
SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Binu Francis Joseph Pandaraparambil, viceparroco di Scarperia.
Ogni volta che leggo il racconto del buon samaritano, mi sorprende profondamente la sua ultima azione e le ultime parole rivolte all’albergatore:
Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: ‘Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno
Qui vediamo il samaritano che non solo anticipa una somma per la cura dell’uomo ferito, ma si impegna anche a coprire ogni ulteriore spesa futura. Questo gesto ci rivela un amore che non si ferma a metà, ma accompagna fino alla fine.
Per riflettere più a fondo, immaginiamo due episodi alternativi, come se altri personaggi avessero agito in modo simile ma incompleto.
Primo episodio: Il sacerdote che aiuta (ma non abbastanza)
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che lo derubarono, lo percossero a sangue e lo lasciarono mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella stessa strada. Vide l’uomo, gli si fece vicino, gli fasciò le ferite versandovi olio e vino… ma poi lo lasciò lì, sul ciglio della strada, e se ne andò.
La notte arrivò. Il freddo era troppo forte per l’uomo ferito, che non riuscì a sopravvivere.
Il sacerdote aveva cominciato un’opera d’amore, ma non l’ha portata a compimento.
Secondo episodio: Il levita che aiuta (ma solo a metà)
Anche un levita passò per quella strada. Vide l’uomo, lo soccorse, lo curò, lo caricò sulla sua cavalcatura e lo portò in un albergo. Ma poi lo lasciò lì senza ulteriori indicazioni o garanzie, e se ne andò.
L’albergatore lo curò, ma quando si rese conto che l’uomo non poteva pagare il trattamento, lo costrinse a lavorare per lui per tutta la vita.
Anche in questo caso, un amore iniziato, ma non portato fino alla vera liberazione.
In questi due episodi vediamo azioni d’amore, ma un amore incompleto, non pienamente salvifico, perché non accompagna fino alla fine.
Continuiamo ad approfondire , ascoltando un’alra storia.
Al tramonto, un pastore tornava a casa insieme alla sua pecora.
All’inizio del cammino, camminava accanto a lei, indicandole tutti i pericoli lungo la strada e parlandole con attenzione.
Dopo pochi minuti, però, il pastore cominciò a camminare davanti alla pecora, pensando che lei lo avrebbe seguito.
Quando arrivò a casa, si voltò… ma la pecora non c’era.
Guardando in lontananza, vide un altro pastore, il suo amico, che stava arrivando con la propria pecora.
Quando gli fu vicino, il pastore gli disse:
«Amico mio, stavo tornando a casa con la mia pecora, ma ora non la vedo più.
Penso che si sia smarrita.
Invece la tua pecora è qui con te! Che cosa hai fatto di diverso da me?»
L’altro pastore rispose con un sorriso:
«Io cammino sempre con la mia pecora.
Non davanti, né dietro… ma accanto a lei, fino a quando arriviamo insieme a casa.»
Anche nella nostra vita spesso compiamo gesti di amore: aiutiamo, serviamo, diamo qualcosa di noi. Ma siamo disposti ad accompagnare le persone fino alla fine, fino alla loro salvezza, alla loro vera liberazione?
Cos’è l’amore perfetto?
L’amore perfetto è la disponibilità del cuore ad accompagnare l’altro fino alla sua salvezza.
Questo amore non si stanca, non abbandona, non si ferma davanti al costo o alla fatica.
E chi è l’esempio perfetto di questo amore? La risposta è: Dio.
- • Dio ha creato l’umanità a sua immagine.
- • Non ha voluto lasciarci soli nel peccato: ha mandato suo Figlio.
- • Ci ha amati fino in fondo: Gesù è morto per noi.
- • Non ci ha lasciati nemmeno dopo la morte e risurrezione: è rimasto con noi nel Pane eucaristico, piccolo, umile, vicino.
Dio è l’amore che accompagna fino alla fine, fino alla nostra salvezza definitiva.
Domanda finale per tutti noi:
Il nostro amore è solo temporaneo? Oppure è un amore che accompagna fino alla fine?
Don Binu Francis Joseph Pandaraparambil
viceparroco di Scarperia
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 luglio 2025

