intento di non realizzare impianti sul loro territorio, e ora esportano in tutta Italia e in mezza Europa la loro monnezza, con consti ambientali ed economici devastanti. Meglio zero sprechi (waste significa spreco, peraltro, non solo rifiuti).