BORGO SAN LORENZO – Chiude un’altra edicola a Borgo San Lorenzo, l’edicola Giannelli di via Leonardo da Vinci. E Pucci Cipriani dipana il filo dei ricordi, quando i giornali cartacei erano letti da tanti.
“L’ha detto i’Cambi”, mi raccontava il mio babbo, era un modo di dire derivante dal fatto che un tempo quasi nessuno leggeva i giornali ma, evidentemente, c’era questo sig. Cambi che il giornale lo leggeva davvero (forse gli arrivava per posta…allora le poste funzionavano) e conosceva, anticipatamente,tutte le notizie che i borghigiani avrebbero appreso molto dopo. E allora quando qualcuno parlava di un “incidente accaduto a Figline” o, addirittura di un nuovo decreto regio, di cui nessuno sapeva nulla, si domandava “Ma chi l’ha detto?” e quello rispondeva “L’ha detto i’Cambi”. E allora la notizia aveva il sigillo della autenticità e del prestigio. Un’autenticità e un prestigio che andavano anche al giornale. E nel mio “Mondo di cento case” (dal titolo di un aureo libretto dello scrittore e amico Amilcare Giovannini) a poco, a poco,i giornali cominciarono a diffondersi, venduti in alcune cartolerie e distribuiti in tutto il Mugello dalla famiglia Mattioli…
Era importante il quotidiano e in ciascuna famiglia diventava uno strumento di informazione, ma anche di “avanzamento sociale” e, in alcuni casi, un punto di riferimento e uno strumento di battaglia politica: chi non ricorda le corali feste dell’Unità (l’organo ufficiale del PCI) durante il mese di luglio che erano una grande attrazione per tutti. Noi ragazzi andavamo al “Villaggio dell’Unità” a spirare, davanti al banco della Pasqualina, attratti dall’odore delizioso dei bomboloni fritti, l’operaio ripiegava diligentemente il giornale e se lo ficcava in tasca in modo che si vedesse la testata, per leggersi poi gli avvenimenti politici commentati dai dirigenti di quel partito…e poi “L’Avanti” che era l’organo dei socialisti e “Avvenire”, quotidiano vicino alla DC (un tempo “Partito popolare”) che i “Pipisti” (così venivano chiamati i democristiani) acquistavano oppure andavano a leggerselo al “Vaticano”, da Toppero.
Ma il quotidiano più venduto (e più informato) era “La Nazione” che aveva un’abbondante cronaca locale con eccezionali Direttori e collaboratori: Alfio Russo, Alberto Pasolini Zanelli, Enrico Mattei, Giorgio Batini,Alberto Giovannini, Oriana Fallaci, Indro Montanelli…
In casa mia “La Nazione” entrava ogni giorno insieme al babbo e veniva letta da tutti, ad eccezione della nonna, intenta alla sua “Filotea” e alle novene scritte in quel libro nero dai caratteri grandi che, insieme alla corona del Rosario, mai abbandonava.
Ma c’era chi, come il sottoscritto, i giornali non li acquistava a Borgo nei tre storici punti vendita:Mattioli, Tito e Celestino, ma direttamente a Firenze, perché a Borgo non arrivavano (o, forse, non venivano richiesti per il solito conformismo): e allora acquistavo, come quotidiano “Il Secolo d’Italia” diretto da Franz e Luigi Turchi e, poi, da Nino Tripodi (conservo e consulto spesso una sua stupenda antologia sui poeti crepuscolari), quindi “Il Meridiano d’Italia” diretto da Franco Servello e “Il Borghese” diretto da Mario Tedeschi…purtroppo il “Candido” del mio Giovannino Guareschi fu chiuso dall’imgrato Rizzoli per non inimicarsi il potere, dopo che Guareschi lo aveva reso famoso con i primi tre film don Camillo…il destino volle che della nuova edizione di “Candido”, diretta da Giorgio Pisanò, divenissi editorialista e vaticanista e da lì fui iscritto all’albo dei giornealisti pubblicisti.

