MUGELLO – Metti che l’ultima calda domenica di giugno un turista che alloggia con la famiglia in Mugello volesse varcare i confini della bella valle già esplorata per andare che so, non ad immergersi nel caldo ancora più afoso di Firenze, ma verso gli ameni percorsi intorno al passo delle Croci di Calenzano.
Metti che prenda la sua auto a noleggio di buon mattino, trascorra insieme ai suoi cari una bellissima giornata all’aria aperta nei pressi dell’ecomuseo della Resistenza di Valibona, dopo essere salito per il sentiero della pace, e poi ridiscenda al parcheggio a tarda sera ma con il sole ancora alto, per rimettersi in moto verso la destinazione di partenza.
Quale sorpresa può mai attenderlo? Un lupo, o un cinghiale le ipotesi più probabili lungo una qualsiasi stradella di campagna, ma sulla provinciale che collega Le Croci al Mugello, molto trafficata nelle domeniche estive, cosa lo attenderà?
Ebbene, semplicemente file interminabili di automezzi fermi davanti a due semafori sistemati in aree cantierate, e più precisamente uno appena passata la bottega del Cornocchio, e l’altro sul viadotto del Lago di Bilancino.
La prima coda iniziava proprio uscendo dall’area sosta delle Croci, prendendo la direzione di Borgo San Lorenzo. “Ci sarà qualche incidente” pensò l’escursionista sulle prime, perché al mattino, all’andata, aveva sì notato il semaforo, ma era decisamente troppo lontano per essere la causa di un tale ingorgo. In attesa di scoprirne il motivo, l’allegra comitiva si dilettava nei racconti delle emozioni appena vissute sui freschi sentieri odorosi, iniziando però,dopo il primo quarto d’ora, a rimpiangerne l’ombreggiatura, visto che nel tratto di strada sul quale stavano lentamente avanzando il sole arroventava gli interni dei poveri automezzi incolonnati. Ma quando siamo in vacanza siamo anche ben disposti, e di solito si è anche aperti a sopportare qualche fuori programma non proprio positivo, e poi non vale la pena farsi il sangue amaro per così poco.
Trascorso un altro quarto d’ora, si trovavano appena passato il curvone dopo il passo, e le riserve idriche erano sempre più scarse, così come gli argomenti. In effetti l’entusiasmo stava venendo meno, e anche le forze. Erano tutti in un bagno di sudore, e quella lenta avanzata somigliava sempre più a una via crucis. Peccato che non fosse stata Pasqua, almeno un senso ci sarebbe stato…
Dopo almeno tre quarti d’ora dall’inizio del viaggio (il tempo più lungo mai occorso per percorrere in auto il tratto Passo delle Croci-Bottega del Cornocchio, ma loro non potevano saperlo) ecco apparire all’orizzonte un disco luminoso rosseggiante: era il freno di qualche macchina? Ancora si trattava di un miraggio? No, era finalmente il sospirato semaforo. Lo stavano superando che erano vicini ad un’ora dalla partenza, ma con grande sollievo imboccarono il tratto che li separava dalla loro dimora di villeggiatura. Che esperienza singolare, e poi per cosa, non si erano neanche resi conto di quali lavori si trattasse, solo una buchetta nelle vicinanze del semaforo sembrava aver bloccato il traffico per ore e sottratto del tempo prezioso – ancor più di domenica – a tante persone. Boh, chissà come funzionavano queste cose qui in Toscana; da loro non sarebbe mai stato possibile; se c’erano dei lavori modesti dovevano esser finiti prima del fine settimana, soprattutto se una strada come quella che avevano percorso era presa d’assalto proprio in quei giorni di vacanza dal lavoro.
Ma non era finita qui. Appena superato il ponte sul torrente Cornocchio, con una manovra repentina il nostro conducente sterzò improvvisamente verso la variante lungolago. ‘Come mai – chiesero gli altri passeggeri – non facevamo prima a passare dal viadotto’? La strada che costeggia il lago è sì più lunga, ma menomale che l’autista ebbe questa geniale intuizione, altrimenti si sarebbero trovati a fare i conti con un altro semaforo, posizionato proprio sul viadotto, e a dover affrontare un’altra interminabile colonna di automezzi. E questa volta per una buchetta ancor più striminzita della prima, che con una gettatina di asfalto si sarebbe riempita in un minuto. Ma forse qui in Toscana ci sono regolamenti diversi, e poi ci sta che non abbiano concesso i dovuto permessi.. Eh sì, sempre colpa della burocrazia….
Non siamo qui a sindacare sulla regolarità dei cantieri, che saranno sicuramente conformi e giustificati, ma l’impressione era, e non si tratta di un caso isolato, che la carenza fosse piuttosto nella fase di pianificazione. Ci sono strade in Italia dove già oltre trent’anni fa si lavorava di notte per minimizzare i disagi dei viaggiatori nei periodi di punta….
Metti, allora, che quei poveri turisti, esausti e resi irritabili dal fatto di aver dovuto buttare così quell’ora e passa, oltre ad ulteriori possibili sessanta minuti se non avessero messo in moto il cervello, giurassero in cuor loro che quella visita in Mugello fosse per loro sufficiente per un bel po’, concludendo la corsa con una considerazione, tipo: ‘Ca…, ma dove siamo, nel terzo mondo? Questo posto, dopotutto, non è proprio un’oasi felice…’.
Nulla di male, cose che capitano, non c’è di mezzo la salute, magari però, quando si parla di lanciare turisticamente il territorio, ecc. ecc., teniamo conto anche di questi non piccoli particolari.
Elisabetta Boni
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 Luglio 2020




1 commento
Sui Cantieri e la viabilità in mugello ci sarebbe da dire molto, chi autorizza i lavori e la segnaletica conseguente manca di razionalità .Come le nuove rotonde realizzate ultimamente , sono delle gimcane e non semplificano il traffico ma,lo rallentano oltre ogni limite .
Lorenzone della Gratella .