MUGELLO – Fiammetta è una ragazza di Barberino, emigrata in America per pochi mesi per studiare in una di quelle università che i protagonisti di film e telefilm sognano fin da piccoli: Harvard. Un college della celeberrima “Ivy league”. Una splendida opportunità che però quest’epidemia le ha rovinato. È, infatti, costretta a rientrare in Italia con un mese di anticipo. E ci racconta la sua storia dalla sala di aspetto dell’aeroporto di Boston.
La fuga. Non da Alcatraz, ma da Boston ed il caso vuole che mentre nel bellissimo cult del 1979 Clint Eastwood stava evadendo da una prigione, io sto cercando disperatamente di entrarci. Buffo.
Mi trovo seduta in una poltrona di simil pelle nera al Gate 10 del Boston Logan Airport. Non so neanche se e quando potrò rientrare in Italia e non so neanche se questa è stata la scelta più furba in questo momento, ma ho capito in un minuto stamattina che non c’era più tempo. Quindi ho preso una decisione e mentre sono qui ad aspettare che si apra l’imbarco di un volo che per ora appare deserto in un aeroporto ancora più deserto, non posso fare a meno di pensare ai casi della vita che mi hanno condotto fin qui, alle scelte passate e a quelle future che mi aspettano.
Era un freddissimo giorno di Gennaio quello che mi ha visto arrivare a Boston, per un’esperienza studio di tre mesi alla business school di Harvard. Università stratosferica, tutto quello che ci aspetta da una delle migliori del mondo. Non mi è neanche mancato il cibo italiano tanto era buono quello servito nella “mensa”, quella che loro chiamano ‘food court’ e che assomiglia molto di più alla lobby del Four Season che ad una vera mensa: soffitto altissimo, finestroni con tendaggi color ‘oro e lampadari Hogwartsiani (passatemi il termine anche se non siete fan di Harry Potter). Ogni giorno non vedevo davvero l’ora di alzarmi alle 6 di mattina e andare a studiare al mio solito posto in fondo alla East End della Baker Library (altro posto da sogno). Un giorno è successo che avevo scordato l’adattatore a casa, ho chiesto se ne avevano uno ma non lo avevano e allora sono dovuta tornare indietro. La settimana dopo, l’addetta della biblioteca mi ha detto che ne avevano comprato uno e che non mi sarei dovuta più preoccupare. Inimmaginabile. Così come inimmaginabile è stata l’escalation di eventi che mi ha costretto ad anticipare di un mese il mio rientro.
Ero già qua, quando sono cominciate ad arrivare le notizie dei primi contagi a inizio febbraio. I miei erano già preoccupati, mi dicevano di evitare luoghi affollati e di comprare i detergenti. Io invece ero tranquilla perché sapevo che il virus non è molto aggressivo per le persone giovani e vivevo la mia vita in assoluta tranquillità, anche se con con qualche piccola accortezza in più, lavandomi spesso le mani ad esempio. Cercavo anzi di rassicurare la mia famiglia e le amiche che abitano a Milano dicendo loro di non preoccuparsi perché erano al sicuro.
Il conducente di Uber ha sgranato gli occhi quando gli ho detto che stavo andando in aeroporto per tornare in Italia e mi ha chiesto più volte come mai non fossi minimamente spaventata o preoccupata di andare nell’epicentro di tutto, del contagio, della malattia.
La verità, ma non ho voluto dirla al simpatico conducente per non gettarlo nel panico, è che adesso in Italia siamo più al sicuro che in ogni altro Paese. Sì, avete capito bene e i motivi sono essenzialmente due. Il primo è che abbiamo un governo che sta prendendo provvedimenti seri per la salute di tutti. Sono misure drastiche, altamente restrittive per la libertà di ciascuno di noi, ma sono necessarie per proteggere la fascia più debole della nostra popolazione, anziani e persone immunodepresse.
Oggi Trump ha twittato che l’influenza fa più morti. Vero in numeri, ma non in percentuale, quindi sta deliberatamente mentendo ai suoi cittadini, ma d’altronde lo ha sempre fatto dall’inizio. Inoltre, invece di agire subito avendo ben chiaro l’esempio dell’Europa, ha perso tempo prezioso e in questi giorni imperversa nelle news la polemica sui tamponi, a quanto pare ne hanno pochi. Senza contare che non tutti hanno la spesa del test coperta dall’assicurazione sanitaria. E qui arrivo al secondo motivo per cui l’Italia è più sicura, e cioè che abbiamo uno dei sistemi sanitari migliori del mondo…se non il migliore addirittura. I nostri medici sono eccezionali e le spese per i i trattamenti ospedalieri sono pagate dallo Stato. Certo, potreste dirmi che in realtà in Italia paghiamo un sacco di tasse e quindi è il minimo che ci sia un sistema sanitario nazionale. Ok, avete ragione…ma non è il minimo. Avere un sistema sanitario pubblico che cura tutti allo stesso modo, dai milionari ai senzatetto, non è qualcosa da dare per scontato. In America ci sono 27 milioni di persone senza alcuna copertura sanitaria, questo vuol dire che non possono curarsi e vengono solitamente assistiti da associazioni. In questo momento credo che queste persone, loro malgrado, siano una vera bomba biologica e non è chiaro se o quando esploderà.
Bottom line (come dicono in US): negli ultimi giorni cresceva la consapevolezza in me che le reali dimensioni del fenomeno qui non sono quelle di cui si parla. Mi auguro di avere torto, ma cosa succederebbe se invece avessi ragione e tra un mese si accorgono che hanno sottovalutato le stime? Per quanto mi dispiaccia lasciare questi luoghi e le persone che ho conosciuto prima del dovuto, non posso correre il rischio di rimanere bloccata qui (anch’io purtroppo sono una di quelle persone la cui assicurazione non copre le spese derivanti da epidemie o pandemie).
Quindi eccomi qui, in aeroporto, in attesa di partire per Francoforte e sperando che una volta lì ci sia un modo per rientrare in Italia, a casa. A tutti voi dico di stare tranquilli, siete in un Paese che vi garantisce le cure, perciò state a casa, seguite le indicazioni e sappiate in caso qualcosa vada storto, ci saranno molte persone che si prenderanno carico di voi e della vostra salute. Agli americani dico: mi auguro per voi che vinca Sanders e il suo Medicare for all. Perché vedete, non si tratta di socialismo o comunismo…ma semplice civiltà.
( Rubrica Dai Lettori – Fiammetta Menchetti)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 11 Marzo 2020






5 commenti
Non si poteva fare un quadro più chiaro ed onesto di questo. Brava Fiammetta
Che bella testimonianza! La riflessione è che i nostri giovani hanno risorse incredibili e dovremmo dare loro la possibilità di metterle a frutto nel nostro paese che ne ha tanto bisogno. Buon rientro Fiammetta (mi ricordo di te quando eri piccola).
Grazie Fiammetta per averci ricordato queste cose ovvie ma che non sempre teniamo presente. Mi dispiace che non hai potuto terminare la bella opportunità che avevi,vedrai ce ne saranno altre te le meriti! Un bacio a te e ai tuoi.Lorella
Brava Fiammetta, condivido pienamente tutte, dico tutte,le tue riflessioni. Giuliano
Leggo adesso i vostri commenti, che dire…grazie a tutti! 🙂