Ho parlato dei giornalai storici del mio paese (Tito, Mattioli e Celestino)ma poi ci sono stati, e ci son tuttavia, i “giornalai” della nuova generazione…nuova per modo di dire. infatti Stefano Giannelli – la sua famiglia proviene dalla frazione di Rabatta da dove proveniva, e aveva ancora i parenti, i Latini, la mia nonna paterna – aprì la sua edicola o chiosco (non più cartoleria dove si vendevano, insieme alle penne a sfera e ai quaderni anche giornali e riviste) da vero giornalaio, nel 1976…
“Tempus fugit” son passati quasi cinquant’anni da quando la mamma mi dette lo “storico” annuncio: “Guarda che in via Leonardo da Vinci hanno aperto una nuova edicola di giornali, comoda per te, che la mattina alle 6,30 prendi il treno a Rimorelli e così, passandoci davanti, potrai acquistare anche i giornali…” Già, l’edicola aperta dal nipote di Vito, quel Vito che io ben conoscevo,e figlio di Orfeo, che io non conoscevo, ma che presto avrei conosciuto. Sì, i primi giorni Vito ed Orfeo, inesperti, aiutavano Stefano, inesperto ancora, a impratichirsi nella vendita dei giornali e dei settimanali…e Stefano imparò presto facendosi i suoi primi clienti: il giornalaio è (era)un po’ come il “Salone” del parrucchiere nei vicoli della Duchesca,a Napoli, quando non si andava solo a farsi i capelli ma a fare “quattro chiacchiere”, durante la giornata…come dai bottegai di una volta, prima che fossimo sommersi dalla grande distribuzione e dagli immensi capannoni senz’anima. Ogni mattina, anche per pochi minuti o per qualche secondo, con il giornalaio si scambiano quattro parole, sugli ultimi avvenimenti, specie quelli locali, riportati sulle “Gazzette”…gli sportivi prendevano il “Corriere dello Sport” o la Gazzetta e leggendo il titolo iniziavono subito “questionare”, a brontolare, a inveire per difendere la loro squadra del cuore…anche lo sport delle squadre locali era un’attrattiva, specie da quando tanti anni fa nacquero due giornali locali : il Galletto, il cui fondatore,che aveva diretto il settimanale per tanti anni con signorilità e imparzialità, è scomparso,alcuni mesi fa, tra il cordoglio di tutti, per un tragico incidente e, poco dopo, nacque a Borgo anche “Il Filo”,fondato da Paolo Guidotti: giornali seguitissimi nel Mugello ma anche questi “in declino” per l’inesorabile ascesa del computer e del “telefonino”, i nuovi media che,a poco a poco, stanno definitivamente sostituendo la carta stampata.Due mestieri stanno scomparendo : il giornalista e il giornalaio: finite le “grandi firme”, finite le vendite di migliaia di giornali e gli scoop di una volta. Ora il giornalista è diventato un semplice cronista (non esistono più neanche i “grandi fotografi”) che svolge il suo “compitino” con il pc, raccontando il fatto, documentando il tutto con il suo telefonino; anche il mestiere del giornalaio sta per finire: le edicole in cui, un tempo, si affiggevano le “civette”sono ormai diventate un bazar in cui si vendono giocattoli per i bambini, si pagano le fatture dell’enel, del gas e del telefono, si gioca all’enalotto, si paga il servizio della differenziata ad Alia…
Di questo tante volte parlavo con Stefano che resisteva in quella trincea e mi dava cifre da brivido quando gli domandavo dell’andazzo delle vendite dei giornali…che diminuivano (e diminuiscono)annualmente, mensilmente, giornalmente. Negli ultimi anni, da quando nel 2019 ebbi i primi problemi di salute, non andavo più la mattina, prestissimo, ad acquistare il giornale, perché il giornale, specie quando c’è la tua firma, hai desiderio di leggerlo subito e, dopo averlo sfogliato, correre a casa o in un angolino del tuo bar a leggerlo e a rileggerlo.
Ho resistito ad Amazon, per solidarietà con Stefano, e i libri – io sono uno degli ultimi “consumatori” , un lettore di nicchia – li ordinavo da lui che, sempre, premurosamente, me li portava a casa. Ultimamente, quando ha visto che per me era un problema arrivare da lui, ogni mattina, per un anno, mi ha consegnato, alle 6,30, il mio quotidiano preferito, portandomelo a casa. Tutto finisce: anche quelle pause dal giornalaio…rimangono i ricordi di quando per diverse mattine, recandomi al treno mi fermavo all’edicola.Anni fa,ietro il banco c’erano Stefano e Nedo, (una delle “memorie storiche” di Borgo), mi misi d’accordo con Gianfranco Viliani, che alla stessa ora si recava a prendere l’autobus per Firenze, e mi feci telefonare quando entrai a prendere il giornale (avevo inserito come suoneria il chicchirichì del gallo)…e questo anche il giorno dopo, tanto che Nedo esclamò : “Oh! Sembra impossibile ma tutte le mattine, a quest’ora, il gallo di Romeo inizia a cantare”
Sono solo ricordi, piacevoli ricordi di un mondo che se ne va.
Stasera sono andato da Stefano, per l’ultima volta, a prendere il libro che avevo ordinato, quello di amico, il professor Franco Cardini: ” La deriva dell’Occidente”.
Domattina, alle 13, Stefano Giannelli abbasserà il bandone. Per sempre. E così se ne va anche un pezzo della nostra cittadina, un pezzo della nostra Italia. E non il peggiore.
Rubrica: Dai Lettori – Pucci Cipriani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 luglio 2025

