MUGELLO. Il sindaco di Firenze e della Città Metropolitana, Dario Nardella, in visita nel Mugello, ha confermata la concessione di tre milioni di euro per due progetti sul territorio. Soldi promessi da tempo, necessari. Di certo un dato di fatto che risolverà almeno una delle annose problematiche mugellane. Sul resto, invece, in specie per la liturgia espressa in questo rito, improntato più sulla promozione della visibilità personale che per la sostanza, emerge la solita superficialità, con frasi fatte di circostanza.
Palazzo comunale di Borgo San Lorenzo, per un giorno, di nuovo ombelico del Mugello. Il sindaco Paolo Omoboni nelle vesti di gran cerimoniere. Del resto era il suo ruolo di ospitante. E, anche, si destreggia proprio come Nardella, seppure in contesti diversi, nello stesso esercizio di un doppio incarico istituzionale. Lui, sindaco e presidente dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello. L’altro, più noto, voce radiofonica e volto televisivo, sindaco di Firenze e altrettanto sindaco della Città Metropolitana, la ex Provincia. Doppisti.
L’evento, dedicato al Mugello, ha sancita l’ufficialità della concessione di tre milioni di euro proprio per due progetti sul nostro territorio. Gran parte serviranno per la costruzione delle nuove aule scolastiche dell’istituto Chino Chini a Borgo San Lorenzo. La rimanenza per la conservazione del centro storico di Crespino del Lamone, Marradi. Molto bene, caso raro. Quando i fatti sopraffanno le parole è giusto amplificarne il senso. Soprattutto per quanto riguarda la situazione del Chino Chini, definita da tempo immemorabile provvisoria, ormai divenuta insopportabile e anacronistica. Aule ricavate nei container, mausoleo all’inefficienza di una politica che per anni ha rimpallate responsabilità e competenze, appellandosi alla mancanza di risorse economiche adeguate. Era l’ora di voltare pagina, una brutta pagina.
E fin qui niente da obiettare, diciamo era la parte tangibile dell’evento, quella corroborata dai dati, dai numeri. Poi, si capisce, davanti ai microfoni, ed alle telecamere, anche senza truccatrici al seguito, la vena artistica e creativa della politica è difficile da trattenere. E, allora, ecco che il doppio sindaco Nardella snocciola una declamazione, a tutto tondo, sciorinando un’ode al Mugello. Poetico, visionario, senza però impegnarsi nella rima baciata. Terzine o quartine, che siano, dettate dalla superficialità, attribuendo, si fa per dire, al Mugello la funzione di “cerniera” fra Firenze e Bologna. Cosa vuol dire? Cosa si potrà mai racchiudere dietro l’ermetismo di questa definizione? Mugello, una cerniera.
Sono seguite altre improvvide citazioni. Su tutte quella della fiction sui Medici. Certo non della loro storia, tutt’altra cosa rispetto alla narrazione nella serie televisiva. Ha usate queste parole: “un grande successo che ha messo al centro le radici, le origini della famiglia medicea”. Già, peccato che in nessuna delle otto puntate di quello sceneggiato, mai è stato nominato il Mugello. Tantomeno sono state fatte riprese ai monumenti medicei del territorio (Cafaggiolo, Trebbio e Bosco ai Frati), preferendo a questi altri luoghi che con i Medici niente hanno avuto a che vedere. Disinformato.
In tutto questo, per dovizia di cronaca, riconosciamogli però di averne azzeccata una, “il Mugello uno dei paesaggi più belli e invidiabili d’Italia”. Non ha sbagliato. Infine, non potevano mancare le rituali promesse espresse in politichese d’antan, sullo sviluppo della linea ferroviaria Faentina, sulla valorizzazione del lago di Bilancino, sul progetto di Cafaggiolo. Come sempre, parole scritte sulla sabbia, dettate al vento. Niente di concreto. Sicché ripartiamo dalla “cerniera”. Illusionista.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 16 febbraio 2017




